29 aprile 2010

Gelosia, l’altra faccia dell’amore


Ultimamente, oltre ai romanzi e a libri di cani, sto leggendo libri di psicologia, o almeno quando l'ho comprato credevo di leggerne uno. Si tratta del libro Gelosia di La gelosia nasce con la storia dell'umanità. Il maschio ha sempre considerato il corpo della donna come sua proprietà per tutelarsi dal rischio di dover allevare figli illegittimi, e la donna ha sempre sopportato la gelosia del maschio, perché ciò significava sicurezza, e cibo per lei e la sua prole. Quindi una gelosia necessaria alla sopravvivenza.Willy Pasini, autorevole professore di psichiatria e psicologia medica all'Università di Ginevra, noto per le partecipazioni al Maurizio Costanzo Show. Il libro è ben scritto, non c'è che dire, la lettura è scorrevole, soltanto che più che analizzare i problemi psicologici della gelosia e descriverne le cause e le terapie, traccia per la maggior parte la storia dei casi che ha avuto e delle coppie che ha seguito, raccontandone i particolari e anche scene di film famosi e classici della letteratura. Per un certo senso questa cosa potrebbe essere interessante. Ma io credevo di comprare un libro di psicologia e non un libro di lettura per tutti.

Ve bene, qualcosa mi ha insegnato però, ricostruiamo lo schema del libro molto sinteticamente.

Prima di tutto, bisogna dire che non esiste amore senza gelosia. Se si ama davvero una persona è normalissimo provare un po' di gelosia, ma Pasini parla di gelosia afrodisiaca, cioè quella buona che fa bene alla coppia, e non di gelosia patologica e possessiva. Chi non è mai geloso, insomma, nemmeno di fronte ad un'ambiguità del compagno e della compagna, non ama.


Origini biologiche e culturali della gelosia

La gelosia nasce nel bambino ed è legata a due fasi dello sviluppo psicosessuale: la prima infanzia e il complesso di Epido, verso i 4-6 anni.
La prima infanzia. È la gelosia dei bambini piccolissimi dovuta alla paura di essere abbandonati dalla madre. La mancanza di coccole e attenzioni durante il periodo infantile porterà ad essere gelosi durante l'età adulta. Gelosia vista come paura di essere abbandonati dal partner (sindrome di aggrappamento).
Il complesso di Epido. In questa fase, elaborata da Freud, il bambino si identifica con il genitore dello stesso sesso e sarò geloso di lui perché vuole per se il genitore dal sesso opposto. Questo spiega l'attaccamento delle bambine al padre e quello dei bambini alla madre.
Da degli studi di Donatella Marazziti, la causa della gelosia è l'alterazione del sistema serotoninergico. Somministrando la serotonina la gelosia scomparirebbe. Il Prozac è un antidepressivo che aumenta il livello di serotonina.


Peggio tradire con il cuore o con il sesso?

Dal risultato di una indagine, alla domanda: "Preferiresti che il tuo partner facesse l'amore con un'altra/o pensando a te o che facesse l'amore con te pensando ad un altro/a?", è risultato che, nel dover scegliere, le donne hanno optato per la prima opzione e gli uomini per la seconda. Gli uomini non vogliono assolutamente essere traditi fisicamente. Anche dagli studi di Peter Salovey risultano le stesse situazioni. Nel corso dell'esperimento da lui ideato veniva proiettato un film che rappresentava un innamoramento extraconiugale, mentre nel secondo film un uomo aveva una relazione puramente erotica. Il 62% delle donne del campione ha rivelato una maggiore reazione ai testi fisiologici durante il tradimento sentimentale, gli uomini durante quello puramente sessuale.


Gelosia al femminile

La gelosia delle donne riguarda solitamente l'aspetto fisico della ipotetica rivale. La donna gelosa tende a sminuire il corpo dell'altra agli occhi del partner facendo notare i suoi difetti fisici o magari qualche "ritocco" di chirurgia estetica. E questo è sempre per un motivo culturale e biologico: l'uomo è attratto dalla bellezza femminile e questo potrebbe essere un motivo di tradimento da parte del marito.


Come reagiscono le donne ad un tradimento da parte del marito?

  • Strategie passive. Il no dello struzzo. La donna tradita tende ad incolparsi per l'infedeltà del marito e fa finta di nulla tenendosi tutto dentro.

  • Strategie attive. La danza della rabbia. La donna tradita esplode di rabbia contro il traditore e la rivale.

  • La strategia della strega. La vendetta. La donna tradita , solitamente piena di autostima, che non sopporta il tradimento subito, si fa un amante per ripicca.

La gelosia attiva può sfociare in vera e propria violenza e in omicidi, allo stesso modo di quella maschile.


Come possono le donne possessive superare la gelosia?

  • Imparare a dire gelosia. Bisogna ammettere di essere gelose e parlarne, perché tenersi tutto dentro fa stare male e non risolve la situazione.

  • Superare la paura di essere sole. Crearsi degli hobby, impegnarsi con il lavoro, avere amici e avere i proprio spazi.

  • Sviluppare la propria parte seducente. Curarsi nell'aspetto, andare più dall'estetista e dal parrucchiere, comprarsi vestiti e biancheria intima sexy.


Gelosia al maschile
La gelosia degli uomini, differentemente da quella delle donne, che è puramente fisica, riguarda la situazione professionale del rivale. Gli uomini in realtà, temono un altro uomo, anche se più vecchio e più brutto, che sia professionalmente più abile di lui e economicamente più benestante. E anche questo dipende da un fattore culturale e biologico: la donna tende a trovarsi un uomo che faccia stare economicamente bene.


Perché le donne tradiscono?

Da uno studio risulta che almeno il 70% delle donne ha tradito per una volta il marito.
Tipologie di donne che tradiscono:

  1. Donne che non sono più innamorate ma che rimangono passivamente con il marito o magari per ragioni economiche.

  2. Donne che sono state tradite e che vogliono consolarsi vendicandosi.

  3. Donne-arcipelago che oltre ad un'isola principale (il marito) hanno bisogno di consolarsi con tanti atolli e isolotti: un uomo per interessi culturali, uno per sesso, ecc.

  4. Donne stabili ma ossessionate da una passione che le obbliga ad andare contro i loro principi morali.

  5. Donne il cui eros è stimolato dalla trasgressione.

  6. Donne ninfomani.


Tipi di gelosia


GELOSIA AFRODISIACA. È quella buona, quella che fa bene alla coppia. Consiste ad esempio nel pensare al proprio partner con un'altra, a pensare ai suoi lati positivi, per risvegliare il pensiero dell'inizio della storia d'amore e per far riscoprire la passione. Oppure basta uno stupido episodio, quale un complimento da parte di un estraneo, per risvegliare la gelosia afrodisiaca.


GELOSIA PATOLOGICA. È quella che mi fa più paura, perché è anche quella che può portare alla gelosia criminale e alla violenza. L'uomo (perché è in grandissima percentuale l'universo maschile che è affetto da gelosia patologica) si convince che la partner gli sia infedele, si costruisce veri e proprio castelli in aria, immagina situazioni di infedeltà della partner, vede sguardi che non ci sono, e non serve il dialogo perché il geloso patologico non ascolta la ragione ma solo le sue convinzioni. Terribile! Così rende la vita impossibile alla partner, accusandola di infedeltà. La costringe a non uscire senza di lui, a non indossare gonne a non truccarsi, ecc. È un tipo di gelosia che rende la vita impossibile alla vittima ma che fa vivere male anche l'uomo.


Ecco cosa accentua la gelosia paranoica:

  1. Alcol.

  2. Demenza senile.

  3. Nevrosi ossessiva.

  4. Lotta di potere nella coppia per motivi lavorativi.


GELOSIA CRIMINALE. Non ha bisogno di spiegazioni, se ne sente parlare fino troppo al TG, si tratta quasi sempre di violenze e omicidi da parte di uomini che vengono lasciati dalle mogli, il più delle volte di uomini violenti lasciati appunto per questo motivo, e l'uomo, vedendo la donna come sua proprietà, visto che oggi c'è parità di diritti, e rivendica un suo diritto e si fa giustizia da solo.



GELOSIE NON SENTIMENTALI. Sono gelosie che stanno al di fuori del rapporto di coppia. Si pensi alla gelosia per la suocera, altra donna nella vita di lui, o alla gelosia della suocera per la nuora, o semplicemente amicizie sul lavoro e rivalità tra colleghi o gelosia per la propria automobile.


Differenza tra gelosia e invidia

Differenza principale è che il geloso teme di perdere ciò che possiede, l'invidioso si tormenta nel vedere che un altro possiede quello che lui desidera e non ha.
Caratteristiche in comune:

  1. Sia la gelosia sia l'invidia sono legate all'autostima, una scarsa fiducia in se stessi è infatti all'origine di molti sentimenti negativi, come appunto l'invidia, la gelosia e la depressione.

  2. Sia la gelosia sia l'invidia provocano emozioni sgradevoli,per esempio rabbia, rancore, ostilità.

  3. Sia i gelosi sia gli invidiosi nutrono per le persone e per gli oggetti che generano in loro tali sentimenti un interesse esclusivo, ossessivo. Risultando agli occhi degli amici estremamente noiosi.

  4. In genere né i gelosi né gli invidiosi riescono a capire che ciò che li tormenta nella situazione attuale affonda le sue radici nel passato.

  5. Infine la persona può provocare sia gelosi anche invidia. Per esempio se una donna ha l'impressione che la vicina di ombrellone civetti con suo marito, può essere non solo gelosa ma anche invidiosa, magari perché la rivale è più magra di lei.
L'unica differenza sarebbe che nella gelosia si sono tre persone, nell'invidia solo due.


Perché si è gelosi?

  • Paura dell'abbandono.

  • Per possessività.

  • Per bisogno di esclusività.

  • Per paura di perdere il controllo.

  • Per la sindrome d'esclusione.


Cybergelosia

Oggigiorno con internet e le chat è facilissimo conoscere persone nuove e avere incontri, e così è normale essere gelosi anche di questa eventualità. Infatti tanti sono i casi di tradimenti via internet.


Terapia della gelosia

Autoterapia: le soluzioni personali:

  • Sposare una donna brutta per non avere rivali.

  • Un vecchio antidoto: fare subito molti figli.


I tre passi dell'approccio cognitivo-comportamentale (non basta per il geloso patologico)

  • Primo passo: occorre ammettere la propria gelosia

  • Secondo passo: confessare la propria gelosia

  • Terzo passo: riflettere sulla propria gelosia


L'approccio relazionale: quanto conta la fiducia negli altri


La strada della psicanalisi: i bisogni nascosti

  1. Imparare a fare delle buone separazioni

  2. Non avere paura della dipendenza amorosa

  3. Rafforzare l'autostima

Ovviamente ho tracciato soltanto uno schema del libro a grandi linee. Ogni capitolo, ogni paragrafo è ben sviluppato con esempi.


Film L'Enfer di Claude Chabrol

Questo film, citato anche nel libro nella sezione gelosia patologica, è uscito in Francia nel 1994. Terribile come la gelosia possa essere una malattia vera e propria. Il marito, gelosissimo della moglie, l'attrice Emmanuelle Béart, la rinchiudeva in camera a chiave per giorni interi, aveva scatti di gelosia violenta, la faceva stare malissimo accusandola di infedeltà con chiunque, e vedendo sguardi, comportamenti ambigui, che in realtà non c'erano. Immaginava la moglie in atti sessuali con altri uomini, continuamente. È davvero spaventoso come possa essere perversa e malata la mente di un geloso patologico.





Film Unfaithful

L'Amore Infedele (2002 – USA), detto in italiano, più che sulla gelosia è sulla gelosia giustamente scaturita da un tradimento vero e proprio. È la storia di Richard Gere, il marito perfetto e premuroso che viene tradito da Diane Lane, stufa della routine famigliare, con un giovane studente francese (Olivier Martinez). Odiosa lei nel ruolo, perché per una storia di puro sesso, finisce per rovinare la famiglia. I due hanno anche un figlio piccolo. Alla fine Richard Gere uccide, in un attimo di nervoso, l'amante della moglie. La gelosia nel film più che altro, la troviamo in Diane Lane che diventa gelosa del'amante, il giovane ragazzo francese, e che in preda alla follia dopo averlo visto passeggiare con un'altra ragazza, si dimentica di tutto, degli orari da rispettare, di dover tornare a casa, della spesa, e tutto per andare da lui a fargli una scenata. In quel momento ha dimenticato di essere moglie di un marito attento e madre di un figlio di 8 anni circa. Ho odiato il ruolo di questa donna in questo film, perché qui si tratta di tradimento vero e proprio, e un torto ad un uomo che non lo merita affatto, e non ad un uomo maschilista, egoista e a sua volta infedele.



All'inizio del film. Come si vede nella scena andavano d'amore e d'accordo



Ecco poi lei con l'amante




Alla fine, dopo tutto e dopo l'omicidio, decidono di ricominciare d'accapo

Doveva succedere tutto questo per farle apprezzare alla fine il marito???
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L'Infinito di Leopardi


Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi –
Idilli, 1819




Parafrasi
"Sempre mi fu caro questo colle solitario e questa siepe, che impediscono per larga parte la vista dell'orizzonte più lontano. Ma riflettendo entro me stesso, mi immagino sterminati spazi al di là di quella (siepe), e sovraumani silenzi e profondissima quiete, tali per cui, manca poco che il mio cuore non si smarrisca. E non appena odo il vento sussurrare tra queste piante, mi viene da comparare quell'infinito silenzio a questo suo fruscio: quindi immagino l'eterno, le stagioni passate, e la presente, con il suo suono. Così il pensiero mio si perde in questa immensità ed è dolce smarrirsi in questo mare."

In questa lirica Leopardi espone le sua riflessioni interiori prendendo spunto dalla visione del paesaggio che si staglia dinanzi a lui, o meglio sarebbe dire dalla "non visione" di detto paesaggio.
Infatti, come si nota già ai versi 1 e 2, la vista è parzialmente ostacolata da un colle e dalla siepe che cinge la proprietà paterna. Non riuscendo gli occhi del poeta ad osservare il paesaggio, subentrano infatti quelli dell'immaginazione, che si figura, al di là della siepe e del colle, spazi infiniti, silenzi assoluti e un quiete totale. Il cuore del poeta, tuttavia, risulta quasi spaventato al cospetto di un tale panorama interiore, come si può notare al v.7; tuttavia il fruscio del vento, subito successivo, assume una funzione molto importante. Esso richiama Leopardi alla realtà.
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20 marzo 2009

Il Neoclassicismo

Il periodo storico, politico e sociale

II periodo storico compreso tra a Rivoluzione francese (1789) e la Restaurazione (1815) viene definito In maniera diversa, a seconda che si vogliano sottolineare gli aspetti culturali piuttosto che quelli storici, cosi, viene denominato:
età neoclassica o età preromantica, definizioni che evidenziano le due prevalenti tendenze contemporanee del gusto artistico e letterario;
età napoleonica, definizione che mette in rilevo l'evento storico principale dell'epoca e dell'ascesa e la caduta di Napoleone.
 
La campagna militare di Napoleone Bonaparte incide notevolmente sulla configurazione territoriale dell'Italia. Si possono ricostruire tre fasi.
1° fase repubblicana (1796-1799) Creazione della Repubblica Transpadana (Lombardia) e Cisalpina (Bologna, Ferrara, Modena, Reggio). Cessione del Veneto all'Austria col trattato di Campoformio (1797). Instaurazione della Repubblica Partenopea e Romana, fuga del Papa in Toscana. Caduta delle Repubbliche giacobine.
2° fase repubblicana (1800-1805) Proclamazione della seconda Repubblica Cisalpina, ricostituzione della Repubblica Ligure. Nascita della Repubblica Italiana con capitale Milano (1802).
3° fase (1805-1814) Napoleone si proclama re d'Italia. Fallimento dell'impresa napoleonica in Russia (1812). Con la disfatta di Lipsia (1813) e quella di Waterloo (1814) crolla l'Impero francese e l'Italia ritorna sotto l'egemonia austriaca.
Relativamente agli aspetti sociali, la politica di Napoleone mira a creare una nuova classe dirigente favorevole at suo governo e aperta alle innovazioni giuridiche, economiche e culturali da lui promosse. Ciò si verifica soprattutto nell'Italia settentrionale, dove accorrono intellettuali da tutto il Paese, attratti, oltre che dalle possibilità di lavoro anche dalla fede nel principi rivoluzionari. Nel Regno di Napoli, invece, la repressione attuata dai Borboni nei confronti degli intellettuali coinvolti nella Repubblica Partenopea distrugge quasi completamente la cultura meridionale, creando un vuoto destinato a permanere per parecchi anni. Sul piano della società culturale, l'intellettuale attraversa una profonda crisi di ruolo: scomparso II vecchio modello dell'intellettuale cortigiano (l'ultimo esempio è il Monti), Si pane H problema, relativamente al rapporto cultura-potere politico, della scelta da parte dell'intellettuale tra la partecipazione o I'astensione. Le soluzioni che letterati attuano sono molteplici: in linea di massima partecipano, pur con riserve intellettuali, e diventano elementi attivi nella promozione del consenso governativo.

 
Scultura rappresentante il neoclassicismo italiano. Paolina Bonaparte di Antono Canova.

 

Il Neoclassicismo

Sollecitato dalla scoperta dei resti di Ercolano e di Pompei (le città sepolte dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.) e accompagnato da un'intensa attività archeologica, il Neoclassicismo indica in primo luogo un atteggiamento di ammirazione nei confronti della scultura e dell'architettura greco-latine, riproposte come modelli di perfezione da imitare. L'archeologo e storico dell'arte tedesco Johann Joachim Winckelmann (Stendal, Magdeburgo 1717 - Trieste 1768) è considerato il teorico della corrente; celebre è la definizione che egli da dell'arte classica, nella sua opera Pensieri sull'imitazione dell'arte greca nella pittura e nella scultura (1775).
In letteratura il Neoclassicismo assume un significato più profondo: si configura come il vagheggiamento di un mito, nella fattispecie (per influenza di Winckelmann) dell'ideale di bellezza identificata con l'arte greca, intesa come sinonimo di "Ellade serena" e cioè come età di equilibrio dello spinto umano. In questo ideale si rispecchia l'aspirazione per un mondo di pace, di bellezza e di armonia, e quindi, per contrasto, si esprime la delusione per il presente e il desiderio di fuga dalla società napoleonica, rivelatasi oppressiva e violenta.
II Neoclassicismo è caratterizzato dalla produzione di forme lineari e armoniche, da una scrittura controllata, elaborata ed elegante e da un'interpretazione della poesia e dell'arte come contemplazione della bellezza ideale: in questa ottica la poesia, poiché ne esce a superare, sublimandole, le passioni umane e le contraddizioni della stona assume una funzione purificatrice.

 

Autori

Autori più importanti rappresentativi sono Vincenzo Monti e Ugo Foscolo.

Generi Letterari

II romanzo
Nella prosa narrativa l'unico testo importante è il romanzo epistolare Le ultime lettere dl Jacopo Ortis di Foscolo. Per il resto, il periodo è dominato dalla prosa giornalistica e dalla saggistica storico-politica.
Il giornalismo
Tra i numerosi periodici pubblicati nel triennio giacobino (più di cento), il più importante è II termometro politico della Lombardia diffuso nell'intera Italia. Nell'attività giornalistica si impegnano quasi tutti gli intellettuali dell'epoca; i temi maggiormente trattati — con tono quasi sempre enfatico e oratorio — sono di natura politica e riguardano l'Indipendenza Italiana, le insidie antirivoluzionarie tese dagli aristocratici e dai rappresentanti ecclesiastici e la miseria del popolo.
Durante il regime napoleonico la stampa è asservita al potere e diviene mezzo di propaganda del programmi politici e culturali.

Autori Minori

La trattatistica
La trattatistica storico-politica affronta in modo più approfondito le tematiche discusse nel periodici, conservandone spesso lo stile retorico. Principali autori di saggi storici sono:
Francesco Lomonaco (Montalbano lonico, Matera 1722-1810); diffonde con il suo Rapporto al cittadino Carnot la prima accorata denuncia della repressione borbonica;
Vincenzo Cuoco (Civitacampomarano, Campobasso 1770-1823); incarna l'ideale dello scrittore illuminista che sente a letteratura come testimonianza e impegno civile. Fondamentale è il Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799 (1806), nel quale si critica l'astrattezza degli ideali dei giacobini, causa del fallimento del loro moto rivoluzionario. L'estrema concretezza, insieme allo stile asciutto, privo di retorica, fanno avvicinare l'opera del Cuoco allo storicismo romantico. Celebre è anche il romanzo epistolare Il Platone in Italia (18041806), in cui l'autore, ripercorrendo un immaginano viaggio del filosofo in Magna Grecia, descrive quella Civiltà, proponendola come modello da emulare.

Il Purismo

Fenomeno italiano del primo Ottocento, il Purismo si inquadra nell'annosa questione della lingua e consiste nella ripresa delle teorie cinquecentesche di Pietro Bembo (Prose della volgar lingua, 1525), che aveva individuato il modello puro della lingua italiana nei grandi scrittori del Trecento, e in particolare in Petrarca per la poesia e in Boccaccio per la prosa. Su questi principi l'Accademia della Crusca aveva elaborato ben cinque edizioni del Vocabolario, i cui i punti di riferimento erano stati allargati solo agli autori minori del Cinquecento. II Purismo ottocentesco assume un carattere particolare, perché si configura come una reazione all'influenza del francese sull'italiano. Tra i promotori si ricordano:
Padre Antonio Cesari (Verona 1760-1828); curatore della Crusca Veronese, la nuova e più severa edizione del Vocabolario della Crusca;
Pietro Giordani (Piacenza 1744-1848); prosatore, amico e corrispondente di Leopardi,
Basilio Puoti (Napoli 1782-1847); maestro di De Sanctis.

La poesia

La poesia si fa interprete del duplice gusto dell'epoca, neoclassico e preromantico. I migliori esiti si raggiungono con Foscolo; tuttavia, tra gli altri poeti si ricordano:
Aurelio Bertola (Rimini 1753-1798); poeta e traduttore. Le opere migliori sono quelle della maturità: le Poesie campestri e marittime (1779) e Il Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni (1795), caratterizzate da cadenze malinconiche e da un prepotente sentimento della natura;
Alfonso Varano (Ferrara 1705-1788); tragediografo e poeta, noto soprattutto per le Visioni sacre e morali (1749-1766), opere nelle quali, richiamandosi a Dante e alla Bibbia, vengono proposte immagini cupe al fine di rendere la paura del peccato;
Meichiorre Cesarotti (Padova 1730-1808); illuminista, si interessa alla poesia sepolcrale e traduce I canti di Ossian;
Ippolito Pindemonte (Verona 1753-1828); autore di tragedie, poemetti, romanzi e traduzioni dal greco (celebre è la traduzione deIl'Odissea di Omero), amico di Foscolo. Nelle sue liriche egli sa mescolare la limpidezza della sua formazione classicistica con la malinconia che gli viene dalla poesia sepolcrale inglese (questo gusto è particolarmente evidente nelle Poesie campestri, nelle Epistole e nelle Prose campestri). Tendenza moraleggiante hanno invece i Sermoni (1819).
 
Nel panorama poetico una novità è costituita dalla poesia di contenuto politico civile, i cui principali autori sono:
Edoardo Calvo (Torino 1773-1804); medico e intellettuale, autore di liriche rivoluzionane in dialetto piemontese;
Ignazio Ciaia (Brindisi 1766-99); nelle liriche celebra la fiducia nella Francia come contro propulsore di liberta, uguaglianza e fraternità.

Il teatro

Si segnalano nel periodo napoleonico le tragedie di Giovanni Pindemonte (Ulisse, 1777; Arminio, 1804), Vincenzo Monti (Aristodemo, 1787; Galeotto Manfredi 1788; Caio Gracco, 1801) e Ugo Foscolo (Tieste, 1796; Aiace, 1811; Ricciarda, 1813). Solo alla fine di questo periodo si hanno le prime esperienze del nuovo melodramma che avrà pieno sviluppo nell'Ottocento: del 1813 sono il Tancredi e l'ltaliana in Algeri di Rossini.
 

Neoclassicismo all'estero

Francia

Fra Settecento e Ottocento in Francia si segnalano due scrittori, avversi a Napoleone.
Madame De Staël (Parigi 17661817); autrice dei romanzi Delfina (1802) e Corinna (1807) di ispirazione femminista e del trattato Della Germania (1810), manifesto del Romanticismo europeo. Nell'opera Della letteratura considerata nel suoi rapporti con le istituzioni sociali (1800) la Staël formula il famoso giudizio basato su rigidi nessi fra clima, società e letteratura, per cui le letterature mediterranee sono plastiche, colorite e sensuali, quelle nordiche, meditative e spirituali.
François-Rene De Chateaubriand (Saint-Malo 1768 - Pangl 1848); autore di opere di successo come Genio del cristianesimo (1802) e Memorie d'oltretomba (1848-1850), nelle quali, sullo sfondo di un continuo oscillare dal più intimo autobiografismo a considerazioni di ordine universalistico, emergono temi destinati a lunga fortuna, come la rivalutazione dello stile gotico, la bellezza della campagna deserta e la maestosità della Grecia antica.

Inghilterra

In Inghilterra e inquietudini preromantiche diffondono il gusto dell'orrido nel cosiddetto romanzo "nero e gotico" e trovano voce di spicco nella poesia sepolcrale, dalla Elegia scritta su un cimitero di campagna (1751) di Thomas Gray (Londra 1716 - Cambridge 1771) ai Pensieri notturni (1742-1746) di Edward Young (Upham, Hampshire 1683 - Hertfordshire 1765). Di gusto preromantico è anche il mito di sapore medioevale del poetavate, come il leggendario Ossian, bardo dei celti gallesi del III secolo, i cui Canti (1765), composti in realtà dallo scozzese James Macpherson (Ruthven, Inverness 1736 - Belville, 1796) trasmisero il senso epico della natura e il gusto dei notturni.
Decisamente romantica è invece l'ispirazione di William Blake (Londra 1757-1827), pittore, incisore e poeta di straordinaria forza visionaria. Celebri i suo Canti dell'Innocenza (1789) e gli antitetici e complementari Canti dell'esperienza (1794), pubblicati e illustrati dallo stesso poeta. Classico e insieme romantico è John Keats (Londra 1795 - Roma 1821), autore di famosissime Odi (1818-19), tra le quali Ode a un usignolo, Ode a un'urna greca, Ode alla Malinconia, Ode all'autunno. II poeta si estranea dalla realtà per rifugiarsi nel passato, greco o medioevale. La poesia è concepita come l'incarnazione della bellezza, tema centrale dell' Endimione (1817), il cui contenuto è ben esemplificato dal verso:
A thing of beauty is a joy for ever (una cosa bella e una gioia per sempre).

Germania

Già nel Settecento le radici della cultura tedesca sono di natura mistico-sentimentale; ciò spiega perché in questa regione, più che altrove, si sviluppa la contemplazione sentimentale della natura, che fa dell'area tedesca la patria dello spirito romantico. A questo proposito si ricorda lo Sturm und Drang (Impeto e assalto), movimento culturale che si oppone all'arte classicheggiante e conformista: l'arte deve attingere solo al libro dell'uomo e della natura. In Germania nella stagione preromantica si segnalano:
Johann Wolfgang Goethe (Francoforte sul Meno 1749 - Weimar 1832), autore del romanzo dell'amore impossibile, I dolori del giovane Werther (1774). Altre sue opere di grande pregio sono: II viaggio in Italia (1788), gli Epigrammi veneziani (1790), l'lfigenia in Tauride (1787), le Affinità elettive (1809). II vero capolavoro di Goethe è, però, il Faust (1831), poema tragico e testo sacro della coscienza moderna: Faust gioca la sua anima in un patto col diavolo in cambio della suprema conoscenza della vita. Segue un passo (22 maggio 1771) tratto da I dolori del giovane Werther, in cui il protagonista celebra l'importanza del sogno e il valore delle illusioni come risorse interiori che consentono di superare la miseria e l'infelicità del vivere.
Friedrich Schiller (Marbach, Stoccarda 1759 - Weimar 1805): autore dei Masnadieri (1781), Don Carlos (1782-83), Wallenstein (1795), Maria Stuarda (1801), Guglielmo Tell (1804).
Friedrich Hölderlin (Lauffen sul Neckar, Württemberg 1770 - Tubinga 1843); autore del romanzo epistolare Iperione (1797-99) e di una tragedia, La morte di Empedocle (1797- 99), deve la sua fama soprattutto alle liriche.
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07 marzo 2009

Il silenzio dei vivi, all’ombra di Auschwitz


Un racconto di morte e resurrezione

Ieri sera in poche ore ho letto tutto d'un fiato il libro autobiografico di Elisa Springer, ebrea di cittadinanza italiana sopravvissuta ad Auschwitz durante la Seconda Guerra Mondiale.

Sintesi

Elisa Springer nasce a Vienna nel 1918 da una famiglia di commercianti ebrei. Con le persecuzioni ebraiche in Austria, Elisa decide di rifugiarsi in Italia, dove si trasferisce nel 1940. Denunciata alle SS da una donna italiana, viene arrestata e deportata ad Auschwitz, "deserto di morte senza speranza". All'età di ventisei anni, Elisa vive le atrocità del regime nazista, cominciando un raccapricciante cammino verso la spersonalizzazione, vittima di un mondo che "stava perdendo il suo io, il suo Dio". Tuttavia la forza fisica e spirituale della donna ne rivelano una capacità di resistenza straordinaria, un bisogno incontenibile di credere ancora nella vita, nonostante il supplizio di quei giorni. Elisa sopravvive e costruisce una nuova vita in Italia. Come molti altri reduci dai campi di sterminio, vive, decide di soffocare il suo dolore nel silenzio: per paura di non essere accettata nasconde sotto un cerotto il marchio tatuato nel campo di Auschwitz sull'avambraccio sinistro. La paura di sentirsi diversa, osservata da chi, non potendo comprendere a pieno il significato di quell'esperienza, rispondeva con scherno e indifferenza, la portano a tacere fino a che Silvio, il figlio di vent'anni, volendo capire il passato della madre, la interroga cercando verità fino ad allora represse. Elisa decide così, all'età di settantotto anni, di parlare "per non dimenticare a quali aberrazioni può condurre l'odio razziale e l'intolleranza, non il rito del ricordo, ma la cultura della memoria". Il racconto dei giorni trascorsi nei lager, redatto in italiano, non solo rende giustizia ai martiri che ne fecero esperienza, non solo permette a Elisa di riacquistare un'identità celata ormai da cinquant'anni, ma parla anche alla coscienza di ogni suo lettore. Inno alla forza della vita, le parole di questa donna non lasciano spazio all'incredulità e all'indifferenza; lucido ricordo di una vita dominata dal silenzio, il libro di Elisa Springer diventa testimonianza di un passato, anche italiano, da non rimuovere.

Considerazioni

Assolutamente bellissimo, da leggere. Ho cominciato a piangere dalle prime righe, fino all'ultima pagina. I momenti più commoventi sono, oltre all'inizio e alla perdita dei cari, verso la fine, quando Elisa deve ricominciare a vivere, quando è libera, quando è sola e ha perso tutti i cari. Il suo stato d'animo, che viene descritto alla perfezione, i suoi sentimenti, e l'umiliazione che l'accompagnerà per tutta la vita, il numero tatuato sul braccio. E l'indifferenza che ha incontrato nel corso della sua vita quando cercava di parlare di quello che le era accaduto da giovane. Il suo messaggio è chiaro: vuole dare testimonianza e far conoscere ai giovani quello che è stato, per non dimenticare. Avrei tanto voluto conoscere di persona questa donna così forte! E pensare che al giorno d'oggi ci sono ancora quelli che sostengono che la Shoah è solo una menzogna, il web ne è pieno di questi siti! Navigando in cerca di foto, ho trovato questo sito a dir poco vomitevole http://www.thule-toscana.com/ e sono rimasta allibita. Non so di chi sia, se tedesco o meno, dovrebbe essere di un toscano razzista. Cerca di giustificare i tedeschi arrampicandosi sugli specchi, praticamente l'olocausto non ci sarebbe mai stato e sarebbe invenzione degli ebrei, il numero di morti sterminati sarebbe di molto inferiore a quello dichiarato (e quindi? È giustificabile?). I documenti storici? Secondo loro molte delle dichiarazioni firmate dagli ufficiali tedeschi appena arrestati, sarebbero state fatte sotto tortura e non attendibili! Bene? Non credo, ma anche se fosse hanno fatto bene a torturarli (gli inglesi) dopo quello che avevano trovato nei campi di sterminio. Non sia mai che un giorno avessero detto di non aver fatto nulla! Ma poi figuriamoci, ci sono i documenti scritti proprio da loro, documeti che hanno cercato invano di eliminare appena dopo la liberazione, le contabilità che portavano, i registi, i denti d'oro cavati agli ebrei, i loro averi, i vestiti, le fotografie, i risultati del perfido, cinico e disumano Dr. Mengele che faceva esperimenti su di loro come animali da laboratoro, ecc, ecc, ecc. Secondo questo sito poi (che mette in prima pagina come un idolo Irma Greese, la nazionalsocialista tedesca arruolatasi volontaria nelle SS, che andava diffondendo terrore tra i prigionieri dei lager con il suo cane lupo feroce e decideva chi far morire, in base al suo stato d'animo!) le camere a gas non si sarebbero mai usate, i bambini non venivano ammazzati e nemmeno i nani (certo che no, venivano usati da Mengele nei suoi esperimenti atroci), i prigionieri avevano hobby, sale recitazioni, teatro, per passatempo (incredibile!!!! Ci sarebbero andati pelle e ossa quando? Se non venivano nemmeno nutriti, lavoravano tutto il giorno in mezzo alle intemperie e frustati, se non ammazzati, e la notte riposavano gli uni sugli altri su lastre di legno piccolissime!). E sempre in questo sito, la cosa che più mi ha lasciata sbigottita è stata l'esaltazione della razza bianca e bionda, che è così perfetta che non dovrebbe mai mischiarsi con le altre razze. Recita "Ama e rispetta il tuo SIMILE!" cioè invita ad amare e rispettare solo i bianchi, popolo perfetto voluto. Mah, non ci sono parole! Che dire? Mi metto nei panni di chi ha vissuto i campi di concentramento, immagino il dolore che provano i figli solo a guardare siti del genere. Deve far male! Non capisco come si possa permettere ad un sito del genere di essere online, è un sito razzista, e va contro la nostra costituzione italiana! Qua non si tratta di libertà di opinione, qui si incita al razzismo!!!

Tutte queste foto sarebbero allora dei falsi dell'epoca?



Baracca dormitorio maschile ad Auschwitz-Birkenau



Auschwitz dormitorio femminile




Entrata del campo di Auschwitz con la scritta "Il lavoro rende liberi"



Irma Greese e Josep Mengele





Bambini vittime del Dr Mengele nei suoi esperimenti sui gemelli


Tutto falso, certo.


Dalle ultime pagine de Il silenzio dei vivi Elisa Springer scrive:

Oggi, dopo cinquant'anni, quelle miserie riaffiorano, alimentate dal farneticante ideologismo di chi foraggia, sostiene, istruisce, strumentalizza e… gabella, i gruppuscoli nazi-fascisti. Aggregandoli politicamente e educandoli all'intolleranza e al razzismo. Dietro questo squallido e camuffato atteggiamento ideologico, si nascondono le insoddisfazioni e le illusioni di chi, suo malgrado, è condizionato a vivere ghettizzato ai margini della società. Della sua irragionevole vita, del suo irreversibile fallimento sociale, non ha colto il senso: è finito, perché non ha capito nulla. I fatti da noi vissuti e i nostri morti sono la sua condanna. Si continua a mettere in dubbio, a negare, che l'uomo comune abbia potuto generare i lager e in essi, cancellati milioni di esser indifesi. Se tutto così tristemente fosse, allora la mia stessa vita, la mia sofferenza e il mio dolore, non sarebbero mai esistiti.
Ma io, Elisa Springer, figlia di Richard e Sidonie, ho conosciuto il tormento della mente e dell'anima, la solitudine della miseria umana, la negazione del sentimento della pietà, il dolore della morte degli affetti più intimi e delle persone più care, la disperazione di essere sola in questo mondo.
Io, Elisa Springer, ho visto Dio. Nel fumo di Birkenau, che alzava al cielo il dolore del mondo, e spargeva sulla terra l'odore acre della sofferenza. Ho visto Dio. […]
Io ho vissuto per non dimenticare quella parte di me, rimasta nei lager, con i miei vent'anni.
Ho vissuto per difendere e raccontare l'odore dei morti che bruciavano nei crematori per difendere la memoria di tutti i miei cari e di tanti innocenti, memoria che oggi si tenta ancora di infrangere.
Ho vissuto per raccontare che le ferite del corpo si rimarginano col tempo, ma quelle dello spirito mai. Le mie sanguinano ancora.

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01 marzo 2009

Karen Blixen: l’Africa, esilio e estraniamento


Nel 1998 ho frequentato un corso di Lingua e Letteratura Inglese all'Università D'Annunzio, il cui programma era interamente dedicato alla scrittrice danese Karen Blixen. Questo corso, della Prof.ssa Clara Mucci, mi ha fatto appassionare tantissimo di letteratura inglese al femminile, per certi versi marginale. Oltre a Karen Blixen, Virginia Woolf e le altre due scrittrici famose dell'800: Charlotte Bronte e Jane Austen. Oltretutto ho superato l'esame brillantemente con i complimenti della prof, che mi ha lasciata lusingata e meravigliata quando, parlando in inglese, sempre su Karen Blixen, mi osserva, mi ascolta e mi fa "Where are you from?" e io "Ortona" - ho fatto una gaffe perché non intendeva sapere quello - "No, no, I mean: you are not Italian, are you?" e io "Yes, I'm quite Italian! Why?" e lei "You have a particular accent, Danish or German, but not Italian!". Non me lo scorderò mai.
In seguito avevo pensato di fare la tesi in Letteratura proprio su Karen Blixen, e mi sono trovata ad un bivio: Letteratura Inglese o Linguistica Generale? Dopo tanti ripensamenti ho optato per la linguistica, visto che al tempo avevo più un mente analitica, e mi sono buttata su fonetica, fonologia, lessicologia e disordini del linguaggio, quali afasia, linguaggio dei sordomuti e acquisizione del linguaggio in età infantile. Alla fine però ho fatto una tesi in Linguistica Computazionale e Lessicografia il cui titolo è "Recenti Acquisizioni della Lessicografia Statistico-Computazionale Italiana e Anglosassone".
  
È da poco che ho riscoperto l'anima umanistica e letteraria che è in me. Ovviamente c'è sempre stata, ma si trovava in uno stato latente. Ora riesce fuori. Mi piace scrivere, analizzare le opere letterarie e leggere romanzi, cosa che un tempo ritenevo inutile e noiosa. Sono materie che ho studiato all'università per obbligo dato che erano nei programmi di studio, anche se quando le studiavo mi piacevano. Ora mi mancano e scopro di non aver dato il peso meritato a questi studi. Ogni cosa, ogni materia che ho studiato all'università, l'ho studiata con criterio, ho approfondito, e mi ricordo ancora tutto a distanza di molti anni. Le cose che ho studiato mi sono piaciute, tutte. Ho impiegato del tempo per laurearmi, questo è vero, ma tutto quello che ho appreso al momento è entrato nella mia memoria a lungo termine, e di questo mi compiaccio. Ora riscopro l'amore per la letteratura, sarà la vita in campagna, l'ispirazione del luogo, sarà ciò che in letteratura si chiama Locus Amoenus, sarà la vita famigliare e mio figlio. Non lo so, fatto sta che mi piace moltissimo questa mia nuova, o per meglio dire, "riscoperta" passione.
  

Perché la Blixen sceglie di scrivere in inglese e non in danese, che era la sua lingua?

Karen Blixen, modernista, antimodernista, tardo-romantica e decadente, gotica e postmoderna, inglese e danese, femminista, anti-femminista famosa più che altro per il suo romanzo autobiografico La mia Africa (Out of Africa) farebbe parte della letteratura marginale e d'esilio, in quanto lei, di origini danesi, una volta visitata l'Africa e dopo aver vissuto diverso tempo lì, una volta tornata nella sua Danimarca, si sarebbe sentita estraniata, avrebbe sentito che non era più la sua terra, che la sua terra era invece l'Africa. Per questo motivo, come ribellione, ha scelto un'altra lingua per scrivere le sue storie e i suoi romanzi. Ha scelto l'inglese, lingua dell'esilio. Rifiutando di scrivere in lingua danese è come se avesse voluto rifiutare la grigia e fredda Danimarca.
  
Nel suo libro Tempeste Clara Mucci scrive:
  
"Abitatrice di margini troppo applauditi per essere realmente tali eppure lontana anni luce da scrittori e scrittrici del Canone, modernisti e non, oggetto di studio di rare monografie in Italia o nei paesi scandinavi e anglosassoni, Karen Blixen si offre come spettacolare abitatrice di vari gradi di 'esilio' e di estraniamento.
Il primo, il volontario esilio della scrittura in una lingua non materna, sembra quasi rappresentare la condizione esemplare della scrittura in sé, se è vero, come scrive de Certau, che la scrittura è il luogo del riconoscimento dell'impossibilità di un 'proprio luogo' per il soggetto e non si dà scrittura se non per divisione, alterità, estraniamento. Scrittura come fondamentalmente abitata da assenza, agli antipodi della parola orale e della presenza di cui l'Occidente si è nutrito, per dirla con Jacques Derrida. Dietro la parola della Blixen, l'eco di una voce che non solo differisce per statuto, archi scrittura di una phonè irrecuperabile, ma traccia di una alterità che fa dell'ambiguità e della mancanza (sono queste per Derrida le caratteristiche della scrittura) i presupposti imprescindibili.
La Blixen sceglie per la sua scrittura la lingua dell'esilio (l'esilio' volontario in Africa) e della mancanza (la lingua, come lei stessa dirà, della 'sua' Africa, la terra che lei definisce "my heart's land", la lingua da lei usata nel raccontare le storie al suo uomo, ogni volta che Denys Finch Hatton tornava alla fattoria, la lingua che suggella la scomparsa di quel mondo, di quegli anni, di quella fondamentale relazione amorosa); la Blixen abitatrice privilegiata, si direbbe, di quella letteratura 'minore' di cui Deleuze e Guattari scrivono come di una forza rivoluzionaria.
Una letteratura 'minore', infatti, non si serve di una lingua minore, ma costituisce una zona marginale entro una lingua 'maggiore' (come possono dirsi, per ampiezza d'uso e tradizioni, l'inglese, il francese, il tedesco, per esempio, in Occidente). La caratteristica essenziale non consiste nella differenza linguistica ma in quella che gli autori chiamano déterritorialisation", sperimentata, ad esempio, da Kafka ebreo ceco che si trova a scrivere nell'ambito del tedesco, dagli scrittori irlandesi o dagli ebrei americani nell'ambito della lingua inglese. M la 'deterritorializzazione' per la Blixen acquista valenze diverse ed estreme perfino entro una "minore" letteratura d'esilio così definita. L'inglese per lei assume le caratteristiche della scelta dell'estraniamento come patria (Heimat) in cui si nega la lingua 'materna', il danese, sentito da sempre come unheimlich, vero spaesarnento, per trovare nella perdita — della patria, della lingua danese, prima, e nella perdita e nella morte, nella catastrofe, la perdita della fattoria in Africa, del compagno legato all'origine stessa del suo diventare una story-teller se dobbiamo credere alla sua voce che racconta "I had been telling some of the stories to a friend when he came to stay on the farm" — e nel volontario esilio, una collocazione, una più consistente 'abitazione', un luogo di espressione, transito epifanico del sè."
  
  
Casa-museo di Karen Blixen in Danimarca
  
Stanza della casa in Danimarca dove la Blixen scriveva. Si vedono alla parete degli oggetti d'avorio che richiamano l'atmosfera africana. Sulla sua scrivania le penne in ordine, la vecchia macchina da scrivere e delle foto di Denys Finch Hatton
  
In questa vecchia foto Denys Finch Hatton, Rose Cartwright, Karen Blixen e due bambini del Kenia
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ATTENZIONE! I commenti sotto questo post risalgono ai primi due giorni di pubblicazione dello stesso, soltanto che li avevo ricevuti su Facebook, dove avevo importato questo link, per questo hanno date recenti, perchè ho provveduto a pubblicarli soltanto oggi.
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26 febbraio 2009

Quando vien la sera

Quando vien la sera e regna finalmente la pace
Di chiuder subito gli occhi non sono proprio capace.
Ancora e sempre in cerca di qualche cosa
È una sensazione di dipendenza meravigliosa.


Riflettere, scrivere, imparare
Tutto questo per potersi migliorare.


E il silenzio in casa diventa assordante
E al mio fianco giace beato l'infante.
Ingenuità dei giorni felici
Infanzia e gioventù che eran sognatrici.


Mi immergo nei miei pensieri
E penso a come è stato il mio ieri


A come sarà il domani
Mentre il piccolo si volta e mi accarezza il viso con le mani.
Un unico pensiero corre nella mia testa
"Dio proteggilo sempre!" mentre il mio movimento si arresta.


La voglia di sapere si placa e senza ulteriore approfondimento
Gli occhi si socchiudono e finalmente mi addormento.


Ylenia Basti
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