Visualizzazione post con etichetta Letteratura Inglese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Letteratura Inglese. Mostra tutti i post

01 marzo 2009

Karen Blixen: l’Africa, esilio e estraniamento


Nel 1998 ho frequentato un corso di Lingua e Letteratura Inglese all'Università D'Annunzio, il cui programma era interamente dedicato alla scrittrice danese Karen Blixen. Questo corso, della Prof.ssa Clara Mucci, mi ha fatto appassionare tantissimo di letteratura inglese al femminile, per certi versi marginale. Oltre a Karen Blixen, Virginia Woolf e le altre due scrittrici famose dell'800: Charlotte Bronte e Jane Austen. Oltretutto ho superato l'esame brillantemente con i complimenti della prof, che mi ha lasciata lusingata e meravigliata quando, parlando in inglese, sempre su Karen Blixen, mi osserva, mi ascolta e mi fa "Where are you from?" e io "Ortona" - ho fatto una gaffe perché non intendeva sapere quello - "No, no, I mean: you are not Italian, are you?" e io "Yes, I'm quite Italian! Why?" e lei "You have a particular accent, Danish or German, but not Italian!". Non me lo scorderò mai.
In seguito avevo pensato di fare la tesi in Letteratura proprio su Karen Blixen, e mi sono trovata ad un bivio: Letteratura Inglese o Linguistica Generale? Dopo tanti ripensamenti ho optato per la linguistica, visto che al tempo avevo più un mente analitica, e mi sono buttata su fonetica, fonologia, lessicologia e disordini del linguaggio, quali afasia, linguaggio dei sordomuti e acquisizione del linguaggio in età infantile. Alla fine però ho fatto una tesi in Linguistica Computazionale e Lessicografia il cui titolo è "Recenti Acquisizioni della Lessicografia Statistico-Computazionale Italiana e Anglosassone".
  
È da poco che ho riscoperto l'anima umanistica e letteraria che è in me. Ovviamente c'è sempre stata, ma si trovava in uno stato latente. Ora riesce fuori. Mi piace scrivere, analizzare le opere letterarie e leggere romanzi, cosa che un tempo ritenevo inutile e noiosa. Sono materie che ho studiato all'università per obbligo dato che erano nei programmi di studio, anche se quando le studiavo mi piacevano. Ora mi mancano e scopro di non aver dato il peso meritato a questi studi. Ogni cosa, ogni materia che ho studiato all'università, l'ho studiata con criterio, ho approfondito, e mi ricordo ancora tutto a distanza di molti anni. Le cose che ho studiato mi sono piaciute, tutte. Ho impiegato del tempo per laurearmi, questo è vero, ma tutto quello che ho appreso al momento è entrato nella mia memoria a lungo termine, e di questo mi compiaccio. Ora riscopro l'amore per la letteratura, sarà la vita in campagna, l'ispirazione del luogo, sarà ciò che in letteratura si chiama Locus Amoenus, sarà la vita famigliare e mio figlio. Non lo so, fatto sta che mi piace moltissimo questa mia nuova, o per meglio dire, "riscoperta" passione.
  

Perché la Blixen sceglie di scrivere in inglese e non in danese, che era la sua lingua?

Karen Blixen, modernista, antimodernista, tardo-romantica e decadente, gotica e postmoderna, inglese e danese, femminista, anti-femminista famosa più che altro per il suo romanzo autobiografico La mia Africa (Out of Africa) farebbe parte della letteratura marginale e d'esilio, in quanto lei, di origini danesi, una volta visitata l'Africa e dopo aver vissuto diverso tempo lì, una volta tornata nella sua Danimarca, si sarebbe sentita estraniata, avrebbe sentito che non era più la sua terra, che la sua terra era invece l'Africa. Per questo motivo, come ribellione, ha scelto un'altra lingua per scrivere le sue storie e i suoi romanzi. Ha scelto l'inglese, lingua dell'esilio. Rifiutando di scrivere in lingua danese è come se avesse voluto rifiutare la grigia e fredda Danimarca.
  
Nel suo libro Tempeste Clara Mucci scrive:
  
"Abitatrice di margini troppo applauditi per essere realmente tali eppure lontana anni luce da scrittori e scrittrici del Canone, modernisti e non, oggetto di studio di rare monografie in Italia o nei paesi scandinavi e anglosassoni, Karen Blixen si offre come spettacolare abitatrice di vari gradi di 'esilio' e di estraniamento.
Il primo, il volontario esilio della scrittura in una lingua non materna, sembra quasi rappresentare la condizione esemplare della scrittura in sé, se è vero, come scrive de Certau, che la scrittura è il luogo del riconoscimento dell'impossibilità di un 'proprio luogo' per il soggetto e non si dà scrittura se non per divisione, alterità, estraniamento. Scrittura come fondamentalmente abitata da assenza, agli antipodi della parola orale e della presenza di cui l'Occidente si è nutrito, per dirla con Jacques Derrida. Dietro la parola della Blixen, l'eco di una voce che non solo differisce per statuto, archi scrittura di una phonè irrecuperabile, ma traccia di una alterità che fa dell'ambiguità e della mancanza (sono queste per Derrida le caratteristiche della scrittura) i presupposti imprescindibili.
La Blixen sceglie per la sua scrittura la lingua dell'esilio (l'esilio' volontario in Africa) e della mancanza (la lingua, come lei stessa dirà, della 'sua' Africa, la terra che lei definisce "my heart's land", la lingua da lei usata nel raccontare le storie al suo uomo, ogni volta che Denys Finch Hatton tornava alla fattoria, la lingua che suggella la scomparsa di quel mondo, di quegli anni, di quella fondamentale relazione amorosa); la Blixen abitatrice privilegiata, si direbbe, di quella letteratura 'minore' di cui Deleuze e Guattari scrivono come di una forza rivoluzionaria.
Una letteratura 'minore', infatti, non si serve di una lingua minore, ma costituisce una zona marginale entro una lingua 'maggiore' (come possono dirsi, per ampiezza d'uso e tradizioni, l'inglese, il francese, il tedesco, per esempio, in Occidente). La caratteristica essenziale non consiste nella differenza linguistica ma in quella che gli autori chiamano déterritorialisation", sperimentata, ad esempio, da Kafka ebreo ceco che si trova a scrivere nell'ambito del tedesco, dagli scrittori irlandesi o dagli ebrei americani nell'ambito della lingua inglese. M la 'deterritorializzazione' per la Blixen acquista valenze diverse ed estreme perfino entro una "minore" letteratura d'esilio così definita. L'inglese per lei assume le caratteristiche della scelta dell'estraniamento come patria (Heimat) in cui si nega la lingua 'materna', il danese, sentito da sempre come unheimlich, vero spaesarnento, per trovare nella perdita — della patria, della lingua danese, prima, e nella perdita e nella morte, nella catastrofe, la perdita della fattoria in Africa, del compagno legato all'origine stessa del suo diventare una story-teller se dobbiamo credere alla sua voce che racconta "I had been telling some of the stories to a friend when he came to stay on the farm" — e nel volontario esilio, una collocazione, una più consistente 'abitazione', un luogo di espressione, transito epifanico del sè."
  
  
Casa-museo di Karen Blixen in Danimarca
  
Stanza della casa in Danimarca dove la Blixen scriveva. Si vedono alla parete degli oggetti d'avorio che richiamano l'atmosfera africana. Sulla sua scrivania le penne in ordine, la vecchia macchina da scrivere e delle foto di Denys Finch Hatton
  
In questa vecchia foto Denys Finch Hatton, Rose Cartwright, Karen Blixen e due bambini del Kenia
…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
ATTENZIONE! I commenti sotto questo post risalgono ai primi due giorni di pubblicazione dello stesso, soltanto che li avevo ricevuti su Facebook, dove avevo importato questo link, per questo hanno date recenti, perchè ho provveduto a pubblicarli soltanto oggi.
Visualizza tutto

23 febbraio 2009

Il Grande Mare dei Sargassi


Forse non moltissimi sanno che esiste un romanzo che funge da prequel nella storia di Jane Eyre, costituendo comunque una storia a parte, con i suoi intrecci e passioni travolgenti. Il libro in questione è Wide Sargasso Sea (Il grande Mare dei Sargassi) pubblicato dalla scrittrice inglese Jean Rhys nel 1966. Come ho già detto altrove Il grande Mare dei Sargassi ripercorre la vita di Bertha dal suo punto di vista, la moglie pazza di Mr Rochester di Jane Eyre. Jean Rhys, della letteratura postcoloniale, ha voluto difendere i Caraibi e la cultura diversa che non per questo deve esser vista male dagli occidentali, che consideravano pazzi e strani coloro che venivano da lì. In questo caso è una critica agli inglesi dalle perfette maniere, e stiamo parlando del periodo vittoriano, conosciuto appunto per il decoro e le buone maniere nella società. Jean Rhys pone così una critica alla bravissima Charlotte Bronte e una difesa del mondo marginale e sconosciuto dei Caraibi.

 

Introduzione

Il grande Mare dei Sargassi è un opera letteraria corta ma densa di avvenimenti e passioni. J .Rhys, profondamente colpita dalla figura di Bertha che i lettori conoscevano, o meglio non conoscevano, attraverso la descrizione di Rochester, decide di farla diventare l'eroina del suo romanzo, nel quale racconta la vita di Bertha, rinominata Antoinette, prima della pazzia e prima di essere obbligata a lasciare la Jamaica per trasferirsi in Inghilterra con il marito. Nell'opera della Rhys, il punto di vista viene rovesciato, Antoinette non è più descritta attraverso gli occhi del marito, bianco e inglese, non è più in suo potere, ma riconquista la sua centralità.
Nel mondo della critica Anne B. Simpson dice "E' un testo che offre possibilità interpretative incompatibili ambigue e comuni". L'opera di Rhys è stata classificata come opera del post-strutturalismo, un movimento letterario che insiste sull'assenza della verità assoluta nel mondo. Per essere sicuri, il Mare dei Sargassi resiste alla definizione fino al punto che il lettore si sente frustrato, in quanto le visioni tipiche del sogno, le impressione frammentate, le frasi incomplete e le voci in prima persona multiple gli creano un senso di disorientamento.     Questa confusione riflette le esperienze dei personaggi principali del romanzo. Forse a causa della sua moltitudine di possibilità interpretative, il romanzo ha attratto una vasta critica, dalle femministe ai decostruzionisti ai teorici del post-colonialismo.
Indubbiamente il pezzo di informazione contestuale più importante su Il grande mare dei Sargassi è che la storia fu ispirata al famoso capolavoro del XIX secolo Jane Eyre (1847)
di Charlotte Bronte. In Jane Eyre l'eroina accetta la posizione come governante nella remota contea e tenuta di Thornfield. Lei si innamora dei suo datore di lavoro, molto più vecchio di lei, e accetta di sposarlo. Il giorno delle loro nozze salta fuori che Rochester è già sposato e nasconde sua moglie Bertha, pazza, nell'attico della sua tenuta. (Questo spiega la voce demoniaca che Jane sente di notte nella tenuta). Jane traumatizzata da questa notizia lascia Rochester e Thornfield, che la donna pazza poi appicca il fuoco e fa bruciare completamente. Rochester per salvare la moglie, che poi muore comunque, rimane ferito e cieco. Alla fine Jane torna da lui e si sposano.
Il Mare dei Sargassi si posiziona come prequel agli eventi descritti dalla Bronte e offre un ritratto simpatizzante per la povera creola Bertha che la Rhys denomina Antoinette. Il titolo del romanzo si riferisce alla grande porzione di Oceano Atlantico che separa l'Inghilterra dalle Indie Occidentali. L'opera ripercorre la vita di Antoinette dalla sua infanzia in Jamaica al suo disastrato matrimonio con un signore inglese di cui non si fa il nome che la imprigiona nell'attico della sua tenuta.
Deve essere notato che la Rhys ha cambiato due dettagli stabiliti in Jane Eyre dalla Bronte. Primo, ha cambiato il quadro storico piazzando l'infanzia di Antoinette decenni avanti. Nel romanzo della Bronte, i cui avvenimenti hanno luogo tra il 1798 al 1808, Bertha Mason è già una donna adulta ma nell'Antoinette di Rhys è ancora un'adolescente quando la storia comincia nel 1834. Questa modifica permette alla Rhys di enfatizzare sulle tensioni razziali cosi come sull'antagonismo dei nativi nei con fronti dei colonizzatori: il tempo storico rivisto piazza la storia di Rhys alla fine dell'impero, mentre il romanzo di Bronte ha luogo proprio all'apice dell'imperialismo britannico. In più la Rhys ha rivisto la figura della pazzia e della sua ereditarietà nella famiglia di Bertha, facendo sì che Antoinette/Bertha non sia imparentata con Richard Mason, facendo invece sì che sia una sorellastra.
Il grande mare dei Sargassi punta il dito contro le ingiustizie sociali subite dalle donne, ma si scaglia anche contro i pregiudizi, trasformando l' "altro", in questo caso la vittima creola Bertha del romanzo vittoriano, nell'affascinante personaggio di Antoinette, protagonista del nuovo romanzo caraibico. Ciononostante non dobbiamo aspettarci una donna liberata dall'oppressione, Antoinette è la protagonista, ma rimane vittima di quei conflitti e contrasti che la Rhys vuole evidenziare. In quanto creola, Antoinette non è accettata né dalla comunità nera, né dai rappresentanti bianchi del potere coloniale, ed è proprio l'isolamento, causato dalla tara dell'impurità razziale, a condurla alla pazzia e al tragico epilogo finale.

 

Breve Riassunto

Il romanzo inizia nel periodo immediatamente successivo all'abolizione dello schiavismo nella Giamaica sotto il controllo inglese. La protagonista Antoinette narra la storia della sua vita dall'infanzia fino al matrimonio concordato con un inglese (Mr. Rochester da Jane Eyre). Mentre il romanzo e la loro relazione si sviluppano, Antoinette, che il marito rinomina Bertha, cade in preda alla follia. Il romanzo termina in Inghilterra, con la fatale decisione di Bertha di bruciare la tenuta e saltare dal tetto.
Il romanzo è diviso in tre parti. La prima parte è narrata da Antoinette. Descrive le sue esperienze dell'infanzia e aggiunge il fatto che sua madre è in manicomio, che è coerente con Jane Eyre. La seconda parte è narrata dal punto di vista del marito in seguito al matrimonio. Uno dei punti fondamentali e catalizzatori del crollo di Antoinette è il sospetto che ciascuno di essi incomincia a nutrire per l'altro. La vecchia balia di Antoinette e l'uomo cui Rochester si affida alimentano la diffidenza tra i due. Questo senso di paranoia e la delusione provocata dal loro matrimonio, probabilmente accentuano la già precaria salute mentale di Antoinette. La parte più breve, la terza, è ancora narrata dalla prospettiva di Antoinette, ora conosciuta come Bertha. Traccia la sua relazione con Grace, l'inserviente a cui è stata affidata in Inghilterra e la sequenza finale di pensieri che la portano alla fine della sua vita.


Tematiche

Il declino dell'Impero britannico

Il Grande Mare dei Sargassi si colloca alla fine dell'Impero britannico e traccia la fine del colonialismo inglese nei Caraibi, un processo che cominciò con l'abolizione della schiavitù. Attraverso tutta l'opera vediamo la lotta inglese per il mantenimento del potere sulla Giamaica. Il bisogno intenso di Rochester di controllare Antoinette rappresenta la lotta britannica per mantenere il controllo economico e legale sulla colonia.

Nostalgia per il passato

Ricollegato al tema del decline dell'impero britannico, la nostalgia gioca un ruolo importante nel testo. "My
father, visitors, horses, feeling safe in bed - all belonged to the past" Antoinette dice questo proprio nella prima pagina, e attraverso tutta la storia sente nostalgia del passato innocente e felice della sua infanzia. Ricorda Coulibri con un giardino grande e bello "tanto da sembrare il paradiso terrestre della Bibbia". Questo concetto della storia comunque, è alquanto ironico; i tempo in cui Antoinette si strugge cosi disperatamente è lo stesso periodo in cui la vasta maggioranza degli abitanti dell'isola vivevano come schiavi, prima quindi dell'Emancipation Act.

Alienazione dell'Altro

La nozione di minoranza come "altro" è importante negli studi postcoloniali e per la nostra comprensione delle tensioni ne Il Grande Mare dei Sargassi. Sia la maggioranza nera che la minoranza bianca sull'isola, marginalizza Antoinette a la sua famiglia creola, facendoli divenire outsiders. Come risultato essi vivono in uno stato di completa isolamento sociale.

Tirannia patriarcale

La sottomissione delle donne all'autorità maschile è un tema importanze sia in Jane Eyre di Bronte che nel romanzo della Rhys. Come Bronte, la Rhys illustra il limitato ruolo delle donne nella società vittoriana. Antoinette ad esempio, è incapace di liberarsi da sola dalla brutalità di Rochester perchè non ha indipendenza economica: quando lo sposa tutte le sue ricchezze furono date la marito senza possibilità di stipulazione. Rochester rappresenta il tiranno patriarca ma ci sono altri personaggi maschili tiranni nel romanzo compresi mr Mason e Daniel. Gli uomini privano le donne di tutta la loro libertà, qualcosa che la Rhys definisce riprovevole.

Corruzione di potere e denaro

Il denaro di cui parla la Rhys è il mezzo attraverso il quale si costituisce un'altra forma di schiavismo legalizzato sull'isola. I matrimoni sono fatti per denaro e le donne sono schiave della società e del nuovo marito, tante volte britannico perché più ricco dei creoli.

Pazzia al femminile

Non è una sorpresa quando Antoinette perde la testa alla fine del romanzo. Come Rochester, i lettori si aspettano che possa accadere dopo tanto tempo. Daniel insiste che entrambi i genitori di Antoinette soffrivano di malattie mentali e infatti Annette, la madre, mostra instabilità nella prima parte del romanzo. La pazzia di Antoinette non è soltanto il risultato della sua suscettibilità. Le circostanze, in particolare la sua reclusione nell'attico, contribuiscono al deterioramento. I lettori dovrebbero chiedersi fino a che punto Antoinette diventi davvero pazza.


Rappresentazioni cinematografiche





Scene dal film Wide Sargasso Sea







 
Visualizza tutto

22 febbraio 2009

Jane Eyre: un classico intramontabile

È uno dei miei romanzi preferiti, se non il mio preferito. Ho approfondito molto lo studio delle sorelle Bronte, e in particolare di questo romanzo quando ero all'università, perché non esiste programma di letteratura inglese che non preveda lo studio di questo capolavoro dell'800. E molto è stato scritto anche nei testi critici e sono stati pubblicati diversi saggi in tutte le parti del mondo. Per non parlare delle riproduzioni sul piccolo e grande schermo. La cosa che più mi è piaciuta di questo romanzo, oltre ovviamente alla storia che è spettacolare, è la possibilità di collegamento che c'è tra Jane Eyre e un romanzo pubblicato nel 1966 dalla scrittrice di origini caraibiche Jean Rhys. Il romanzo in questione è Il grande Mare dei Sargassi (Wide Sargasso Sea) che ripercorre la vita di Bertha dal suo punto di vista, la moglie pazza di Mr Rochester di Jane Eyre. Jean Rhys, della letteratura postcoloniale, ha voluto difendere i Caraibi e la cultura diversa che non per questo deve esser vista male dagli occidentali, che consideravano pazzi e strani coloro che venivano da lì. In questo caso è una critica agli inglesi dalle perfette maniere, e stiamo parlando del periodo vittoriano, conosciuto appunto per il decoro e le buone maniere nella società. Jean Rhys pone così una critica alla bravissima Charlotte Bronte e una difesa del mondo marginale e sconosciuto dei Caraibi. Parlerò però di questo romanzo un'altra volta.


Sul romanzo

Quando Jane Eyre venne pubblicato nel 1847 fu subito un successo popolare e critico. George Lewes, un famoso critico letterario dell'età vittoriana, lo dichiarò subito "il migliore romanzo del suo tempo". Ricevette comunque anche delle critiche. In un famoso attacco nel Quarterly Review del dicembre del 1848, Elizabeth Rigby definì Jane la "personificazione di uno spirito indisciplinato e non rigenerato" e il romanzo lo definì "anticristiano". La critica di Rigby si riferisce sicuramente alla ribellione di Jane, al suo voler essere indipendente sia economicamente che sentimentalmente dagli uomini. Una sorta di femminismo anticipato. Non dimentichiamoci che siamo in piena età vittoriana e la ribellione, specialmente quella femminile, era malvista, la donna doveva avere decoro, pensare alla famiglia e ai mestieri di casa, al ricamo e alle arti femminili, parlare poco e avere una profonda fede, ma più che altro mostrarsi remissiva e sottomessa. Jane rappresenta una critica alle istituzioni della società, al bigottismo del suo tempo, all'educazione nei collegi religiosi, alla cattiveria e alla prepotenza dei più forti e soprattutto delle autorità religiose (evangeliche nel suo caso).

Il romanzo chiede al lettore di porsi queste domande:

  1. Cosa rappresenta la donna nella società?
  2. Qual è la relazione tra l'Inghilterra e le altre colonie?
  3. Quanto è importante l'arte nella vita umana?
  4. Qual è la relazione tra fantasia e realtà?
  5. E soprattutto, quali sono le basi di un vero matrimonio?

Benché il romanzo ponga tutte queste domane, non offre nessuna risposta didattica alle stesse. I lettori possono rispondersi da soli, basandosi sulle loro uniche e personali analisi. La multidimensionalità fa di Jane Eyre un romanzo per tutti i tipi di lettori.


Riassunto

La storia comincia quando Jane ha 10 anni, è orfana e vive con i suoi crudeli cugini e sua zia a Gateshead. La sua unica salvezza dalle umiliazioni quotidiane, come quella di essere chiusa a chiave nella stanza rossa (dove pensa di vedere il fantasma del suo amato zio che le voleva invece molto bene), è Bessie, l'inserviente gentile. In seguito la povera Jane viene mandata in collegio, perché sua zia e i suoi cugini non vogliono più saperne di lei, nonostante la zia avesse promesso al marito in punto di morte, di volerle bene e trattarla come una figlia. Jane viene quindi spedita a Lowood, ma lì, sotto l'evangelismo ipocrita del direttore Mr. Brocklehurst, soffre di ulteriori privazioni in un ambiente austero. Fa amicizia con Helen Burns, che porta avanti una dottrina di perdono cristiano e tolleranza, ed è presa sotto la protezione della sovraintendente Miss Temple. Lo scoppio del tifo allerta la scuola, Mr. Brocklehurst è rimpiazzato e Jane eccelle negli studi per sei anni e come insegnante per altri due.

Jane cresce e trova lavoro come governante nella tenuta di Thornfield, dove dovrà essere istitutrice di una giovane ragazzina francese di nome Adèle. Dopo molta attesa e vita a Thornfield torna a casa Edward Rochester e Jane conosce finalmente il suo datore di lavoro, un uomo distaccato e silenzioso che sembra avere un oscuro passato. Altre stravaganze a Thornfield includono le occasionali risate demoniache che Jane sente del cuore della notte dall'altra ala del castello. Rochester le attribuisce sempre a Grace Poole, la sarta che lavora lì, ma Jane non ne è pienamente convinta e un incendio che ha dovuto spegnere nella stanza di Mr. Rochester, salvandolo, una notte ha finito di metterle dubbi.

Nel frattempo Jane inizia a provare attrazione per Rochester, non basata sull'aspetto fisico, perché entrambi considerati scialbi, ma intellettuale. Comunque la bellezza e la classe sociale più elevata portano Miss Ingram ad essere la scelta di Rochester. Una vecchia conoscenza di Rochester, Richard Mason, visita Thornfield ed p stato gravemente ferito, apparentemente da Grace, nel mezzo della notte. Jane lo aiuta e Rochester le conseffa di aver fatto un errore in passato, che spera di risolvere sposando Miss Ingram. Le dice anche di averle trovato un'altra sistemazione di lavoro per quando si sarà sposato, e che Adéle sarebbe andata in collegio.

Jane ritorna a Gateshead perchè richiamata dalla perfida zia ormai sul letto di morte, che le chiede perdono per averle nascosto delle lettere di un suo zio ricchissimo che abitava in Spagna e che la voleva adottare, e invece lei l'ha mandata in collegio facendole patire le pene dell'inferno. Ovviamente la buona e comprensiva Jane la perdona. Quando torna a Thornfield Rochester le dice di sapere che Miss Ingram gli sta dietro per denaro, e le chiede di sposarlo. Jane accetta ma un mese dopo Mason e un avvocato, Mr. Briggs, interrompono la cerimonia rivelando che in realtà Mr. Rochester è già sposato con Bertha, sorella di Mason, una pazza tenuta in soffitta a Thornfield. Rochester confessa. Quando era giovane ha sposato Bertha per soldi, ma non era a conoscenza della lunga discendenza di pazzia in famiglia e così divenne pericolosa e incorreggibile e la chiuse in soffitta per cercare di risolvere il problema. A causa di questo Jane, nonostante lo ami, sa di non poterlo sposare per colpa del precedente matrimonio e cosi lascia Thornfield.

Jane arriva al desolato incrocio di Whitcross ed è ridotta ad elemosinare cibo. Fortunatamente incontra i Rivers, St. John, Diana e Mary, che la prendono nella loro casa a Moor House. Lei si affeziona molto alle ragazza mentre loro fratello molto religioso St. John è difficile da avvicinare. Lui insegna in una scuola. Jane apprende di aver ereditato una grande fortuna da suo zio di Maideira (lo stesso di cui le aveva parlato sua zia in punto di morte) e apprende anche che i Rivers sono suoi cugini. Decide cosi generosamente di dividere il suo patrimonio con loro, che sono la sua famiglia.

St. John sta per partire per recarsi in missione evangelica in India e chiede a Jane se vuole sposarlo per servire Dio insieme, ma lei rifiuta perché non lo ama. Invece pensa continuamente a Mr. Rochester e un giorno, dopo aver sentito dentro di lei la voce di lui che la chiamava, decide di tornare a Thornfield. Quando arriva scopre che la tenuta è stata incendiata da Bertha, che è morta nell'incendio, e che Rochester, nel tentativo di salvarla, siera ferito nell'incidente ed era rimasto cieco. Rochester è felicissimo e non riesce a crederci quando la tocca. Si sposano e vivono felici e contenti e con il tempo lui recupera la vista ad un occhio. Diana e Mary si sposano e St. John continua la sua opera di evangelizzazione in India da celibe.



Tematiche

Il bisogno di amore in contrasto con il bisogno di indipendenza

La questione principale in Jane Eyre è la sua costante ricerca dell'amore, ma questa ricerca p contrastata dal suo bisogno d'indipendenza. Jane comincia il romanzo come un'orfana non amata ma acquisisce stima di se stessa grazie alla figura materna di Miss Temple e il suo stesso successo a Lowood come insegnante nell'età adulta. Quando Rochester, vedendo in Jane il suo corrispondente intellettuale, le chiede di sposarlo, alla fine lei rifiuta, pensando che il loro matrimonio basato su differenze sociali possa compromettere la sua autonomia. Allo stesso modo Jane rifiuta la proposta di matrimonio di St. John, che sarebbe un matrimonio di dovere e non di passione. Solo quando acquisisce sicurezza economica torna da Rochester, che ora a causa della sua cecità dipende da lei. Con il matrimonio adesso Jane si sente completamente liberata avendo amore e indipendenza insieme.

La ricerca della religione

Jane riceve tre modelli diversi di cristianità attraverso il romanzo, ognuno dei quali lei rigetta parzialmente o interamente. L'Evangelicalismo ipocrita di Brocklehurst che predica umilià e conduce una vita di lussuria abusando degli studenti a Lowood. Poi conosce il cristianesimo di tolleranza e perdono della sua amica Helen Burns che subisce punizioni senza ribellarsi. St. John dall'altra parte, che pratica il cristianesimo rigido e preciso escludendo ogni passione dalla sua vita. Anche se rigetta questi atteggiamenti, Jane crede in Dio, sa perdonare ed è generosa. Il momento di massima spiritualità del romanzo è quando sente la voce di Rochester che la chiama e cede alle proprie passioni e al suo amore rifiutando la ragione.

Le barriere sociali

Attraverso Jane Eyre Bronte critica la differenza sociale del periodo vittoriano. Jane è povera e si trova in un ambiente ricco, in particolat modo dai Reed e a Thornfield. La sua povertà le crea numerosi problemi inclusa una bassa stima di se stessa e la negazione dele opportunità. La bellezza e ricchezza di Miss Ingram ad esempio, la rendono la sua più grande rivale. In ogni modo lei guadagna ricchezza ed essendo generosa di, divide la sua fortuna con i cugini natura.

Le barriere sessuali

Oltre alla critica di Bronte delle classi sociali, c'è anche la critica alla differenza tra uomo e donna nella società. Il romanzo comincia con l'imprigionamento di Jane nella stanza rossa a Gateshead e più tardi co l'imprigionamento di Bertha nella tenuta di Thornfield. Il collegamento implica che l'imprigionamento di Jane è simbolico e riguarda la sua bassa classe sociale, mentre quello di Bertha simboleggia l'imprigionamento nel matrimonio delle donne nell'età vittoriana. Se loro si fossero sposati in circostanze di disuguaglianza sociale come fece Bertha, sarebbe finita con la pazzia e la sua reclusione. Mentre è difficile separare gli ostacoli economici e sessuali di Jane, sembra chiaro che il suo essere donna le precludono il suo avventurarsi nel mondo come fanno i personaggi maschili del romanzo, da Rochester, a suo zio John e infine a St. John. Infatti il suo desiderio di conoscere il mondo è ironizzato nel suo cognome, Eyre deriva dall'antico francese e vuol dire viaggiare.

Fuoco e ghiaccio

I motive del fuoco e del ghiaccio ripercorrono il romanzo dall'inizio alla fine. Il fuoco è visto positivo, creativo, mentre il ghiaccio è distruttivo e negativo. I personaggi negativi, come Mrs Reed e St. John sono associati al ghiaccio, mentre i personaggi più amorevoli, come Miss Temple, e persivo Rochester sono connessi con il fuoco. Il fuoco è positivo persino nella distruzione, come nella scena in cui Bertha appicca l'incendio e alla fine ci si libera della sua pazzia perché muore, e tutti possono vivere una vita felice.

Elementi gotici

Jane Eyre è pieno di elementi gotici tipici di fine 700 e inizio 800 nei romanzi del tempo. Questi includono i misteri (il passato di Rochester), la suspense (Rochester), l'atmosfera di fantasmi (Jane pensa di vedere il fantasma dello zio ), l'ambiente del castello (Thornfield), l'amore travolgente.

Madri sostitutive

Dopo la mancanza di amore da parte della zia, la signora Reed, Jane trova un surrogato materno in tutto il romanzo. Bessie, Miss Temple e infine la signora Fairfax si curano di Jane e le danno amore, solo la sua guida. Lei ricambia il favore prendendosi cura della giovane Adèle e dei studenti della scuola dove insegna insieme a St. John.


Film e serie TV ispirate dal romanzo Jane Eyre



Scene dal film di Zeffirelli



Jane Eyre da piccola punita quando si trovava al collegio evangelico



Jane Eyre con Mr Rochester



Jane Eyre e Mr Rochester interrotti al loro matrimonio



La bravissima attrice Charlotte Gainsbourg che ha interpretato magnificamente il ruolo di Jane Eyre nel film di Zeffirelli


Visualizza tutto

14 febbraio 2009

Outtakes from a Marriage


Ultimamente ho comprato su Internet Bookshop questo libro e l'ho letto in due giorni. È in inglese e non esiste una traduzione italiana. È un romanzo scritto da Ann Leary, scrittrice americana, moglie dell'attore/produttore Denis Leary, il protagonista della serie televisiva Rescue Me, un telefilm che hanno trasmesso  alle 3 di notte su Italia Uno in questi ultimi due mesi. È grazie a questo telefilm che sono approdata sul sito di Ann Leary e ho cominciato a scrivere sul suo blog un paio di mesi fa. La cosa che mi ha colpita di più è che lei è molto socievole e ben disposta con tutti i suoi lettori, che cerca di conoscere, e non si innalza sul piedistallo come per dire "Io sono la moglie di Denis Leary". Nel suo blog parla di tutto, dai suoi stati d'animo alla salute dei suoi cani, dai racconti della passerella ai Golden Globes, dove partecipa col marito, alla letteratura. Tutti i commenti di ogni genere sono benvenuti. Posta anche foto della sua famiglia, la sua casa, il marito, i cani e la natura che circonda la loro piccola fattoria nel Connecticut. Proprio una donna come tante, casa e famiglia.
Volevo parlare del suo romanzo. La storia è questa.
Julia e Joe Ferraro vivono a Manhattan e finalmente lui ce l'ha fatta: è la star di una serie televisiva ed è appena stato nominato per i Golden Globes come migliore attore protagonista. Dopo molti anni sono riusciti a prendersi un appartamento al mare e i loro due bambini frequentano scuole private d'élite. Nonostante la fama del marito e la sua carriera come attore famoso, loro due sono ancora follemente innamorati. O almeno così pensa Julia fino a quando una sera ascolta accidentalmente la segreteria telefonica del cellulare di Joe – un messaggio lasciato da una donna dalla voce sensuale e con l'accento del sud, che chiaramente non è solo un'amica. Julia non dice nulla al marito e cade in preda alla disperazione, che la porta a continuare ad ascoltare i messaggi di Joe in segreto, a cercare notizie di lui e altre donne sul web, senza confrontarsi direttamente con lui. Julia si rende conto che in tanti anni di matrimonio e di supporto alla carriera del marito si è annullata completamente per lui diventando invisibile.
Quando Julia e Joe si incontrarono per la prima volta lei era una ragazza nervosa che scriveva recensioni musicali per il Village Voice e faceva party con gli amici in casa. Joe era un timido studente di teatro drammatico che la corteggiò come un cagnolino. Dopo averla conquistata Julia aiutò Joe a diventare famoso e lo seguiva nelle sue ossessioni per l'aspetto esteriore, i vestiti firmati, le palestre e i party chic. Lei nel frattempo, oltre che a supportare Joe, pensò soltanto ai figli, ad indossare abiti comodi e a frequentare le assemblee scolastiche.
Ora Julia si ritrova con un matrimonio che sta andando in rotoli mentre deve partecipare con il marito alla serata dei Golden Globes. Nel frattempo decide di migliorarsi, va a fare un lifting, si fa delle extensions e si compra della biancheria intima sexy. Decide infine di lasciare il marito e glie lo comunica la sera delle nominations a Los Angeles. Ma il romanzo finisce in modo ambiguo, non si capisce se alla fine i due decidano di continuare a stare insieme oppure Julia lo lascia definitivamente.
Il finale mi ha lasciata a bocca asciutta, dopo due giorni che lo leggevo per conoscere il finale. Ma forse è bello che ognuno tragga le proprie conclusioni. Io ho capito che lei lo ha perdonato e ha continuato a stare con lui nonostante tutto. Leggendo il romanzo appare una donna sì forte per la sopportazione, ma anche fragile e non penso che abbia mai lasciato il marito alla fine, vuoi per i figli, vuoi per tutta la routine e, soprattutto, per l'amore che li legava dopo tanti anni di matrimonio.
Un romanzo sul classico tema delle donne che cercano di non perdere se stesse con il matrimonio e la maternità, Outtakes from a Marriage è una critica alla mafia che si nasconde nelle scuole materne di Manhattan, il meccanismo di Hollywood e il ticchettio dell'orologio nell'attesa della passerella sul tappeto rosso.
Il romanzo è scritto con un linguaggio molto pulito e semplice e uno stile molto sobrio. Certo che le affinità tra la storia, i protagonisti Julia e Joe e tanti altri dettagli, fanno pensare ad un romanzo autobiografico e farebbero ricondurre Julia a Ann Leary e Joe a suo marito Denis Leary, ma Ann si difende dicendo che ha voluto prendere degli spunti dalla sua vita reale, dalle sue amicizie famose, per rendere più reale il romanzo ai suoi lettori. Autobiografico o no, leggendolo mi sembrava di vedere Ann nel personaggio di Julia e Denis nel personaggio di Joe, e comunque vale la pena leggerlo perchè riporta una critica al mondo delle celebrità americane di Hollywood e il modo in cui la fama cambia le persone, anche in ambito familiare.
Visualizza tutto