Visualizzazione post con etichetta Guida allo studio del testo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Guida allo studio del testo. Mostra tutti i post

21 giugno 2010

Glossario Letterario


ALLEGORIA. Dal greco allegoría (= "parlare diversamente"). Figura retorica mediante la quale un termine (denotazione) si riferisce a un significato più profondo e nascosto (connotazione). Ad es., il Veltro dantesco, a livello denotativo, significa "cane da caccia", ma è noto che questo termine allude a un "riformatore spirituale".
Tra le allegorie tradizionali è celeberrima quella della nave che attraversa un mare in tempesta, fra venti e scogli ecc.: rappresenta il destino umano, i pericoli, i contrasti ecc., mentre il porto è la salvezza.
Il problema della comprensione delle allegorie dipende dalla loro maggiore o minore codificazione (ad es., una donna bendata con una spada o una bilancia è ormai un'immagine codificata della Giustizia).
ALLITTERAZIONE. Figura retorica di tipo morfologico, consistente nella ripetizione di uno o più fonemi uguali in più parole consecutive o molto vicine. Come in Petrarca: "di me medesmo meco mi vergogno", o in Foscolo: "quello spirto guerrier ch'entro mi rugge". Casuale nella lingua comune (ad es. "Mia mamma mangia una mela"), l'allitterazione è frequente nei messaggi pubblicitari, dove ha la funzione di favorire la memorizzazione nell'ascoltatore. Ad es.: "Mangia le mele Melinda".
ANADIPLOSI. Dal greco anadíplosis = "raddoppiamento". Figura retorica consistente nella ripresa, all'inizio di un verso o di una frase, di una o più parole di chiusura del verso o della frase precedente. Come in Quasimodo: "Invano cerchi tra la polvere, / povera mano, la città è morta. / È morta...". Oppure in Fenoglio: "In lui tutto era lento, lento era il movimento delle labbra, lento era il roteare degli occhi". In quest'ultimo esempio possiamo notare la combinazione di anadiplosi e anafora.
ANAFORA. Figura retorica consistente nella ripetizione di una o più parole all'inizio di più versi o enunciati successivi. Ad es. in Dante: "Per me si va nella città dolente, / per me si va nell'etterno dolore, / per me si va tra la perduta gente".
Come l'allitterazione, anche l'anafora si presenta con frequenza nel linguaggio pubblicitario, per richiamare l'attenzione dell'ascoltatore. Ad es.: "Selenia, speciale formula Alfa Romeo... Selenia, il motore dei nuovi motori".
ANALOGIA. Rapporto di somiglianza tra immagini o parole, basato su libere associazioni di pensiero o di sensazioni piuttosto che su nessi logici o sintattici codificati. Come l'ungarettiana "balaustrata di brezza".
ANTIFRASI. Dal greco antíphrasis = "espressione contraria". Figura retorica consistente nell'usare un'espressione per significare l'opposto di ciò che in realtà si vuol dire. Si tratta di una figura molto usata anche nel linguaggio comune: ad es. "Bella giornata, oggi!" (per significare invece che c'è brutto tempo); "Hai fatto un bel lavoro!" (per dire invece che il lavoro è stato svolto male). Come si vede, l'antifrasi è per lo più utilizzata in senso ironico.
ANTONOMASIA. Dal greco antonomàzo = "chiamo con nome diverso". Figura retorica consistente nella sostituzione del nome di una persona o di una cosa con un nome più generico o comune, con un epìteto (aggettivo) o con una perifrasi. Alcuni esempi: "il segretario fiorentino" (Machiavelli), "il padre della lingua italiana" (Dante), "la città celeste" (il Paradiso), "il principe delle tenebre" (il diavolo), "l'eroe dei due mondi" (Garibaldi), "il sommo bene" (Dio).
ASSONANZA. Somiglianza di suono fra le ultime sillabe di due o più parole (sia poste in fine di versi successivi, sia al loro interno). Si usa distinguere in assonanza tonica quando sono uguali le vocali ma non le consonanti (es. "climi / mattini") e assonanza atona quando cambia soltanto la vocale tonica (es. "puro / giro"); si ha infine assonanza consonantica, o più semplicemente consonanza, quando vi è uguaglianza di suoni soltanto nelle consonanti (es. "colla / bello").
BALLATA. Componimento poetico d'origine provenzale, che compare in Italia attorno alla metà del XIII secolo. Originariamente non aveva una struttura metrica fissa (salvo un ritornello di due o più versi) e i versi erano vari (dal settenario all'endecasillabo). Con gli stilnovisti la ballata assunse una forma più definita, preferibilmnete con soli endecasillabi o settenari oppure con endecasillabi e settenari.
La ballata classica è generalmente introdotta da una strofetta di tre versi (ballata mezzana), di quattro versi (ballata grande) o di due versi (ballata minore). La strofa introduttiva è detta "ritornello" o "ripresa". Alla ripresa segue generalmente una sola stanza (oppure due o tre: ballata replicata), divisa in due "piedi" e una "volta".
CESURA. Pausa ritmica all'interno del verso, in corrispondenza dell'accento ritmico più importante dopo quello fisso alla fine del verso (cioè sulla penultima posizione). La cesura ha un particolare rilievo nell'endecasillabo, dove il verso risulta diviso in due parti dette emistichi.
DIALEFE. Dal greco dialeìpho (= "separo"). Figura metrica consistente nel tenere distinte, in due diverse posizioni, due vocali contigue ma appartenenti a due parole diverse. Ad es. in Cavalcanti: "Di ciascuna vertù - alta e gentile". Non c'è una regola precisa per l'applicazione della dialefe, ma in genere si tende a rispettarla in casi come quello citato (cioè quando si incontrano due vocali entrambe toniche).
DIERESI. Dal greco diairéo (= "disgiungo, separo"). Figura metrica consistente nel tenere distinte in due diverse posizioni due vocali contigue in corpo di parola. Ad es. in Foscolo: "Forse perché della fatal quï-ete". O in Leopardi: "Un mazzolin di rose e di vï-ole". Non vi sono regole veramente fisse per la sua applicazione; è comunque obbligatoria in due casi: 1) alla fine del verso; 2) quando una vocale aspra (a, e, o) è seguita da una qualunque vocale tonica.
DISTICO. La strofa più piccola, composta da soli due versi.
EMISTICHIO. Ciascuna delle due parti in cui un verso risulta diviso dalla cesura. Ad es. in Leopardi: "Sempre caro mi fu - quest'ermo colle"; o in Dante: "Lo giorno se n'andava - e l'aere bruno", dove peraltro notiamo che fra i due emistichi vi è sinalefe.
ENDECASILLABO. È il verso più armonioso e vario della poesia italiana, composto da undici sillabe metriche o posizioni. A parte l'ultimo (ch'è sempre sulla penultima sillaba), ha gli altri accenti in posizione libera, anche se i più ricorrenti cadono sulla sesta (ad es. in Leopardi: "Sempre caro mi fu' quest'ermo colle") oppure sulla quarta sillaba (ad es. in Dante: "Zefiro do'lce le novelle fronde"). Si distingue in endecasillabo "a maiore", se il primo emistichio è un settenario, e "a minore" se è un quinario. Un endecasillabo a maiore è il leopardiano "Vaghe stelle dell'Orsa, - io non credea", con sinalefe tra i due emistichi; un esempio a minore è ancora il leopardiano "Questa mia vita dolorosa e nuda". Vi sono però numerose varianti.
ENFASI. Figura retorica che consiste nel mettere in particolare rilievo un termine o una frase. Ad es.: "Lui, lui sa quello che voglio dire!". Il Lausberg ha notato come, soprattutto per l'oratore e per l'attore, l'enfasi semantica si identifica con "un aumento di intensità della voce (e dei gesti)" nel momento in cui si vuole sottolineare una parola o un concetto.
ENJAMBEMENT. Separazione metrica, tra la fine di un verso e l'inizio di quello successivo, di due elementi sintatticamente legati (sintagma). Ad es. in Leopardi: "Ma sedendo e mirando, interminati / spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi...". Qualcuno usa il termine "inarcatura" (ad es. Fubini) o "spezzatura" (ad es. Di Girolamo), ma il termine francese è quello più accettato.
FIGURE METRICHE. Fenomeni sillabici, tipici della poesia, che non comportano alterazioni grafiche, ma solo una diversa modalità di lettura, ai fini del computo sillabico del verso. Sono la sineresi, la sinalefe, la dieresi e la dialefe (vedi alle singole voci).
FIGURE RETORICHE. Particolari forme espressive della lingua, fondamentali in letteratura (e soprattutto in poesia), ma frequenti anche nella lingua comune. Vengono usate per dare maggiore incisività e una più profonda carica al senso complessivo del messaggio. Si distinguono tradizionalmente in figure di parola (o del significante) e figure di pensiero (o del significato).
IPALLAGE. Dal greco hypallagé, che significa "scambio, commutazione". Figura retorica consistente nello scambio del normale rapporto sintattico o semantico fra due parole. In pratica si attribuisce a una parola ciò che, nella stessa frase, andrebbe attribuito ad un'altra parola. Ad es.: "Il magro profilo del suo volto". In Montale: "e gli alberi discorrono col trito / mormorio della rena".
IPERBOLE. Dal greco hyperbàllo (= "lancio oltre"). Figura retorica consistente nell'esagerare (amplificandolo o riducendolo) l'espressione di un concetto. Ad es.: "È un secolo che non lo vedo"; "Scendo tra un minuto"; "Sono in un mare di guai"; "Mi piace da morire"; "Non ha un briciolo di cervello". A livello letterario: "Lo scudo in mezzo alla donzella colse: / ma parve urtasse un monte di metallo" (Ariosto). Dalla storia, il detto proverbiale di Carlo V: "Sui miei dominii non tramonta mai il sole".
METAFORA. Dal greco metaphéro, composto da metà (= "oltre, al di là") e phéro (= "porto"). 
Figura retorica consistente nel trasferire una parola dall'oggetto a cui normalmente la si riferisce ad un altro oggetto, mediante un paragone sottinteso. Così, dicendo: "Tizio è un coniglio", intendiamo dire che è pavido come un coniglio. Dicendo: "L'infanzia è l'alba della vita", intendiamo dire che è l'inizio della vita, come l'alba lo è del giorno. Possiamo quindi dire che la metafora è una similitudine abbreviata, cioè sottratta dell'avverbio di paragone.
Occorre sottolineare che nei testi letterari di grande valore la pretesa di trovare un'espressione letterale corrispondente a quella metaforica è illusoria. Ad es., quando Leopardi scrive nel Passero solitario: "Primavera d'intorno / brilla nell'aria...", ci dà un'immagine insostituibile. Il verbo "brillare", che il poeta usa appunto in senso metaforico, non ha nessun possibile sostituto letterale perché la figura non è limitata al predicato, ma si proietta sul suo soggetto. È dunque la primavera ad essere vista metaforicamente. Perciò questa metafora leopardiana si può parafrasare, si può spiegare e commentare, ma non si può assolutamente convertire in un'espressione propria, cioè non figurata.
Oltre che con la metafora, uno spostamento di significato si attua anche con la metonimia e la sinèddoche.
METONIMIA. Dal greco metonymìa = "scambio di nome". Figura retorica consistente, come la metafora, nella possibilità di sostituire una parola con un'altra; ma la sostituzione metonimica avviene tra parole appartenenti allo stesso campo semantico (a differenza della sostituzione metaforica, che è più libera e tiene conto di somiglianze anche vaghe), e si basa fondamentalmente su un rapporto di contiguità logica fra le parole scambiate.
Si hanno vari casi di sostituzioni metonimiche, tra cui le più frequenti sono:
1. il contenente per il contenuto ("Bevo un bicchiere"; cioè il suo contenuto);
2. la causa per l'effetto ("Ha una bella mano"; cioè una bella scrittura);  
3. l'effetto per la causa ("Una valle di lacrime"; cioè "un luogo di sofferenza"):
4. l'astratto per il concreto ("Le prepotenze della nobiltà"; cioè dei nobili);  
5. il concreto per l'astratto ("È un uomo di buon cuore"; cioè di buoni sentimenti);
6. l'autore per l'opera ("Oggi leggiamo Montale"; cioè una sua poesia);
7. la regione o la città per gli abitanti ("La rivolta di Parigi"; cioè dei parigini);
8. la località di produzione per il prodotto ("Ho bevuto un buon Chianti").
METRICA. Termine che indica lo studio dei fenomeni che riguardano la versificazione, cioè le strutture formali specifiche del verso nella poesia (misura dei versi, figure metriche, cesura, ritmo, rime, strofe, ecc.).
ONOMATOPEA. Dal greco onomatopoiìa = "formazione di parole". Riproduzione linguistica di suoni o rumori esistenti in natura. Ad es. in Pascoli: "un breve gre-gre di ranelle"; verso in cui si rileva anche un'allitterazione in r. Fenomeno diffuso anche nella lingua quotidiana: "tic-tac", "din-don".
OSSIMORO. Dal greco oxýmoron, composto da oxýs (= "acuto") e moròs (= "ottuso, stolto"). Figura retorica consistente nell'accostamento di due termini i cui significati sembrano escludersi a vicenda. Ad es. in Giusti: "Sentia nel canto la dolcezza amara". O in Rebora: "Sinistro rumor di silenzio".
OTTONARIO. Verso di otto sillabe metriche o posizioni, molto usato ad esempio nelle canzoni a ballo quattrocentesche e nella canzonetta del Sei-Settecento.
PARONOMASIA. Figura morfologica consistente nell'avvicinare in un breve spazio sintattico due o più parole fonicamente simili ma dal significato diverso. Ad es. in Dante: "ch'i' fui per ritornar più volte volto"; oppure in Montale: "Trema un ricordo nel ricolmo secchio".
PERSONIFICAZIONE. Figura retorica consistente nel rappresentare un concetto o un oggetto come se fosse un essere animato. Ad es. in Leopardi, che si rivolge così alla luna: "Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, / silenziosa luna?". La tendenza alla personificazione, spesso inconscia, è rintracciabile anche nel linguaggio comune. Ad es.: "Quest'inverno il sole non ha proprio voglia di farsi vedere".
POSIZIONE. Espressione equivalente a "sillaba metrica", purché si tenga ben presente che essa non coincide col concetto di sillaba grammaticale. Infatti, per effetto delle figure metriche e delle leggi ritmiche (vedi ritmo), una posizione può essere occupata da più sillabe o da nessuna, e una sillaba grammaticale può dar luogo a due posizioni. Nella metrica italiana l'ultima posizione si identifica con l'ultima sillaba tonica: così l'ultima posizione dell'endecasillabo è costituita dalla decima sillaba (necessariamente tonica). Dopo questa posizione, in qualunque specie di verso, si conta una sillaba atona, anche se questa fisicamente non ci fosse (parola tronca) o ve ne fossero più di una (parola sdrucciola o bisdrucciola).  
QUARTINA. Strofa di quattro versi, fra loro variamente rimanti, che costituisce un'unità di uno schema metrico più complesso, ad esempio il sonetto (formato da due quartine e due terzine).
RIMA. È l'identità di fonemi tra due o più parole, a partire dall'ultima vocale tonica (es.: "fiore / amore"). È detta rima interna o rima al mezzo quando cade tra una parola finale di verso e una parola interna a un altro verso. Per secoli è stata un punto di riferimento fondamentale per la stessa organizzazione delle forme strofiche (vedi strofa), mentre oggi ha un'importanza relativa. In base al tipo di parola finale del verso, si distingue in piana, tronca, sdrucciola, bisdrucciola (quest'ultima però è molto rara).
La rima si presenta in varie forme, tra le quali ricordiamo:
1. la rima baciata, quando unisce due versi consecutivi secondo lo schema AA;
2. la rima alternata, quando appunto le rime si alternano, secondo lo schema ABAB;
3. la rima incrociata, quando si presenta con un ordine speculare, secondo lo schema ABBA;
4. la rima incatenata, tipica della terzina dantesca, secondo lo schema ABA.BCB.CDC.;  
5. la rima invertita, quando le rime di una strofa tornano uguali ma in ordine inverso, secondo lo schema ABC.CBA;
6. la rima replicata, quando le rime di una strofa tornano uguali e nello stesso ordine in una strofa successiva, secondo lo schema ABC.ABC.
RITMO. È il movimento creato dall'andamento degli accenti all'interno del verso. Questo andamento può rendere ritmicamente differenti versi metricamente uguali. Ad esempio un endecasillabo può avere gli accenti sulle sillabe 1-4-6-8-10, oppure 2-4-6-8-10, o ancora 3-6-8-10, ecc.
SETTENARIO. Verso di sette sillabe metriche o posizioni, con accento fisso sulla sesta posizione e uno o due accenti mobili sulle prime quattro. Si alterna spesso all'endecasillabo, come nella canzone leopardiana A Silvia.
SIMILITUDINE. Figura retorica fondamentale, da cui tradizionalmente deriva per abbreviazione la metafora. Consiste nell'esprimere un'idea mediante il suo accostamento a un'altra idea che abbia con la prima un rapporto di somiglianza esplicitamente descritto. Ad es. in Pascoli: "quando partisti, come son rimasta! / come l'aratro in mezzo alla maggese".
SINALEFE. Figura metrica consistente nella fusione in una posizione della vocale finale di una parola con la vocale iniziale della parola successiva, all'interno dello stesso verso. Ad es. in Leopardi: "dolce-e chiara-è la notte-e senza vento".
SINEDDOCHE. Figura retorica affine alla metonimia, dalla quale si distingue perché il rapporto fra il termine impiegato e quello sostituito non è di tipo qualitativo (logico) ma quantitativo. Si ha dunque sinèddoche quando si usa:
il tutto per la parte (ad es.: "scarpe di vitello" per "pelle di vitello"); 2. la parte per il tutto (ad es.: "son rimasti senza tetto" per "senza casa").
SINERESI. Figura metrica consistente nella fusione di due vocali grammaticalmente distinte (cioè in iato) in corpo di parola. Ad es. in Leopardi: "ed erra l'armonia per questa valle", dove -ia di "armonia" è grammaticalmente uno iato e andrebbe pertanto distinto, ma rientra nella stessa posizione. La sinèresi è di solito proibita in due casi: 1) alla fine del verso; 2) quando una vocale aspra (a, e, o) è seguita da una qualunque vocale accentata (vedi dieresi).
SINESTESIA. Dal greco synàisthesis = "percezione simultanea". Figura retorica consistente nell'accostamento di due termini relativi a sfere sensoriali diverse. Ad es. in Dante: "I' venni in luogo d'ogni luce muto" (dove luce riguarda la vista, e muto l'udito); oppure in Quasimodo: "... all'urlo nero / della madre" (dove urlo riguarda l'udito, e nero la vista).
SONETTO. Forma poetica antichissima, e forse la più usata nella poesia italiana tradizionale, a partire dalla "scuola siciliana". Si compone di due quartine (con schema di rime ABAB ABAB oppure ABBA ABBA) e due terzine (con vari schemi di rime: CDE CDE, CDE EDC, CDC CDC, CDE DEC, ecc.).
STROFA. Termine che indica un raggruppamento di versi caratterizzato: 1. dal tipo di versi usati 2. dal numero dei versi 3. dalla disposizione delle rime.
In generale si distinguono strofe monometre (cioè formate da versi di uguale lunghezza) e strofe polimetre (cioè formate da versi di lunghezza disuguale).
Quanto al numero dei versi impiegati e alla disposizione delle rime, le strofe più comuni sono:
1. il distico (schema AA)
2. la terzina (schema ABA.BCB.CDC)  
3. la quartina (schema ABAB oppure ABBA)
4. la sestina (schema ABABCC)
5. l'ottava (schema ABABABCC)  
6. la nona rima (ABABABCCB).
I poeti contemporanei tuttavia, in coincidenza con l'impiego del verso libero, usano solitamente strofe senza alcuno schema fisso di versi o di rime.
TERNARIO. Verso di tre sillabe metriche o posizioni (detto anche "trisillabo"), solitamente combinato con altri versi più lunghi. Da solo e in serie è invece usato raramente.
TERZINA. Strofa di tre versi, costituisce uno degli schemi metrici fondamentali della poesia italiana (vedi sonetto).
VERSI LIBERI. Con questa espressione si indica generalmente una successione di versi non riconducibili a misure tradizionali, com'è per gran parte della poesia contemporanea. Tuttavia la stessa espressione è valida anche per un insieme di versi che metricamente sono tradizionali ma non ubbidiscono a schemi strofici o a concatenazioni di rime tradizionali. Per il primo caso possiamo citare, tra i numerosissimi esempi, I fiumi di Ungaretti; per il secondo, La pioggia nel pineto di D'Annunzio.
VERSI SCIOLTI. Si dicono sciolti i versi non legati da rima, anche se metricamente tradizionali. L'esempio più celebre è costituito dai Sepolcri foscoliani.
VERSO. Sequenza (cioè successione ordinata) di parole, e quindi di sillabe, caratterizzate da un ritmo ben definito. Il computo sillabico è però regolato dalle figure metriche, per cui la lunghezza dei singoli versi può presentare oppure no coincidenza tra sillabe grammaticali e posizioni.
In base al tipo di parola finale del verso si distinguono:
1. versi piani (se terminano con parola accentata sulla penultima sillaba);  
2. versi tronchi (se terminano con parola accentata sull'ultima sillaba);
3. versi sdruccioli (se terminano con parola accentata sulla terz'ultima sillaba);
4. versi bisdruccioli (se terminano con parola accentata sulla quart'ultima sillaba).
In base al numero di posizioni presenti si distinguono invece in: bisillabo, ternario, quaternario, quinario, senario, settenario, ottonario, novenario, decasillabo, endecasillabo; e inoltre versi doppi (solitamente quinari, senari, settenari o ottonari accoppiati).
ZEUGMA. Figura grammaticale consistente nel far dipendere da un solo verbo più termini o espressioni che richiederebbero ciascuno un verbo proprio. Ad es. in Dante: "parlare e lagrimar vedrai insieme" (dove vedrai si adatta in realtà soltanto a lagrimar); oppure in Leopardi: "Porgea gli orecchi al suon della tua voce / ed alla man veloce / che percorrea la faticosa tela" (in cui ovviamente la man veloce non può produrre sulla tela un gran frastuono).
Visualizza tutto

07 maggio 2010

Scrivere un saggio critico


Molti studenti si incupiscono quando vengono assegnati loro compiti di scrittura come i saggi critici su un'opera letteraria. La ragione di questa repulsione la si trova nel fatto che per loro è difficile scrivere un lavoro letterario perché non si sentono all'altezza di un tale compito. Sono intimiditi dall'idea di sviluppare loro interpretazioni su un testo scritto da un autore famoso e brillante.
Bisogna ricordare che un testo letterario non è un documento autorevole oggettivo che contiene delle verità scientifiche che non possono essere contraddette, ma un testo soggettivo derivato dalla fantasia dello scrittore, un racconto. Certo è che bisogna avere un minimo di cultura e studiarne almeno il periodo storico della composizione e la biografia dell'autore per poter meglio capire le dinamiche psicologiche che lo hanno portato a scrivere una tale opera. I lettori possono, quindi, interagire con la letteratura in questo modo e possono apportare il loro contributo culturale al lavoro dello scrittore.
 

Che cosa è un saggio critico?

Un saggio critico è un'analisi approfondita di un'opera letteraria insieme all'opinione obiettiva del lettore. Si chiede semplicemente al lettore di esprimere le sue interpretazioni e le sue opinioni su un determinato testo. Un saggio critico è una critica o recensione di un lavoro altrui, di solito un'opera artistica - ad esempio libri, giochi, cinema, pittura. Bisogna considerare comunque che esso non deve contenere solo l'interpretazione personale del lettore, ma anche una sintesi del contenuto del libro e un'opinione obiettiva del suo valore artistico, esaminando i suoi aspetti positivi e negativi.
Il saggio critico è informativo
 

Perché gli insegnanti assegnano i Saggi critici?

Certamente non lo si fa per torturare gli studenti! Scrivere un saggio critico dà allo scrittore (e al lettore) una più profonda comprensione di un testo. Costringe a guardare profondamente nell'opera e a trovarne interpretazioni significative. Questo tipo di analisi approfondita sviluppa l'essenziale capacità di pensiero critico che gli studenti portano con sé per tutta la loro vita.

La scelta di un testo letterario

Solitamente sono gli insegnanti ad assegnare agli studenti un testo da analizzare. Ma se vi è libera scelta bisognerebbe optare sempre per un testo che si ritiene interessante, anche se di difficile interpretazione; non lo si deve escludere solo per la paura di sbagliare qualcosa. È sempre la passione per qualcosa che va ad incidere sul risultato positivo finale. Non bisogna scegliere un'opera famosa e che piace a molti ma a noi no, solo perché si ritiene che possa far guadagnare punti. Per scrivere una dissertazione di successo, alla base dovrebbe esserci sempre l'interesse. Solo in questo modo possiamo sperare di fare del nostro meglio.
 

Analisi di un'opera letteraria

Questa è forse la parte più difficile e più lunga che precede il processo di stesura del saggio. Bisogna ragionare sul testo, dopo averlo letto ovviamente. Bisogna analizzare le principali caratteristiche letterarie, e chiedersi:
  • In che contesto storico e culturale è stata composta l'opera?
  • Qual è l'argomento principale del testo?
  • Chi è il protagonista? Chi sono i personaggi secondari?
  • Qual è la trama?
  • Chi narra la storia? È in prima o terza persona?
  • Quali sono i temi* della storia?
  • Quali sono i motivi**?
  • Quali sono i simboli***?
  • Qual è il climax****?
  • Quali sono i fattori chiave*****?
  • Quali tecniche di narrazione vengono usate?
* I temi: sono le idee fondamentali e universali esplorate in un'opera letteraria (es. l'indipendenza femminile, l'onore, la morte, ecc.)
** I motivi: sono strutture ricorrenti, contrasti letterari e dispositivi che possono aiutare a sviluppare e comunicare i temi principali del testo (fuoco, acqua, aria, ecc.).
*** I simboli: sono oggetti, personaggi, figure e colori utilizzati per rappresentare idee astratte o concetti (possono essere una stanza, una spada, una nave, ecc, a seconda dell'opera).
**** Il climax: è
una figura retorica che consiste nell'usare più termini o locuzioni con intensità crescente; se l'intensità è decrescente si parla di anticlimax.
***** I fattori chiave: tipo di lavoro (poesia o prosa), genere (epica, saggio, romanzo, ecc.), lingua, tempo e luogo, ambientazione, il punto di vista del narratore, il tono (allegro, ironico, pietoso, ecc.), il tempo grammaticale (al passato o al presente), il conflitto.
Chiedersi: perché un personaggio prende una decisione particolare? Perché la storia è ambientata in quel posto e in quel tempo? Perché l'autore sceglie di raccontare la storia da questo o quel punto di vista? Qual è il messaggio complessivo o la lezione di vita che ne deriva?
Una volta trovate le risposte a tutte queste domande, e dopo aver approfondito sul periodo storico e sulla corrente letteraria a cui appartiene l'autore dell'opera, è possibile stilare una prima scaletta sintetica di ogni punto analizzato, che successivamente verrà ampliato. Il grosso del lavoro è fatto.

 
 

La stesura

Usare sempre la terza persona. Sviluppare in ordine la scaletta e decidere quale sarà la nostra conclusione finale, cioè le nostre interpretazioni e le nostre opinioni sull'opera. Focalizzare l'attenzione su un solo aspetto dell'opera e discuterne approfonditamente. È meglio trattare un solo argomento per bene che trattarne tanti in maniera superficiale.
Un suggerimento è quello di usare le informazioni storiche per dimostrare l'importanza del lavoro e il motivo della nostra valutazione.
È bene sviluppare le argomentazioni attraverso l'utilizzo di elementi che spiegano la nostra posizione, confrontandola con le opinioni degli esperti che abbiamo consultato, che vanno sempre citati: autore, nome del libro, numero di pagina, editore e anno di pubblicazione. 
 

Cosa bisogna considerare?

  1. Il saggio critico deve esaminare brevemente altri pareri sulla stessa opera che stiamo analizzando. Li useremo per rafforzare la nostra posizione. Bisogna citare sia il parere di esperti che sono in contrasto con il nostro punto di vista che quelli in accordo con la nostra posizione.
  2. Bisogna usare elementi che giustifichino il fatto che la nostra conclusione sia più corretta rispetto alle opinioni opposte, esaminando la forza del ragionamento e la qualità delle loro conclusioni in contrasto con le nostre.
  3. Includere esempi, statistiche e aneddoti.
  4. Trovare elementi di prova all'interno del lavoro stesso, in altre discussioni di critica e attraverso fonti esterne quali una biografia dell'autore o dell'artista.

Fase finale

Dare un titolo al saggio. Un titolo che rispecchi un solo aspetto che più ci ha colpito e di cui abbiamo parlato più ampliamente nella dissertazione. Scrivere un'introduzione per presentare l'argomento che abbiamo trattato nel saggio. È importante parlare dell'autore dell'opera letteraria. Fare anche un accenno di quelle che sono le nostre considerazioni e opinioni sull'opera, opinioni che poi verranno ampliate alla fine, nel paragrafo conclusivo.
Scrivere una conclusione ribadendo la nostra posizione e riassumendo come le prove riportate sostengano il nostro punto di vista.
Verificare, infine, che l'intero saggio sia ben organizzato ortograficamente e che le informazioni all'interno di ogni paragrafo siano bene ordinate.
Visualizza tutto

03 maggio 2010

Tipologie Letterarie


La letteratura si divide in due tipologie principali: letteratura scritta e letteratura orale. La letteratura orale comprende le ballate, mito, barzellette, racconti popolari e fiabe, fonte considerando che ha scritto il dramma, romanzo, poesia e letteratura non-fictional.
"Quando lessi la grande letteratura, il grande teatro, discorsi o sermoni, capii che la mente umana non ha realizzato nulla di superiore alla capacità di condividere sentimenti e pensieri attraverso il linguaggio." - James Earl Jones
I principali tipi di letteratura di tutto il mondo sono in greco, latino, inglese, francese, spagnolo, cinese, italiano, giapponese e russo. La letteratura è una forma ben ponderata di un linguaggio che influenza le menti dei lettori di ogni età. Il Rinascimento italiano è l'età di Michelangelo e Leonardo da Vinci, mentre in quella greca comprende per lo più la letteratura degli Dei greci e mitologica.
Il Romanticismo di Wordsworth è la letteratura che è orientata verso la natura e può essere considerato l'inverso del classicismo. In epoca odierna il Modernismo e Post modernismo usa un linguaggio artificiale basato su ambiguità, satira e parodia. Alcuni autori scelgono metodi di composizione lunga per intrecciare più di un racconto. Inoltre, la letteratura è una parte del linguaggio scientifico che viene utilizzato anche per analizzare la grammatica, l'uso, il lessico e la semantica.
 
 
 

Generi Letterari

Letteratura immaginaria:
  • Dramma: è il dialogo teatrale drammatico eseguito sul palco e si compone di cinque atti. La tragedia, commedia e melodramma sono i tipi di sub-dramma, es. William Shakespeare, un drammaturgo elisabettiano che compose opere teatrali come l'Amleto, Romeo e Giulietta, Re Lear, che sono famosi per la combinazione di tragedia e commedia insieme. Gioco, farsa, fantasy, monologo e commedia di costume sono alcuni dei generi del dramma.
  • Tragedia: è una storia del personaggio principale che affronta la sfortuna. La tragedia ha elementi di orrori e di lotta e si conclude di solito con la morte di una persona. L'Iliade e l'Odissea di Omero sono i due famose tragedie greche.
  • Commedia: il personaggio principale supera i conflitti ed è a lieto fine. L' aspetto generale della commedia è ironico e divertente, è piena di risate e le questioni sono trattate molto alla leggera. Gli elementi utilizzati nella commedia sono: il romanticismo, l'esagerazione, le sorprese e una visione comica della vita.
  • Melodramma: Il melodramma è una miscela di due sostantivi: 'melodia' e 'dramma'. Si tratta di un gioco musicale più popolare nel 1840. La Capanna dello zio Tom è uno dei più popolari melodrammi che descrive la crudeltà della vita e del lavoro. È a lieto fine come la commedia.
  • Tragicommedia: la rappresentazione che inizia con la modalità grave, ma ha un lieto fine.
     

Prosa Letteraria

La storia, il giornalismo, la filosofia, la narrativa e gli scritti di fantasia, scritti scientifici, letteratura per l'infanzia sono inclusi in Prosa Letteraria.
 
Fantasy:
Sono le fiabe e favole che narrano di avventure e magia dove manca la logica il supporto scientifico delle azioni. Personaggi sono solitamente cavalieri, orchi, draghi, principi, principesse, nani e folletti. Le filastrocche, i canti e le ninne nanne sono altre forme di questo genere che colpiscono gli interessi dei bambini. Creative natura e mito sono storie di stelle e luna. Racconti di magia come il famoso Harry Potter e il Signore degli Anelli.
 
Racconto breve:
I racconti brevi sono più corti rispetto ai romanzi e hanno una sola storia di un solo personaggio, a differenza del romanzo dove si intrecciano svariati avvenimenti e più storie, anche se collegate l'un l'altra. I racconti brevi sono ben raggruppati e di facile lettura, tema concreto, alcune finestre di dialogo e si concludono con la risoluzione.
 
Romanzo:
Il Romanzo può essere basato sull'amore, la criminalità, l'avventura o politica e la storia è divisa in molte parti.
I principali tipi di romanzi sono:
  • Allegoria: La storia simbolica ruota attorno a due significati. Quel che dice lo scrittore direttamente è completamente diverso da quello del significato trasmesso alla fine. L'allegoria politica e quella storica sono due esempi di questo genere.
  • Commedia: La satira è molto comune nei romanzi a forma di commedia e cerca di concentrarsi sui fatti della società e sui loro desideri lasciando perdere i fatti drammatici.
  • Epistolare: Una raccolta di lettere compone il romanzo epistolare. La Pamela di Samuel Richardson e Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis di Foscolo sono solo due esempi del romanzo epistolare.
  • Femminista: Questi tipi di romanzi sono scritti da donne di tutto il mondo per far emergere il ruolo delle donne in una società prevalentemente maschilista. Massimi esempi furono Virginia Woolf, Karen Blixen per la letteratura inglese e Oriana Fallaci per la letteratura italiana.
  • Gotico: La fiction gotica è la combinazione di entrambi orrore e romanticismo. Il melodramma e la parodia sono stati raggruppati nella letteratura gotica nelle sue fasi iniziali.
  • Ironico: I romanzi ironici sono noti per l'uso eccessivo dell'ironia della tecnica narrativa. Sono satire sulla società contemporanea su tematiche culturali, sociali e politiche.
  • Realismo: I romanzi realistici si basano sulle verità della società ordinarie e dei loro problemi. Essi si concentrano sulla trama, i personaggi e la struttura del romanzo.
  • Romanticismo: L'amore e ottimismo sono al centro dei romanzi romantici, le storie d'amore. La loro origine si ha nei paesi occidentali. In sostanza la storia ruota attorno a storie d'amore dei personaggi principali. Alcune sub categorie dei romanzi d'amore sono il paranormale, l'erotismo e la suspense.
  • Narrazione: Lo stile narrativo dove lo scrittore diventa la terza persona che racconta tutta la storia intorno a dei personaggi vista dal di fuori.
  • Naturalismo: Il naturalismo si basa sul teoria di Darwin ed è questa la base dei romanzi naturalistici.
  • Picaresco: Sono i romanzi rosa che trattano di ideali, temi e principi che rifiutano i pregiudizi cosiddetta della società.
  • Psicologico: La prospettiva psicologica della mente di un personaggio con una risoluzione.
  • Storico: l'azione si svolge in un determinato periodo storico e vengono narrati i fatti storici uniti alla fantasia dell'intreccio.
  • Satira: Nei romanzi satirici si critica la società contemporanea. Due romanzi famosi sono I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift e Animal Farm (La fattoria degli animali) di George Orwell.
  • Stream of Consciousness: è la tecnica del "flusso di coscienza" e si centra sullo stato interiore dei personaggi. Un romanzo lunghissimo può descrivere anche i pensieri di una sola giornata del protagonista. Massimo esempio è l'Ulysses di James Joyce e La coscienza di Zeno di Italo Svevo per la letteratura italiana.
Un romanzo parla anche di aspetti sociali, politici e storici e può essere un romanzo di protesta, materialista, romanzo allegorico, romanzo di impegno, romanzo naturalistico, il romanzo marxista, romanzo radicale, romanzo rivoluzionario, romanzo contro la guerra, romanzo utopistico, romanzo futuristico, il romanzo anarchico, romanzo di filosofia sociale, romanzo di idee, ecc.

 
Racconto Folkloristico:
Sono racconti popolari secondo la tradizione che hanno suscitato interesse fin dai tempi antichi. Sono quelli che raccontano le persone anziane ai bambini. Sono storie religiose, di magia e superstizioe, favole e fiabe, detti e proverbi.

 
Tipi di poesia:
La poesia è il traboccare spontaneo di sentimenti potenti raccolti in uno stato di tranquillità. La poesia greca è in versi liberi e nella poesia persiana troviamo le rime. Ecco alcune forme di poesia:
  • Sonetto: inventato da Jacopo da Lentini nel Duecento e poi utilizzato da Shakespeare, è il poema breve di 14 versi raggruppati in due quartine e due terzine. Il tema è l'amore.
  • Ballata: sono poesie d'amore che vengono cantate dal poeta o di un gruppo di cantanti.
  • Elegia: Questo tipo di poesia è il lamento per la morte di una persona. Thomas Gray era un famosissimo poeta per questo genere triste.
  • Ode: È la poesia formale e lunga di natura grave.
  • Allegoria: L'allegoria è la forma famoso della poesia ed è amato dai lettori, perché dei suoi due significati simbolici. Uno è il significato letterale e l'altro è il significato profondo.
  • Epica: i poemi epici sono i poemi narrativi che trasmettono senso morale e cultura di quel periodo. Sono leggendari e non per forza basarti sui fatti storici. Esempi massimo sono l'Odissea e l' Iliade di Omero.
  • Lirica: Ha origine greca. È l'appello diretto di un poeta ai lettori in merito a qualsiasi incidente o evento storico. I testi sono il più delle volte simili ai sonetti o alle odi .
 
Saggistica Letteraria:
La Saggistica Letteraria è opposta alla finzione ed è informativa e analizza le opere letteraria, valutando il contesto storico del'autore e analizzando i personaggi e gli intrecci di una determinata opera, nonché facendo parallelismi tra due o più opere letterarie.

 
Principali tipi di letteratura non-fiction:
  • Autobiografia e Biografia: L'autobiografia è la storia della vita dell'autore e viene scritto dall'autore stesso. La biografia è sempre la vita di un autore ma può essere scritto anche da un terzo autore.
  • Saggio: In generale esprimono il punto di vista degli autori su qualsiasi argomento particolare in modo dettagliato. Il saggio è un semplice modo di narrare l'argomento principale, quindi sono descrittivi, lunghi con riserva orientata e comparativa. Ci sono diversi tipi di saggio: saggio personale, saggio espositivo, risposta ad un saggio, saggio di processo, saggio convincente, saggio argomentativo, saggio critico, il saggio intervista, saggio di tipo riflessivo, saggio valutativo, saggio di osservazione, saggio di applicazione, ecc.
  • Critica letteraria: è lo studio critico di un'opera letteraria, dove i critici applicano diverse teorie, criteri di valutazione e spiegazione del testo o un saggio per dare giudizi globali. Platone, Aristotele, TS Eliot, Saussure e Frye furono solo alcuni famosi critici.
  • Letteratura di viaggio: narrano di viaggio all'estero con la descrizione degli eventi, date, luoghi, monumenti e punti di vista dell'autore.
  • Diario: i diari sono gli eventi registrati dall'autore che non hanno scopo di pubblicazione. È il lavoro di massima della propria routine quotidiana, avvenimenti, i giorni o avvenimenti memorabili nella loro vita. Ad esempio Il diario di Anne Frank è stato pubblicata dal padre nel 1940. I diari riguardano anche lettere di business, newsletter, tempo e annunci. Nel mondo odierno di Internet, gli scrittori scrivono in blog, forum e siti di social networking, per trasmettere i loro pensieri. Anche questa è una forma di scrittura di diario.
  • Giornale: Si tratta di una raccolta di notizie giornaliere o settimanali di politica, sport, tempo libero, moda, cinema e degli affari.
  • Rivista: Le riviste possono essere di argomenti specifici; moda, affari, scienza, animali, ecc. e trattano un solo argomento.
  • Journal: il Journal è uno dei tipi di diari che registra informazioni infinite. Ci sono i seguenti tipi:
    • Personale: Serve all'analisi personale di chi lo tiene. Ci si possono scrivere obiettivi, pensieri quotidiani, eventi e situazioni.
    • Accademico: è per gli studenti che fanno ricerca o dissertazioni su argomenti specifici.
    • Creativo: Sono le riviste di scrittura creativa fantasia di un racconto, poesia o narrativa.
    • Commercio: le Riviste commerciali sono utilizzate a scopi industriali e vi si dettano le informazioni pratiche.
    • Dialettico: Questa rivista è l'uso da parte degli studenti di scrivere sul taccuino a doppia colonna. Possono scrivere fatti, esperimenti, e osservazioni sul lato sinistro e su lato destro una serie di pensieri e di risposte.
Forma moderne di divulgazione letteraria:
Oggi troviamo, oltre ai vecchi libri cartacei, filmati audio e video, CD e cassette che ci presentano la letteratura o i grandi classici in maniera più semplice e comoda. Le poesie digitali sono di tendenza. Troviamo ebooks (libri da visualizzare sullo schermo del pc) testi interattivi (ipertesti) su cd rom con moderni metodi di apprendimento per i bambini, che possono riguardare lingue, scienza, storia, ecc. Troviamo magazine online, siti internet dove possiamo consultare le notizie del giorno senza comprare il giornale, e troviamo persino gli audio books, libri digitali che vengono letti da software potenti e che si possono racchiudere in un piccolo telefono cellulare. Offrono il vantaggio dell'ascolto del libro e della riflessione senza far stancare gli occhi.
Concludendo possiamo affermare che la letteratura è un grandissimo patrimonio per l'umanità. Essa abbraccia tutti i secoli, ci parla della storia e della natura umana, delle culture e delle persone vissute in passato.
Visualizza tutto

01 marzo 2009

Karen Blixen: l’Africa, esilio e estraniamento


Nel 1998 ho frequentato un corso di Lingua e Letteratura Inglese all'Università D'Annunzio, il cui programma era interamente dedicato alla scrittrice danese Karen Blixen. Questo corso, della Prof.ssa Clara Mucci, mi ha fatto appassionare tantissimo di letteratura inglese al femminile, per certi versi marginale. Oltre a Karen Blixen, Virginia Woolf e le altre due scrittrici famose dell'800: Charlotte Bronte e Jane Austen. Oltretutto ho superato l'esame brillantemente con i complimenti della prof, che mi ha lasciata lusingata e meravigliata quando, parlando in inglese, sempre su Karen Blixen, mi osserva, mi ascolta e mi fa "Where are you from?" e io "Ortona" - ho fatto una gaffe perché non intendeva sapere quello - "No, no, I mean: you are not Italian, are you?" e io "Yes, I'm quite Italian! Why?" e lei "You have a particular accent, Danish or German, but not Italian!". Non me lo scorderò mai.
In seguito avevo pensato di fare la tesi in Letteratura proprio su Karen Blixen, e mi sono trovata ad un bivio: Letteratura Inglese o Linguistica Generale? Dopo tanti ripensamenti ho optato per la linguistica, visto che al tempo avevo più un mente analitica, e mi sono buttata su fonetica, fonologia, lessicologia e disordini del linguaggio, quali afasia, linguaggio dei sordomuti e acquisizione del linguaggio in età infantile. Alla fine però ho fatto una tesi in Linguistica Computazionale e Lessicografia il cui titolo è "Recenti Acquisizioni della Lessicografia Statistico-Computazionale Italiana e Anglosassone".
  
È da poco che ho riscoperto l'anima umanistica e letteraria che è in me. Ovviamente c'è sempre stata, ma si trovava in uno stato latente. Ora riesce fuori. Mi piace scrivere, analizzare le opere letterarie e leggere romanzi, cosa che un tempo ritenevo inutile e noiosa. Sono materie che ho studiato all'università per obbligo dato che erano nei programmi di studio, anche se quando le studiavo mi piacevano. Ora mi mancano e scopro di non aver dato il peso meritato a questi studi. Ogni cosa, ogni materia che ho studiato all'università, l'ho studiata con criterio, ho approfondito, e mi ricordo ancora tutto a distanza di molti anni. Le cose che ho studiato mi sono piaciute, tutte. Ho impiegato del tempo per laurearmi, questo è vero, ma tutto quello che ho appreso al momento è entrato nella mia memoria a lungo termine, e di questo mi compiaccio. Ora riscopro l'amore per la letteratura, sarà la vita in campagna, l'ispirazione del luogo, sarà ciò che in letteratura si chiama Locus Amoenus, sarà la vita famigliare e mio figlio. Non lo so, fatto sta che mi piace moltissimo questa mia nuova, o per meglio dire, "riscoperta" passione.
  

Perché la Blixen sceglie di scrivere in inglese e non in danese, che era la sua lingua?

Karen Blixen, modernista, antimodernista, tardo-romantica e decadente, gotica e postmoderna, inglese e danese, femminista, anti-femminista famosa più che altro per il suo romanzo autobiografico La mia Africa (Out of Africa) farebbe parte della letteratura marginale e d'esilio, in quanto lei, di origini danesi, una volta visitata l'Africa e dopo aver vissuto diverso tempo lì, una volta tornata nella sua Danimarca, si sarebbe sentita estraniata, avrebbe sentito che non era più la sua terra, che la sua terra era invece l'Africa. Per questo motivo, come ribellione, ha scelto un'altra lingua per scrivere le sue storie e i suoi romanzi. Ha scelto l'inglese, lingua dell'esilio. Rifiutando di scrivere in lingua danese è come se avesse voluto rifiutare la grigia e fredda Danimarca.
  
Nel suo libro Tempeste Clara Mucci scrive:
  
"Abitatrice di margini troppo applauditi per essere realmente tali eppure lontana anni luce da scrittori e scrittrici del Canone, modernisti e non, oggetto di studio di rare monografie in Italia o nei paesi scandinavi e anglosassoni, Karen Blixen si offre come spettacolare abitatrice di vari gradi di 'esilio' e di estraniamento.
Il primo, il volontario esilio della scrittura in una lingua non materna, sembra quasi rappresentare la condizione esemplare della scrittura in sé, se è vero, come scrive de Certau, che la scrittura è il luogo del riconoscimento dell'impossibilità di un 'proprio luogo' per il soggetto e non si dà scrittura se non per divisione, alterità, estraniamento. Scrittura come fondamentalmente abitata da assenza, agli antipodi della parola orale e della presenza di cui l'Occidente si è nutrito, per dirla con Jacques Derrida. Dietro la parola della Blixen, l'eco di una voce che non solo differisce per statuto, archi scrittura di una phonè irrecuperabile, ma traccia di una alterità che fa dell'ambiguità e della mancanza (sono queste per Derrida le caratteristiche della scrittura) i presupposti imprescindibili.
La Blixen sceglie per la sua scrittura la lingua dell'esilio (l'esilio' volontario in Africa) e della mancanza (la lingua, come lei stessa dirà, della 'sua' Africa, la terra che lei definisce "my heart's land", la lingua da lei usata nel raccontare le storie al suo uomo, ogni volta che Denys Finch Hatton tornava alla fattoria, la lingua che suggella la scomparsa di quel mondo, di quegli anni, di quella fondamentale relazione amorosa); la Blixen abitatrice privilegiata, si direbbe, di quella letteratura 'minore' di cui Deleuze e Guattari scrivono come di una forza rivoluzionaria.
Una letteratura 'minore', infatti, non si serve di una lingua minore, ma costituisce una zona marginale entro una lingua 'maggiore' (come possono dirsi, per ampiezza d'uso e tradizioni, l'inglese, il francese, il tedesco, per esempio, in Occidente). La caratteristica essenziale non consiste nella differenza linguistica ma in quella che gli autori chiamano déterritorialisation", sperimentata, ad esempio, da Kafka ebreo ceco che si trova a scrivere nell'ambito del tedesco, dagli scrittori irlandesi o dagli ebrei americani nell'ambito della lingua inglese. M la 'deterritorializzazione' per la Blixen acquista valenze diverse ed estreme perfino entro una "minore" letteratura d'esilio così definita. L'inglese per lei assume le caratteristiche della scelta dell'estraniamento come patria (Heimat) in cui si nega la lingua 'materna', il danese, sentito da sempre come unheimlich, vero spaesarnento, per trovare nella perdita — della patria, della lingua danese, prima, e nella perdita e nella morte, nella catastrofe, la perdita della fattoria in Africa, del compagno legato all'origine stessa del suo diventare una story-teller se dobbiamo credere alla sua voce che racconta "I had been telling some of the stories to a friend when he came to stay on the farm" — e nel volontario esilio, una collocazione, una più consistente 'abitazione', un luogo di espressione, transito epifanico del sè."
  
  
Casa-museo di Karen Blixen in Danimarca
  
Stanza della casa in Danimarca dove la Blixen scriveva. Si vedono alla parete degli oggetti d'avorio che richiamano l'atmosfera africana. Sulla sua scrivania le penne in ordine, la vecchia macchina da scrivere e delle foto di Denys Finch Hatton
  
In questa vecchia foto Denys Finch Hatton, Rose Cartwright, Karen Blixen e due bambini del Kenia
…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
ATTENZIONE! I commenti sotto questo post risalgono ai primi due giorni di pubblicazione dello stesso, soltanto che li avevo ricevuti su Facebook, dove avevo importato questo link, per questo hanno date recenti, perchè ho provveduto a pubblicarli soltanto oggi.
Visualizza tutto

23 febbraio 2009

Il Grande Mare dei Sargassi


Forse non moltissimi sanno che esiste un romanzo che funge da prequel nella storia di Jane Eyre, costituendo comunque una storia a parte, con i suoi intrecci e passioni travolgenti. Il libro in questione è Wide Sargasso Sea (Il grande Mare dei Sargassi) pubblicato dalla scrittrice inglese Jean Rhys nel 1966. Come ho già detto altrove Il grande Mare dei Sargassi ripercorre la vita di Bertha dal suo punto di vista, la moglie pazza di Mr Rochester di Jane Eyre. Jean Rhys, della letteratura postcoloniale, ha voluto difendere i Caraibi e la cultura diversa che non per questo deve esser vista male dagli occidentali, che consideravano pazzi e strani coloro che venivano da lì. In questo caso è una critica agli inglesi dalle perfette maniere, e stiamo parlando del periodo vittoriano, conosciuto appunto per il decoro e le buone maniere nella società. Jean Rhys pone così una critica alla bravissima Charlotte Bronte e una difesa del mondo marginale e sconosciuto dei Caraibi.

 

Introduzione

Il grande Mare dei Sargassi è un opera letteraria corta ma densa di avvenimenti e passioni. J .Rhys, profondamente colpita dalla figura di Bertha che i lettori conoscevano, o meglio non conoscevano, attraverso la descrizione di Rochester, decide di farla diventare l'eroina del suo romanzo, nel quale racconta la vita di Bertha, rinominata Antoinette, prima della pazzia e prima di essere obbligata a lasciare la Jamaica per trasferirsi in Inghilterra con il marito. Nell'opera della Rhys, il punto di vista viene rovesciato, Antoinette non è più descritta attraverso gli occhi del marito, bianco e inglese, non è più in suo potere, ma riconquista la sua centralità.
Nel mondo della critica Anne B. Simpson dice "E' un testo che offre possibilità interpretative incompatibili ambigue e comuni". L'opera di Rhys è stata classificata come opera del post-strutturalismo, un movimento letterario che insiste sull'assenza della verità assoluta nel mondo. Per essere sicuri, il Mare dei Sargassi resiste alla definizione fino al punto che il lettore si sente frustrato, in quanto le visioni tipiche del sogno, le impressione frammentate, le frasi incomplete e le voci in prima persona multiple gli creano un senso di disorientamento.     Questa confusione riflette le esperienze dei personaggi principali del romanzo. Forse a causa della sua moltitudine di possibilità interpretative, il romanzo ha attratto una vasta critica, dalle femministe ai decostruzionisti ai teorici del post-colonialismo.
Indubbiamente il pezzo di informazione contestuale più importante su Il grande mare dei Sargassi è che la storia fu ispirata al famoso capolavoro del XIX secolo Jane Eyre (1847)
di Charlotte Bronte. In Jane Eyre l'eroina accetta la posizione come governante nella remota contea e tenuta di Thornfield. Lei si innamora dei suo datore di lavoro, molto più vecchio di lei, e accetta di sposarlo. Il giorno delle loro nozze salta fuori che Rochester è già sposato e nasconde sua moglie Bertha, pazza, nell'attico della sua tenuta. (Questo spiega la voce demoniaca che Jane sente di notte nella tenuta). Jane traumatizzata da questa notizia lascia Rochester e Thornfield, che la donna pazza poi appicca il fuoco e fa bruciare completamente. Rochester per salvare la moglie, che poi muore comunque, rimane ferito e cieco. Alla fine Jane torna da lui e si sposano.
Il Mare dei Sargassi si posiziona come prequel agli eventi descritti dalla Bronte e offre un ritratto simpatizzante per la povera creola Bertha che la Rhys denomina Antoinette. Il titolo del romanzo si riferisce alla grande porzione di Oceano Atlantico che separa l'Inghilterra dalle Indie Occidentali. L'opera ripercorre la vita di Antoinette dalla sua infanzia in Jamaica al suo disastrato matrimonio con un signore inglese di cui non si fa il nome che la imprigiona nell'attico della sua tenuta.
Deve essere notato che la Rhys ha cambiato due dettagli stabiliti in Jane Eyre dalla Bronte. Primo, ha cambiato il quadro storico piazzando l'infanzia di Antoinette decenni avanti. Nel romanzo della Bronte, i cui avvenimenti hanno luogo tra il 1798 al 1808, Bertha Mason è già una donna adulta ma nell'Antoinette di Rhys è ancora un'adolescente quando la storia comincia nel 1834. Questa modifica permette alla Rhys di enfatizzare sulle tensioni razziali cosi come sull'antagonismo dei nativi nei con fronti dei colonizzatori: il tempo storico rivisto piazza la storia di Rhys alla fine dell'impero, mentre il romanzo di Bronte ha luogo proprio all'apice dell'imperialismo britannico. In più la Rhys ha rivisto la figura della pazzia e della sua ereditarietà nella famiglia di Bertha, facendo sì che Antoinette/Bertha non sia imparentata con Richard Mason, facendo invece sì che sia una sorellastra.
Il grande mare dei Sargassi punta il dito contro le ingiustizie sociali subite dalle donne, ma si scaglia anche contro i pregiudizi, trasformando l' "altro", in questo caso la vittima creola Bertha del romanzo vittoriano, nell'affascinante personaggio di Antoinette, protagonista del nuovo romanzo caraibico. Ciononostante non dobbiamo aspettarci una donna liberata dall'oppressione, Antoinette è la protagonista, ma rimane vittima di quei conflitti e contrasti che la Rhys vuole evidenziare. In quanto creola, Antoinette non è accettata né dalla comunità nera, né dai rappresentanti bianchi del potere coloniale, ed è proprio l'isolamento, causato dalla tara dell'impurità razziale, a condurla alla pazzia e al tragico epilogo finale.

 

Breve Riassunto

Il romanzo inizia nel periodo immediatamente successivo all'abolizione dello schiavismo nella Giamaica sotto il controllo inglese. La protagonista Antoinette narra la storia della sua vita dall'infanzia fino al matrimonio concordato con un inglese (Mr. Rochester da Jane Eyre). Mentre il romanzo e la loro relazione si sviluppano, Antoinette, che il marito rinomina Bertha, cade in preda alla follia. Il romanzo termina in Inghilterra, con la fatale decisione di Bertha di bruciare la tenuta e saltare dal tetto.
Il romanzo è diviso in tre parti. La prima parte è narrata da Antoinette. Descrive le sue esperienze dell'infanzia e aggiunge il fatto che sua madre è in manicomio, che è coerente con Jane Eyre. La seconda parte è narrata dal punto di vista del marito in seguito al matrimonio. Uno dei punti fondamentali e catalizzatori del crollo di Antoinette è il sospetto che ciascuno di essi incomincia a nutrire per l'altro. La vecchia balia di Antoinette e l'uomo cui Rochester si affida alimentano la diffidenza tra i due. Questo senso di paranoia e la delusione provocata dal loro matrimonio, probabilmente accentuano la già precaria salute mentale di Antoinette. La parte più breve, la terza, è ancora narrata dalla prospettiva di Antoinette, ora conosciuta come Bertha. Traccia la sua relazione con Grace, l'inserviente a cui è stata affidata in Inghilterra e la sequenza finale di pensieri che la portano alla fine della sua vita.


Tematiche

Il declino dell'Impero britannico

Il Grande Mare dei Sargassi si colloca alla fine dell'Impero britannico e traccia la fine del colonialismo inglese nei Caraibi, un processo che cominciò con l'abolizione della schiavitù. Attraverso tutta l'opera vediamo la lotta inglese per il mantenimento del potere sulla Giamaica. Il bisogno intenso di Rochester di controllare Antoinette rappresenta la lotta britannica per mantenere il controllo economico e legale sulla colonia.

Nostalgia per il passato

Ricollegato al tema del decline dell'impero britannico, la nostalgia gioca un ruolo importante nel testo. "My
father, visitors, horses, feeling safe in bed - all belonged to the past" Antoinette dice questo proprio nella prima pagina, e attraverso tutta la storia sente nostalgia del passato innocente e felice della sua infanzia. Ricorda Coulibri con un giardino grande e bello "tanto da sembrare il paradiso terrestre della Bibbia". Questo concetto della storia comunque, è alquanto ironico; i tempo in cui Antoinette si strugge cosi disperatamente è lo stesso periodo in cui la vasta maggioranza degli abitanti dell'isola vivevano come schiavi, prima quindi dell'Emancipation Act.

Alienazione dell'Altro

La nozione di minoranza come "altro" è importante negli studi postcoloniali e per la nostra comprensione delle tensioni ne Il Grande Mare dei Sargassi. Sia la maggioranza nera che la minoranza bianca sull'isola, marginalizza Antoinette a la sua famiglia creola, facendoli divenire outsiders. Come risultato essi vivono in uno stato di completa isolamento sociale.

Tirannia patriarcale

La sottomissione delle donne all'autorità maschile è un tema importanze sia in Jane Eyre di Bronte che nel romanzo della Rhys. Come Bronte, la Rhys illustra il limitato ruolo delle donne nella società vittoriana. Antoinette ad esempio, è incapace di liberarsi da sola dalla brutalità di Rochester perchè non ha indipendenza economica: quando lo sposa tutte le sue ricchezze furono date la marito senza possibilità di stipulazione. Rochester rappresenta il tiranno patriarca ma ci sono altri personaggi maschili tiranni nel romanzo compresi mr Mason e Daniel. Gli uomini privano le donne di tutta la loro libertà, qualcosa che la Rhys definisce riprovevole.

Corruzione di potere e denaro

Il denaro di cui parla la Rhys è il mezzo attraverso il quale si costituisce un'altra forma di schiavismo legalizzato sull'isola. I matrimoni sono fatti per denaro e le donne sono schiave della società e del nuovo marito, tante volte britannico perché più ricco dei creoli.

Pazzia al femminile

Non è una sorpresa quando Antoinette perde la testa alla fine del romanzo. Come Rochester, i lettori si aspettano che possa accadere dopo tanto tempo. Daniel insiste che entrambi i genitori di Antoinette soffrivano di malattie mentali e infatti Annette, la madre, mostra instabilità nella prima parte del romanzo. La pazzia di Antoinette non è soltanto il risultato della sua suscettibilità. Le circostanze, in particolare la sua reclusione nell'attico, contribuiscono al deterioramento. I lettori dovrebbero chiedersi fino a che punto Antoinette diventi davvero pazza.


Rappresentazioni cinematografiche





Scene dal film Wide Sargasso Sea







 
Visualizza tutto

22 febbraio 2009

Jane Eyre: un classico intramontabile

È uno dei miei romanzi preferiti, se non il mio preferito. Ho approfondito molto lo studio delle sorelle Bronte, e in particolare di questo romanzo quando ero all'università, perché non esiste programma di letteratura inglese che non preveda lo studio di questo capolavoro dell'800. E molto è stato scritto anche nei testi critici e sono stati pubblicati diversi saggi in tutte le parti del mondo. Per non parlare delle riproduzioni sul piccolo e grande schermo. La cosa che più mi è piaciuta di questo romanzo, oltre ovviamente alla storia che è spettacolare, è la possibilità di collegamento che c'è tra Jane Eyre e un romanzo pubblicato nel 1966 dalla scrittrice di origini caraibiche Jean Rhys. Il romanzo in questione è Il grande Mare dei Sargassi (Wide Sargasso Sea) che ripercorre la vita di Bertha dal suo punto di vista, la moglie pazza di Mr Rochester di Jane Eyre. Jean Rhys, della letteratura postcoloniale, ha voluto difendere i Caraibi e la cultura diversa che non per questo deve esser vista male dagli occidentali, che consideravano pazzi e strani coloro che venivano da lì. In questo caso è una critica agli inglesi dalle perfette maniere, e stiamo parlando del periodo vittoriano, conosciuto appunto per il decoro e le buone maniere nella società. Jean Rhys pone così una critica alla bravissima Charlotte Bronte e una difesa del mondo marginale e sconosciuto dei Caraibi. Parlerò però di questo romanzo un'altra volta.


Sul romanzo

Quando Jane Eyre venne pubblicato nel 1847 fu subito un successo popolare e critico. George Lewes, un famoso critico letterario dell'età vittoriana, lo dichiarò subito "il migliore romanzo del suo tempo". Ricevette comunque anche delle critiche. In un famoso attacco nel Quarterly Review del dicembre del 1848, Elizabeth Rigby definì Jane la "personificazione di uno spirito indisciplinato e non rigenerato" e il romanzo lo definì "anticristiano". La critica di Rigby si riferisce sicuramente alla ribellione di Jane, al suo voler essere indipendente sia economicamente che sentimentalmente dagli uomini. Una sorta di femminismo anticipato. Non dimentichiamoci che siamo in piena età vittoriana e la ribellione, specialmente quella femminile, era malvista, la donna doveva avere decoro, pensare alla famiglia e ai mestieri di casa, al ricamo e alle arti femminili, parlare poco e avere una profonda fede, ma più che altro mostrarsi remissiva e sottomessa. Jane rappresenta una critica alle istituzioni della società, al bigottismo del suo tempo, all'educazione nei collegi religiosi, alla cattiveria e alla prepotenza dei più forti e soprattutto delle autorità religiose (evangeliche nel suo caso).

Il romanzo chiede al lettore di porsi queste domande:

  1. Cosa rappresenta la donna nella società?
  2. Qual è la relazione tra l'Inghilterra e le altre colonie?
  3. Quanto è importante l'arte nella vita umana?
  4. Qual è la relazione tra fantasia e realtà?
  5. E soprattutto, quali sono le basi di un vero matrimonio?

Benché il romanzo ponga tutte queste domane, non offre nessuna risposta didattica alle stesse. I lettori possono rispondersi da soli, basandosi sulle loro uniche e personali analisi. La multidimensionalità fa di Jane Eyre un romanzo per tutti i tipi di lettori.


Riassunto

La storia comincia quando Jane ha 10 anni, è orfana e vive con i suoi crudeli cugini e sua zia a Gateshead. La sua unica salvezza dalle umiliazioni quotidiane, come quella di essere chiusa a chiave nella stanza rossa (dove pensa di vedere il fantasma del suo amato zio che le voleva invece molto bene), è Bessie, l'inserviente gentile. In seguito la povera Jane viene mandata in collegio, perché sua zia e i suoi cugini non vogliono più saperne di lei, nonostante la zia avesse promesso al marito in punto di morte, di volerle bene e trattarla come una figlia. Jane viene quindi spedita a Lowood, ma lì, sotto l'evangelismo ipocrita del direttore Mr. Brocklehurst, soffre di ulteriori privazioni in un ambiente austero. Fa amicizia con Helen Burns, che porta avanti una dottrina di perdono cristiano e tolleranza, ed è presa sotto la protezione della sovraintendente Miss Temple. Lo scoppio del tifo allerta la scuola, Mr. Brocklehurst è rimpiazzato e Jane eccelle negli studi per sei anni e come insegnante per altri due.

Jane cresce e trova lavoro come governante nella tenuta di Thornfield, dove dovrà essere istitutrice di una giovane ragazzina francese di nome Adèle. Dopo molta attesa e vita a Thornfield torna a casa Edward Rochester e Jane conosce finalmente il suo datore di lavoro, un uomo distaccato e silenzioso che sembra avere un oscuro passato. Altre stravaganze a Thornfield includono le occasionali risate demoniache che Jane sente del cuore della notte dall'altra ala del castello. Rochester le attribuisce sempre a Grace Poole, la sarta che lavora lì, ma Jane non ne è pienamente convinta e un incendio che ha dovuto spegnere nella stanza di Mr. Rochester, salvandolo, una notte ha finito di metterle dubbi.

Nel frattempo Jane inizia a provare attrazione per Rochester, non basata sull'aspetto fisico, perché entrambi considerati scialbi, ma intellettuale. Comunque la bellezza e la classe sociale più elevata portano Miss Ingram ad essere la scelta di Rochester. Una vecchia conoscenza di Rochester, Richard Mason, visita Thornfield ed p stato gravemente ferito, apparentemente da Grace, nel mezzo della notte. Jane lo aiuta e Rochester le conseffa di aver fatto un errore in passato, che spera di risolvere sposando Miss Ingram. Le dice anche di averle trovato un'altra sistemazione di lavoro per quando si sarà sposato, e che Adéle sarebbe andata in collegio.

Jane ritorna a Gateshead perchè richiamata dalla perfida zia ormai sul letto di morte, che le chiede perdono per averle nascosto delle lettere di un suo zio ricchissimo che abitava in Spagna e che la voleva adottare, e invece lei l'ha mandata in collegio facendole patire le pene dell'inferno. Ovviamente la buona e comprensiva Jane la perdona. Quando torna a Thornfield Rochester le dice di sapere che Miss Ingram gli sta dietro per denaro, e le chiede di sposarlo. Jane accetta ma un mese dopo Mason e un avvocato, Mr. Briggs, interrompono la cerimonia rivelando che in realtà Mr. Rochester è già sposato con Bertha, sorella di Mason, una pazza tenuta in soffitta a Thornfield. Rochester confessa. Quando era giovane ha sposato Bertha per soldi, ma non era a conoscenza della lunga discendenza di pazzia in famiglia e così divenne pericolosa e incorreggibile e la chiuse in soffitta per cercare di risolvere il problema. A causa di questo Jane, nonostante lo ami, sa di non poterlo sposare per colpa del precedente matrimonio e cosi lascia Thornfield.

Jane arriva al desolato incrocio di Whitcross ed è ridotta ad elemosinare cibo. Fortunatamente incontra i Rivers, St. John, Diana e Mary, che la prendono nella loro casa a Moor House. Lei si affeziona molto alle ragazza mentre loro fratello molto religioso St. John è difficile da avvicinare. Lui insegna in una scuola. Jane apprende di aver ereditato una grande fortuna da suo zio di Maideira (lo stesso di cui le aveva parlato sua zia in punto di morte) e apprende anche che i Rivers sono suoi cugini. Decide cosi generosamente di dividere il suo patrimonio con loro, che sono la sua famiglia.

St. John sta per partire per recarsi in missione evangelica in India e chiede a Jane se vuole sposarlo per servire Dio insieme, ma lei rifiuta perché non lo ama. Invece pensa continuamente a Mr. Rochester e un giorno, dopo aver sentito dentro di lei la voce di lui che la chiamava, decide di tornare a Thornfield. Quando arriva scopre che la tenuta è stata incendiata da Bertha, che è morta nell'incendio, e che Rochester, nel tentativo di salvarla, siera ferito nell'incidente ed era rimasto cieco. Rochester è felicissimo e non riesce a crederci quando la tocca. Si sposano e vivono felici e contenti e con il tempo lui recupera la vista ad un occhio. Diana e Mary si sposano e St. John continua la sua opera di evangelizzazione in India da celibe.



Tematiche

Il bisogno di amore in contrasto con il bisogno di indipendenza

La questione principale in Jane Eyre è la sua costante ricerca dell'amore, ma questa ricerca p contrastata dal suo bisogno d'indipendenza. Jane comincia il romanzo come un'orfana non amata ma acquisisce stima di se stessa grazie alla figura materna di Miss Temple e il suo stesso successo a Lowood come insegnante nell'età adulta. Quando Rochester, vedendo in Jane il suo corrispondente intellettuale, le chiede di sposarlo, alla fine lei rifiuta, pensando che il loro matrimonio basato su differenze sociali possa compromettere la sua autonomia. Allo stesso modo Jane rifiuta la proposta di matrimonio di St. John, che sarebbe un matrimonio di dovere e non di passione. Solo quando acquisisce sicurezza economica torna da Rochester, che ora a causa della sua cecità dipende da lei. Con il matrimonio adesso Jane si sente completamente liberata avendo amore e indipendenza insieme.

La ricerca della religione

Jane riceve tre modelli diversi di cristianità attraverso il romanzo, ognuno dei quali lei rigetta parzialmente o interamente. L'Evangelicalismo ipocrita di Brocklehurst che predica umilià e conduce una vita di lussuria abusando degli studenti a Lowood. Poi conosce il cristianesimo di tolleranza e perdono della sua amica Helen Burns che subisce punizioni senza ribellarsi. St. John dall'altra parte, che pratica il cristianesimo rigido e preciso escludendo ogni passione dalla sua vita. Anche se rigetta questi atteggiamenti, Jane crede in Dio, sa perdonare ed è generosa. Il momento di massima spiritualità del romanzo è quando sente la voce di Rochester che la chiama e cede alle proprie passioni e al suo amore rifiutando la ragione.

Le barriere sociali

Attraverso Jane Eyre Bronte critica la differenza sociale del periodo vittoriano. Jane è povera e si trova in un ambiente ricco, in particolat modo dai Reed e a Thornfield. La sua povertà le crea numerosi problemi inclusa una bassa stima di se stessa e la negazione dele opportunità. La bellezza e ricchezza di Miss Ingram ad esempio, la rendono la sua più grande rivale. In ogni modo lei guadagna ricchezza ed essendo generosa di, divide la sua fortuna con i cugini natura.

Le barriere sessuali

Oltre alla critica di Bronte delle classi sociali, c'è anche la critica alla differenza tra uomo e donna nella società. Il romanzo comincia con l'imprigionamento di Jane nella stanza rossa a Gateshead e più tardi co l'imprigionamento di Bertha nella tenuta di Thornfield. Il collegamento implica che l'imprigionamento di Jane è simbolico e riguarda la sua bassa classe sociale, mentre quello di Bertha simboleggia l'imprigionamento nel matrimonio delle donne nell'età vittoriana. Se loro si fossero sposati in circostanze di disuguaglianza sociale come fece Bertha, sarebbe finita con la pazzia e la sua reclusione. Mentre è difficile separare gli ostacoli economici e sessuali di Jane, sembra chiaro che il suo essere donna le precludono il suo avventurarsi nel mondo come fanno i personaggi maschili del romanzo, da Rochester, a suo zio John e infine a St. John. Infatti il suo desiderio di conoscere il mondo è ironizzato nel suo cognome, Eyre deriva dall'antico francese e vuol dire viaggiare.

Fuoco e ghiaccio

I motive del fuoco e del ghiaccio ripercorrono il romanzo dall'inizio alla fine. Il fuoco è visto positivo, creativo, mentre il ghiaccio è distruttivo e negativo. I personaggi negativi, come Mrs Reed e St. John sono associati al ghiaccio, mentre i personaggi più amorevoli, come Miss Temple, e persivo Rochester sono connessi con il fuoco. Il fuoco è positivo persino nella distruzione, come nella scena in cui Bertha appicca l'incendio e alla fine ci si libera della sua pazzia perché muore, e tutti possono vivere una vita felice.

Elementi gotici

Jane Eyre è pieno di elementi gotici tipici di fine 700 e inizio 800 nei romanzi del tempo. Questi includono i misteri (il passato di Rochester), la suspense (Rochester), l'atmosfera di fantasmi (Jane pensa di vedere il fantasma dello zio ), l'ambiente del castello (Thornfield), l'amore travolgente.

Madri sostitutive

Dopo la mancanza di amore da parte della zia, la signora Reed, Jane trova un surrogato materno in tutto il romanzo. Bessie, Miss Temple e infine la signora Fairfax si curano di Jane e le danno amore, solo la sua guida. Lei ricambia il favore prendendosi cura della giovane Adèle e dei studenti della scuola dove insegna insieme a St. John.


Film e serie TV ispirate dal romanzo Jane Eyre



Scene dal film di Zeffirelli



Jane Eyre da piccola punita quando si trovava al collegio evangelico



Jane Eyre con Mr Rochester



Jane Eyre e Mr Rochester interrotti al loro matrimonio



La bravissima attrice Charlotte Gainsbourg che ha interpretato magnificamente il ruolo di Jane Eyre nel film di Zeffirelli


Visualizza tutto