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15 maggio 2010

Il Corso di Linguistica Generale di De Saussure


Il Corso di Linguistica generale di Ferdinand de Saussure (Cours de linguistique générale) 1916) è un riassunto delle sue lezioni presso l'Università di Ginevra dal 1906 al 1911. Saussure esamina la relazione tra la parola e l'evoluzione del linguaggio, e indaga sulla lingua come sistema strutturato di segni.
Il testo include un'introduzione alla storia e all'oggetto della linguistica, un'appendice dal titolo "Principi di fonologia" e cinque sezioni principali, dal titolo:
  • Parte prima: Principi generali
  • Parte seconda: Linguistica Sincronica
  • Parte terza: Linguistica Diacronica
  • Parte quarta: Linguistica Geografica
  • Parte quinta: riguardante la Linguistica Retrospettiva
Saussure definisce la linguistica come lo studio del linguaggio, e come lo studio delle manifestazioni del linguaggio umano. Egli dice che la linguistica si occupa anche la storia delle lingue, e con le influenze sociali e culturali che modellano lo sviluppo del linguaggio.
La linguistica include campi di studio come ad esempio la fonologia (Lo studio dei suoni della lingua), la fonetica (Lo studio della produzione e percezione dei suoni del linguaggio), la morfologia (Lo studio della formazione delle parole e la loro struttura), la sintassi (Lo studio della grammatica e della struttura della frase), la semantica (Lo studio del significato), la pragmatica (Lo studio delle finalità e degli effetti degli usi della lingua), e l'acquisizione del linguaggio.
De Saussure fa distinzione tra lingua (langue) che è oggettivo e l'attività del parlare (parole) che è individuale. Il parlare è un'attività che interessa la singola persona che produce la parole (irripetibile e che riguarda il singolo) e la langue che è la manifestazione sociale della parola oggettiva vera e propria usata dalla comunità linguistica. La lingua è un sistema di segni che si sviluppa dall'insieme delle parole dei singoli.
La lingua è il legame tra pensiero e suono, ed è il mezzo in cui il pensiero che viene espresso sotto forma di suono. I pensieri devono diventare ordinati (mentre nella mente sono disordinati), ed i suoni devono essere articolati, e questo vale per ogni lingua. Per De Saussure la lingua è davvero il confine tra pensiero e suono, dove il pensiero e il suono si combinano per attivare la comunicazione.
Il linguaggio parlato comprende la comunicazione di concetti per mezzo di suoni-immagini dal diffusore a chi ascolta. Il linguaggio è un prodotto della comunicazione di chi parla che dà indicazioni all' ascoltatore. Un segno linguistico è la combinazione di un concetto e di una immagine sonora o grafica. Il concetto è il significato di quella parola, e l'immagine-suono è il significante. La combinazione di significante e significato è arbitraria, cioè, ogni immagine di suono può concettualmente essere usato per indicare un particolare concetto e non c'è nessun legame tra una parola e un concetto Un segno può essere alterato da un cambiamento di rapporto tra il significante e il significato. Secondo Saussure, i cambiamenti nei segni linguistici hanno origine nei mutamenti sociali nel tempo. I segni linguistici sono per natura lineari, perché rappresentano un arco in una sola dimensione. significanti uditivi sono lineari, perché si susseguono o formare una catena. significanti visiva, invece, possono essere raggruppati simultaneamente in diverse dimensioni.
La relazione tra i segni linguistici può essere: sintagmatica (lineare, sequenziale, o consecutiva), o associativa (sostitutiva, o indeterminata).
De Saussure definisce la semiologia come studio dei segni/simboli non verbali, e afferma che la linguistica è una parte della semiologia. Egli sostiene che la lingua scritta esiste con lo scopo di rappresentare la lingua parlata, quindi il parlato è di gran lunga superiore allo scritto, in quanto viene usato più spesso ed è nato prima. La scrittura è nata soltanto dopo. Una parola scritta è l'immagine di un segno vocale.
De Saussure sostiene che il linguaggio è un sistema strutturato di segni arbitrari (arbitrarietà del segno linguistico). D'altra parte, i simboli non sono arbitrari in quanto sono immagini o disegni che rappresentano davvero un concetto, mentre la parola grafica è arbitraria. Un simbolo può essere un significante, ma a differenza di un segno, un simbolo non è mai completamente arbitrario. Un simbolo ha un rapporto razionale con ciò che è il significato.
I segni linguistici possono, in varia misura, essere mutevoli o immutabili. I deterrenti del cambiamento linguistico sono: il carattere arbitrario dei segni, la molteplicità dei segni necessari per formare un linguaggio, e la complessità della struttura del linguaggio. Fattori che promuovono il cambiamento in lingua comprendono: la variazione individuale nell'uso della lingua e la misura in cui il linguaggio può essere influenzato dalle forze sociali.
De Saussure fa distinzione tra linguistica sincronica (Statica) e la linguistica diacronica (Evolutiva). La linguistica sincronica consiste nello studio della lingua o di più lingue in un particolare momento della storia e la poniamo sull'asse cartesiano orizzontale, mentre la linguistica diacronica è lo studio della lingua nel corso della storia e la poniamo sull'asse cartesiano verticale, quello del tempo. Il cambiamento diacronico trae la sua origine nell'attività sociale del discorso. Si verificano, infatti, dei cambiamenti nel modo di parlare individuale prima che questi cambiamenti linguistici vengano accettati come parte del linguaggio comune. Parlare è un'attività che coinvolge la comunicazione orale e uditiva tra gli individui. Il linguaggio è l'insieme di regole con cui gli individui sono in grado di comprendersi l'un l'altro.
De Saussure sostiene che senza il collaudo in linguaggio parlato la lingua scritta non esiste, ed è quest'ultima che dipende dal parlato, è il parlato che cambia nel tempo e la lingua scritta di adatta al parlato.
L'indagine di Saussure sulla linguistica strutturale ci dà una presentazione chiara e concisa del fatto che il linguaggio può essere descritto in termini di unità strutturali. Egli spiega che questo aspetto strutturale della lingua rappresenta anche un sistema di valori. Il valore linguistico può essere visto come una qualità del significato, del significante, o del segno completo. Il valore linguistico di una parola (significante) proviene dalla sua proprietà in relazione ad un concetto (il significato). Il valore del significato deriva dalla sua relazione con altri concetti. Il valore del segno completo deriva dal modo in cui si uniscono il significante e il significato.
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29 aprile 2010

Gelosia, l’altra faccia dell’amore


Ultimamente, oltre ai romanzi e a libri di cani, sto leggendo libri di psicologia, o almeno quando l'ho comprato credevo di leggerne uno. Si tratta del libro Gelosia di La gelosia nasce con la storia dell'umanità. Il maschio ha sempre considerato il corpo della donna come sua proprietà per tutelarsi dal rischio di dover allevare figli illegittimi, e la donna ha sempre sopportato la gelosia del maschio, perché ciò significava sicurezza, e cibo per lei e la sua prole. Quindi una gelosia necessaria alla sopravvivenza.Willy Pasini, autorevole professore di psichiatria e psicologia medica all'Università di Ginevra, noto per le partecipazioni al Maurizio Costanzo Show. Il libro è ben scritto, non c'è che dire, la lettura è scorrevole, soltanto che più che analizzare i problemi psicologici della gelosia e descriverne le cause e le terapie, traccia per la maggior parte la storia dei casi che ha avuto e delle coppie che ha seguito, raccontandone i particolari e anche scene di film famosi e classici della letteratura. Per un certo senso questa cosa potrebbe essere interessante. Ma io credevo di comprare un libro di psicologia e non un libro di lettura per tutti.

Ve bene, qualcosa mi ha insegnato però, ricostruiamo lo schema del libro molto sinteticamente.

Prima di tutto, bisogna dire che non esiste amore senza gelosia. Se si ama davvero una persona è normalissimo provare un po' di gelosia, ma Pasini parla di gelosia afrodisiaca, cioè quella buona che fa bene alla coppia, e non di gelosia patologica e possessiva. Chi non è mai geloso, insomma, nemmeno di fronte ad un'ambiguità del compagno e della compagna, non ama.


Origini biologiche e culturali della gelosia

La gelosia nasce nel bambino ed è legata a due fasi dello sviluppo psicosessuale: la prima infanzia e il complesso di Epido, verso i 4-6 anni.
La prima infanzia. È la gelosia dei bambini piccolissimi dovuta alla paura di essere abbandonati dalla madre. La mancanza di coccole e attenzioni durante il periodo infantile porterà ad essere gelosi durante l'età adulta. Gelosia vista come paura di essere abbandonati dal partner (sindrome di aggrappamento).
Il complesso di Epido. In questa fase, elaborata da Freud, il bambino si identifica con il genitore dello stesso sesso e sarò geloso di lui perché vuole per se il genitore dal sesso opposto. Questo spiega l'attaccamento delle bambine al padre e quello dei bambini alla madre.
Da degli studi di Donatella Marazziti, la causa della gelosia è l'alterazione del sistema serotoninergico. Somministrando la serotonina la gelosia scomparirebbe. Il Prozac è un antidepressivo che aumenta il livello di serotonina.


Peggio tradire con il cuore o con il sesso?

Dal risultato di una indagine, alla domanda: "Preferiresti che il tuo partner facesse l'amore con un'altra/o pensando a te o che facesse l'amore con te pensando ad un altro/a?", è risultato che, nel dover scegliere, le donne hanno optato per la prima opzione e gli uomini per la seconda. Gli uomini non vogliono assolutamente essere traditi fisicamente. Anche dagli studi di Peter Salovey risultano le stesse situazioni. Nel corso dell'esperimento da lui ideato veniva proiettato un film che rappresentava un innamoramento extraconiugale, mentre nel secondo film un uomo aveva una relazione puramente erotica. Il 62% delle donne del campione ha rivelato una maggiore reazione ai testi fisiologici durante il tradimento sentimentale, gli uomini durante quello puramente sessuale.


Gelosia al femminile

La gelosia delle donne riguarda solitamente l'aspetto fisico della ipotetica rivale. La donna gelosa tende a sminuire il corpo dell'altra agli occhi del partner facendo notare i suoi difetti fisici o magari qualche "ritocco" di chirurgia estetica. E questo è sempre per un motivo culturale e biologico: l'uomo è attratto dalla bellezza femminile e questo potrebbe essere un motivo di tradimento da parte del marito.


Come reagiscono le donne ad un tradimento da parte del marito?

  • Strategie passive. Il no dello struzzo. La donna tradita tende ad incolparsi per l'infedeltà del marito e fa finta di nulla tenendosi tutto dentro.

  • Strategie attive. La danza della rabbia. La donna tradita esplode di rabbia contro il traditore e la rivale.

  • La strategia della strega. La vendetta. La donna tradita , solitamente piena di autostima, che non sopporta il tradimento subito, si fa un amante per ripicca.

La gelosia attiva può sfociare in vera e propria violenza e in omicidi, allo stesso modo di quella maschile.


Come possono le donne possessive superare la gelosia?

  • Imparare a dire gelosia. Bisogna ammettere di essere gelose e parlarne, perché tenersi tutto dentro fa stare male e non risolve la situazione.

  • Superare la paura di essere sole. Crearsi degli hobby, impegnarsi con il lavoro, avere amici e avere i proprio spazi.

  • Sviluppare la propria parte seducente. Curarsi nell'aspetto, andare più dall'estetista e dal parrucchiere, comprarsi vestiti e biancheria intima sexy.


Gelosia al maschile
La gelosia degli uomini, differentemente da quella delle donne, che è puramente fisica, riguarda la situazione professionale del rivale. Gli uomini in realtà, temono un altro uomo, anche se più vecchio e più brutto, che sia professionalmente più abile di lui e economicamente più benestante. E anche questo dipende da un fattore culturale e biologico: la donna tende a trovarsi un uomo che faccia stare economicamente bene.


Perché le donne tradiscono?

Da uno studio risulta che almeno il 70% delle donne ha tradito per una volta il marito.
Tipologie di donne che tradiscono:

  1. Donne che non sono più innamorate ma che rimangono passivamente con il marito o magari per ragioni economiche.

  2. Donne che sono state tradite e che vogliono consolarsi vendicandosi.

  3. Donne-arcipelago che oltre ad un'isola principale (il marito) hanno bisogno di consolarsi con tanti atolli e isolotti: un uomo per interessi culturali, uno per sesso, ecc.

  4. Donne stabili ma ossessionate da una passione che le obbliga ad andare contro i loro principi morali.

  5. Donne il cui eros è stimolato dalla trasgressione.

  6. Donne ninfomani.


Tipi di gelosia


GELOSIA AFRODISIACA. È quella buona, quella che fa bene alla coppia. Consiste ad esempio nel pensare al proprio partner con un'altra, a pensare ai suoi lati positivi, per risvegliare il pensiero dell'inizio della storia d'amore e per far riscoprire la passione. Oppure basta uno stupido episodio, quale un complimento da parte di un estraneo, per risvegliare la gelosia afrodisiaca.


GELOSIA PATOLOGICA. È quella che mi fa più paura, perché è anche quella che può portare alla gelosia criminale e alla violenza. L'uomo (perché è in grandissima percentuale l'universo maschile che è affetto da gelosia patologica) si convince che la partner gli sia infedele, si costruisce veri e proprio castelli in aria, immagina situazioni di infedeltà della partner, vede sguardi che non ci sono, e non serve il dialogo perché il geloso patologico non ascolta la ragione ma solo le sue convinzioni. Terribile! Così rende la vita impossibile alla partner, accusandola di infedeltà. La costringe a non uscire senza di lui, a non indossare gonne a non truccarsi, ecc. È un tipo di gelosia che rende la vita impossibile alla vittima ma che fa vivere male anche l'uomo.


Ecco cosa accentua la gelosia paranoica:

  1. Alcol.

  2. Demenza senile.

  3. Nevrosi ossessiva.

  4. Lotta di potere nella coppia per motivi lavorativi.


GELOSIA CRIMINALE. Non ha bisogno di spiegazioni, se ne sente parlare fino troppo al TG, si tratta quasi sempre di violenze e omicidi da parte di uomini che vengono lasciati dalle mogli, il più delle volte di uomini violenti lasciati appunto per questo motivo, e l'uomo, vedendo la donna come sua proprietà, visto che oggi c'è parità di diritti, e rivendica un suo diritto e si fa giustizia da solo.



GELOSIE NON SENTIMENTALI. Sono gelosie che stanno al di fuori del rapporto di coppia. Si pensi alla gelosia per la suocera, altra donna nella vita di lui, o alla gelosia della suocera per la nuora, o semplicemente amicizie sul lavoro e rivalità tra colleghi o gelosia per la propria automobile.


Differenza tra gelosia e invidia

Differenza principale è che il geloso teme di perdere ciò che possiede, l'invidioso si tormenta nel vedere che un altro possiede quello che lui desidera e non ha.
Caratteristiche in comune:

  1. Sia la gelosia sia l'invidia sono legate all'autostima, una scarsa fiducia in se stessi è infatti all'origine di molti sentimenti negativi, come appunto l'invidia, la gelosia e la depressione.

  2. Sia la gelosia sia l'invidia provocano emozioni sgradevoli,per esempio rabbia, rancore, ostilità.

  3. Sia i gelosi sia gli invidiosi nutrono per le persone e per gli oggetti che generano in loro tali sentimenti un interesse esclusivo, ossessivo. Risultando agli occhi degli amici estremamente noiosi.

  4. In genere né i gelosi né gli invidiosi riescono a capire che ciò che li tormenta nella situazione attuale affonda le sue radici nel passato.

  5. Infine la persona può provocare sia gelosi anche invidia. Per esempio se una donna ha l'impressione che la vicina di ombrellone civetti con suo marito, può essere non solo gelosa ma anche invidiosa, magari perché la rivale è più magra di lei.
L'unica differenza sarebbe che nella gelosia si sono tre persone, nell'invidia solo due.


Perché si è gelosi?

  • Paura dell'abbandono.

  • Per possessività.

  • Per bisogno di esclusività.

  • Per paura di perdere il controllo.

  • Per la sindrome d'esclusione.


Cybergelosia

Oggigiorno con internet e le chat è facilissimo conoscere persone nuove e avere incontri, e così è normale essere gelosi anche di questa eventualità. Infatti tanti sono i casi di tradimenti via internet.


Terapia della gelosia

Autoterapia: le soluzioni personali:

  • Sposare una donna brutta per non avere rivali.

  • Un vecchio antidoto: fare subito molti figli.


I tre passi dell'approccio cognitivo-comportamentale (non basta per il geloso patologico)

  • Primo passo: occorre ammettere la propria gelosia

  • Secondo passo: confessare la propria gelosia

  • Terzo passo: riflettere sulla propria gelosia


L'approccio relazionale: quanto conta la fiducia negli altri


La strada della psicanalisi: i bisogni nascosti

  1. Imparare a fare delle buone separazioni

  2. Non avere paura della dipendenza amorosa

  3. Rafforzare l'autostima

Ovviamente ho tracciato soltanto uno schema del libro a grandi linee. Ogni capitolo, ogni paragrafo è ben sviluppato con esempi.


Film L'Enfer di Claude Chabrol

Questo film, citato anche nel libro nella sezione gelosia patologica, è uscito in Francia nel 1994. Terribile come la gelosia possa essere una malattia vera e propria. Il marito, gelosissimo della moglie, l'attrice Emmanuelle Béart, la rinchiudeva in camera a chiave per giorni interi, aveva scatti di gelosia violenta, la faceva stare malissimo accusandola di infedeltà con chiunque, e vedendo sguardi, comportamenti ambigui, che in realtà non c'erano. Immaginava la moglie in atti sessuali con altri uomini, continuamente. È davvero spaventoso come possa essere perversa e malata la mente di un geloso patologico.





Film Unfaithful

L'Amore Infedele (2002 – USA), detto in italiano, più che sulla gelosia è sulla gelosia giustamente scaturita da un tradimento vero e proprio. È la storia di Richard Gere, il marito perfetto e premuroso che viene tradito da Diane Lane, stufa della routine famigliare, con un giovane studente francese (Olivier Martinez). Odiosa lei nel ruolo, perché per una storia di puro sesso, finisce per rovinare la famiglia. I due hanno anche un figlio piccolo. Alla fine Richard Gere uccide, in un attimo di nervoso, l'amante della moglie. La gelosia nel film più che altro, la troviamo in Diane Lane che diventa gelosa del'amante, il giovane ragazzo francese, e che in preda alla follia dopo averlo visto passeggiare con un'altra ragazza, si dimentica di tutto, degli orari da rispettare, di dover tornare a casa, della spesa, e tutto per andare da lui a fargli una scenata. In quel momento ha dimenticato di essere moglie di un marito attento e madre di un figlio di 8 anni circa. Ho odiato il ruolo di questa donna in questo film, perché qui si tratta di tradimento vero e proprio, e un torto ad un uomo che non lo merita affatto, e non ad un uomo maschilista, egoista e a sua volta infedele.



All'inizio del film. Come si vede nella scena andavano d'amore e d'accordo



Ecco poi lei con l'amante




Alla fine, dopo tutto e dopo l'omicidio, decidono di ricominciare d'accapo

Doveva succedere tutto questo per farle apprezzare alla fine il marito???
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07 marzo 2009

Il silenzio dei vivi, all’ombra di Auschwitz


Un racconto di morte e resurrezione

Ieri sera in poche ore ho letto tutto d'un fiato il libro autobiografico di Elisa Springer, ebrea di cittadinanza italiana sopravvissuta ad Auschwitz durante la Seconda Guerra Mondiale.

Sintesi

Elisa Springer nasce a Vienna nel 1918 da una famiglia di commercianti ebrei. Con le persecuzioni ebraiche in Austria, Elisa decide di rifugiarsi in Italia, dove si trasferisce nel 1940. Denunciata alle SS da una donna italiana, viene arrestata e deportata ad Auschwitz, "deserto di morte senza speranza". All'età di ventisei anni, Elisa vive le atrocità del regime nazista, cominciando un raccapricciante cammino verso la spersonalizzazione, vittima di un mondo che "stava perdendo il suo io, il suo Dio". Tuttavia la forza fisica e spirituale della donna ne rivelano una capacità di resistenza straordinaria, un bisogno incontenibile di credere ancora nella vita, nonostante il supplizio di quei giorni. Elisa sopravvive e costruisce una nuova vita in Italia. Come molti altri reduci dai campi di sterminio, vive, decide di soffocare il suo dolore nel silenzio: per paura di non essere accettata nasconde sotto un cerotto il marchio tatuato nel campo di Auschwitz sull'avambraccio sinistro. La paura di sentirsi diversa, osservata da chi, non potendo comprendere a pieno il significato di quell'esperienza, rispondeva con scherno e indifferenza, la portano a tacere fino a che Silvio, il figlio di vent'anni, volendo capire il passato della madre, la interroga cercando verità fino ad allora represse. Elisa decide così, all'età di settantotto anni, di parlare "per non dimenticare a quali aberrazioni può condurre l'odio razziale e l'intolleranza, non il rito del ricordo, ma la cultura della memoria". Il racconto dei giorni trascorsi nei lager, redatto in italiano, non solo rende giustizia ai martiri che ne fecero esperienza, non solo permette a Elisa di riacquistare un'identità celata ormai da cinquant'anni, ma parla anche alla coscienza di ogni suo lettore. Inno alla forza della vita, le parole di questa donna non lasciano spazio all'incredulità e all'indifferenza; lucido ricordo di una vita dominata dal silenzio, il libro di Elisa Springer diventa testimonianza di un passato, anche italiano, da non rimuovere.

Considerazioni

Assolutamente bellissimo, da leggere. Ho cominciato a piangere dalle prime righe, fino all'ultima pagina. I momenti più commoventi sono, oltre all'inizio e alla perdita dei cari, verso la fine, quando Elisa deve ricominciare a vivere, quando è libera, quando è sola e ha perso tutti i cari. Il suo stato d'animo, che viene descritto alla perfezione, i suoi sentimenti, e l'umiliazione che l'accompagnerà per tutta la vita, il numero tatuato sul braccio. E l'indifferenza che ha incontrato nel corso della sua vita quando cercava di parlare di quello che le era accaduto da giovane. Il suo messaggio è chiaro: vuole dare testimonianza e far conoscere ai giovani quello che è stato, per non dimenticare. Avrei tanto voluto conoscere di persona questa donna così forte! E pensare che al giorno d'oggi ci sono ancora quelli che sostengono che la Shoah è solo una menzogna, il web ne è pieno di questi siti! Navigando in cerca di foto, ho trovato questo sito a dir poco vomitevole http://www.thule-toscana.com/ e sono rimasta allibita. Non so di chi sia, se tedesco o meno, dovrebbe essere di un toscano razzista. Cerca di giustificare i tedeschi arrampicandosi sugli specchi, praticamente l'olocausto non ci sarebbe mai stato e sarebbe invenzione degli ebrei, il numero di morti sterminati sarebbe di molto inferiore a quello dichiarato (e quindi? È giustificabile?). I documenti storici? Secondo loro molte delle dichiarazioni firmate dagli ufficiali tedeschi appena arrestati, sarebbero state fatte sotto tortura e non attendibili! Bene? Non credo, ma anche se fosse hanno fatto bene a torturarli (gli inglesi) dopo quello che avevano trovato nei campi di sterminio. Non sia mai che un giorno avessero detto di non aver fatto nulla! Ma poi figuriamoci, ci sono i documenti scritti proprio da loro, documeti che hanno cercato invano di eliminare appena dopo la liberazione, le contabilità che portavano, i registi, i denti d'oro cavati agli ebrei, i loro averi, i vestiti, le fotografie, i risultati del perfido, cinico e disumano Dr. Mengele che faceva esperimenti su di loro come animali da laboratoro, ecc, ecc, ecc. Secondo questo sito poi (che mette in prima pagina come un idolo Irma Greese, la nazionalsocialista tedesca arruolatasi volontaria nelle SS, che andava diffondendo terrore tra i prigionieri dei lager con il suo cane lupo feroce e decideva chi far morire, in base al suo stato d'animo!) le camere a gas non si sarebbero mai usate, i bambini non venivano ammazzati e nemmeno i nani (certo che no, venivano usati da Mengele nei suoi esperimenti atroci), i prigionieri avevano hobby, sale recitazioni, teatro, per passatempo (incredibile!!!! Ci sarebbero andati pelle e ossa quando? Se non venivano nemmeno nutriti, lavoravano tutto il giorno in mezzo alle intemperie e frustati, se non ammazzati, e la notte riposavano gli uni sugli altri su lastre di legno piccolissime!). E sempre in questo sito, la cosa che più mi ha lasciata sbigottita è stata l'esaltazione della razza bianca e bionda, che è così perfetta che non dovrebbe mai mischiarsi con le altre razze. Recita "Ama e rispetta il tuo SIMILE!" cioè invita ad amare e rispettare solo i bianchi, popolo perfetto voluto. Mah, non ci sono parole! Che dire? Mi metto nei panni di chi ha vissuto i campi di concentramento, immagino il dolore che provano i figli solo a guardare siti del genere. Deve far male! Non capisco come si possa permettere ad un sito del genere di essere online, è un sito razzista, e va contro la nostra costituzione italiana! Qua non si tratta di libertà di opinione, qui si incita al razzismo!!!

Tutte queste foto sarebbero allora dei falsi dell'epoca?



Baracca dormitorio maschile ad Auschwitz-Birkenau



Auschwitz dormitorio femminile




Entrata del campo di Auschwitz con la scritta "Il lavoro rende liberi"



Irma Greese e Josep Mengele





Bambini vittime del Dr Mengele nei suoi esperimenti sui gemelli


Tutto falso, certo.


Dalle ultime pagine de Il silenzio dei vivi Elisa Springer scrive:

Oggi, dopo cinquant'anni, quelle miserie riaffiorano, alimentate dal farneticante ideologismo di chi foraggia, sostiene, istruisce, strumentalizza e… gabella, i gruppuscoli nazi-fascisti. Aggregandoli politicamente e educandoli all'intolleranza e al razzismo. Dietro questo squallido e camuffato atteggiamento ideologico, si nascondono le insoddisfazioni e le illusioni di chi, suo malgrado, è condizionato a vivere ghettizzato ai margini della società. Della sua irragionevole vita, del suo irreversibile fallimento sociale, non ha colto il senso: è finito, perché non ha capito nulla. I fatti da noi vissuti e i nostri morti sono la sua condanna. Si continua a mettere in dubbio, a negare, che l'uomo comune abbia potuto generare i lager e in essi, cancellati milioni di esser indifesi. Se tutto così tristemente fosse, allora la mia stessa vita, la mia sofferenza e il mio dolore, non sarebbero mai esistiti.
Ma io, Elisa Springer, figlia di Richard e Sidonie, ho conosciuto il tormento della mente e dell'anima, la solitudine della miseria umana, la negazione del sentimento della pietà, il dolore della morte degli affetti più intimi e delle persone più care, la disperazione di essere sola in questo mondo.
Io, Elisa Springer, ho visto Dio. Nel fumo di Birkenau, che alzava al cielo il dolore del mondo, e spargeva sulla terra l'odore acre della sofferenza. Ho visto Dio. […]
Io ho vissuto per non dimenticare quella parte di me, rimasta nei lager, con i miei vent'anni.
Ho vissuto per difendere e raccontare l'odore dei morti che bruciavano nei crematori per difendere la memoria di tutti i miei cari e di tanti innocenti, memoria che oggi si tenta ancora di infrangere.
Ho vissuto per raccontare che le ferite del corpo si rimarginano col tempo, ma quelle dello spirito mai. Le mie sanguinano ancora.

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25 febbraio 2009

Il mio Principe… d’Africa!


Il mal d'Africa è quel senso di nostalgia e malinconia che coglie le persone che hanno avuto la fortuna di visitare questo continente affascinante e primitivo, con i suoi colori policromatici, i tramonti infuocati, gli orizzonti infiniti, i profumi intensi e le tiepide brezze. Paesaggi incantati, fauna selvaggia e vegetazione folta e rigogliosa, con popolazioni socievoli ma misteriose con culture e usanze tanto diverse e lontane dalle nostre. Il mal d'Africa è molto comune in letteratura, molti sono gli scrittori del passato che hanno scritto libri sulle avventure africane. Si pensi solo al famosissimo Out of Africa (La mia Africa) di Karen Blixen, la scrittrice danese che sposa un barone svedese e va a vivere con lui in Kenia, tra piantagioni di tabacco e caffè, e che, una volta tornata a casa nella grigia e cupa Danimarca si ammala di nostalgia. Ed è lì che si accinge a scrivere il suo romanzo sull'Africa.
Penso ci sia qualcosa di altamente spirituale, mistico e invisibile che la terra africana è capace di sprigionare, e questa energia vitale è capace di catturare gli animi delle persone che ci mettono piede e tenerseli per sempre. Non a caso la vita e l'essere umano sono nati proprio in Africa. Non a caso si parla di mal d'Africa.
Il mal d'Africa deve sicuramente aver colpito anche la nostra scrittrice d'esordio, Alessia Paolucci, oltretutto una mia cara amica di vecchia data, che ha visitato di recente in continente africano.
É con molto piacere che mi accingo a scrivere una recensione del suo primo romanzo: "Il mio Principe… d'Africa!"
L'ho letto tutto d'un fiato ieri sera. Il romanzo, più che romanzo sarebbe da considerarsi un racconto, come anche l'autrice asserisce. Purtroppo ha una lunghezza di sole 96 pagine, ma è ricco di stati d'animo e avvenimenti emozionanti, tutto da scoprire, e vale davvero la pena leggerlo.
La protagonista, la trentenne Alessandra, con un figlio di quasi 10 anni, una convivenza andata male, e con alle spalle un lavoro di ufficiale sulle navi da crociera durato diversi anni e in giro per tutto il mondo, ora si trova di nuovo in Italia a cercare qualcosa, qualcosa di emozionate, un nuovo lavoro forse, e cercando su internet, approda su un sito dove è stato inserito un annuncio di lavoro, ma questo lavoro si trova in Tanzania. Così desiderosa di nuove avventure e tutta entusiasta, parte alla volta dell'Africa, dove l'attenderà una nuova vita, nuove emozioni, e un nuovo amore, uno straniero, un principe d'Africa!
La storia è emozionate, ricca di pensieri della protagonista, alle prese con la repressione delle sue emozioni e, forse, sentimenti, la paura di un posto lontano da casa, i dubbi su Sarim, un petroliere mezzo persiano affascinante e misterioso, sconosciuto. Nella storia non mancano nemmeno eventi tragici e strappalacrime. Le descrizioni sono molto accurate e sembra di stare lì con la protagonista ad osservare tutto ciò che lei vede durante i suoi soggiorni, i suoi pericolosi spostamenti tra un posto e l'altro e i suoi safari, sembra quasi quasi di essere in Africa con lei.
Consiglio altamente la lettura a tutti coloro che sono affascinati da questo continente favoloso.
Unica pecca del libro sono i diversi errori ortografici, che spero vengano ricorretti alla prossima pubblicazione, e l'usa esagerato di segni d'interpunzione, quali puntini di sospensione e punti esclamativi ripetuti, che rendono un tantino difficoltosa la lettura. Nonostante questo, la lettura è così appassionante che pian piano ci si abitua anche a questo.

 

 

Scene dall'Africa


 
La stanza da letto dell'albergo africano, così come appare descritta nel libro



Tramonto infuocato della savana



Il Kilimanjaro



Orizzonte infinito



Tipica flora e fauna africana
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14 febbraio 2009

Outtakes from a Marriage


Ultimamente ho comprato su Internet Bookshop questo libro e l'ho letto in due giorni. È in inglese e non esiste una traduzione italiana. È un romanzo scritto da Ann Leary, scrittrice americana, moglie dell'attore/produttore Denis Leary, il protagonista della serie televisiva Rescue Me, un telefilm che hanno trasmesso  alle 3 di notte su Italia Uno in questi ultimi due mesi. È grazie a questo telefilm che sono approdata sul sito di Ann Leary e ho cominciato a scrivere sul suo blog un paio di mesi fa. La cosa che mi ha colpita di più è che lei è molto socievole e ben disposta con tutti i suoi lettori, che cerca di conoscere, e non si innalza sul piedistallo come per dire "Io sono la moglie di Denis Leary". Nel suo blog parla di tutto, dai suoi stati d'animo alla salute dei suoi cani, dai racconti della passerella ai Golden Globes, dove partecipa col marito, alla letteratura. Tutti i commenti di ogni genere sono benvenuti. Posta anche foto della sua famiglia, la sua casa, il marito, i cani e la natura che circonda la loro piccola fattoria nel Connecticut. Proprio una donna come tante, casa e famiglia.
Volevo parlare del suo romanzo. La storia è questa.
Julia e Joe Ferraro vivono a Manhattan e finalmente lui ce l'ha fatta: è la star di una serie televisiva ed è appena stato nominato per i Golden Globes come migliore attore protagonista. Dopo molti anni sono riusciti a prendersi un appartamento al mare e i loro due bambini frequentano scuole private d'élite. Nonostante la fama del marito e la sua carriera come attore famoso, loro due sono ancora follemente innamorati. O almeno così pensa Julia fino a quando una sera ascolta accidentalmente la segreteria telefonica del cellulare di Joe – un messaggio lasciato da una donna dalla voce sensuale e con l'accento del sud, che chiaramente non è solo un'amica. Julia non dice nulla al marito e cade in preda alla disperazione, che la porta a continuare ad ascoltare i messaggi di Joe in segreto, a cercare notizie di lui e altre donne sul web, senza confrontarsi direttamente con lui. Julia si rende conto che in tanti anni di matrimonio e di supporto alla carriera del marito si è annullata completamente per lui diventando invisibile.
Quando Julia e Joe si incontrarono per la prima volta lei era una ragazza nervosa che scriveva recensioni musicali per il Village Voice e faceva party con gli amici in casa. Joe era un timido studente di teatro drammatico che la corteggiò come un cagnolino. Dopo averla conquistata Julia aiutò Joe a diventare famoso e lo seguiva nelle sue ossessioni per l'aspetto esteriore, i vestiti firmati, le palestre e i party chic. Lei nel frattempo, oltre che a supportare Joe, pensò soltanto ai figli, ad indossare abiti comodi e a frequentare le assemblee scolastiche.
Ora Julia si ritrova con un matrimonio che sta andando in rotoli mentre deve partecipare con il marito alla serata dei Golden Globes. Nel frattempo decide di migliorarsi, va a fare un lifting, si fa delle extensions e si compra della biancheria intima sexy. Decide infine di lasciare il marito e glie lo comunica la sera delle nominations a Los Angeles. Ma il romanzo finisce in modo ambiguo, non si capisce se alla fine i due decidano di continuare a stare insieme oppure Julia lo lascia definitivamente.
Il finale mi ha lasciata a bocca asciutta, dopo due giorni che lo leggevo per conoscere il finale. Ma forse è bello che ognuno tragga le proprie conclusioni. Io ho capito che lei lo ha perdonato e ha continuato a stare con lui nonostante tutto. Leggendo il romanzo appare una donna sì forte per la sopportazione, ma anche fragile e non penso che abbia mai lasciato il marito alla fine, vuoi per i figli, vuoi per tutta la routine e, soprattutto, per l'amore che li legava dopo tanti anni di matrimonio.
Un romanzo sul classico tema delle donne che cercano di non perdere se stesse con il matrimonio e la maternità, Outtakes from a Marriage è una critica alla mafia che si nasconde nelle scuole materne di Manhattan, il meccanismo di Hollywood e il ticchettio dell'orologio nell'attesa della passerella sul tappeto rosso.
Il romanzo è scritto con un linguaggio molto pulito e semplice e uno stile molto sobrio. Certo che le affinità tra la storia, i protagonisti Julia e Joe e tanti altri dettagli, fanno pensare ad un romanzo autobiografico e farebbero ricondurre Julia a Ann Leary e Joe a suo marito Denis Leary, ma Ann si difende dicendo che ha voluto prendere degli spunti dalla sua vita reale, dalle sue amicizie famose, per rendere più reale il romanzo ai suoi lettori. Autobiografico o no, leggendolo mi sembrava di vedere Ann nel personaggio di Julia e Denis nel personaggio di Joe, e comunque vale la pena leggerlo perchè riporta una critica al mondo delle celebrità americane di Hollywood e il modo in cui la fama cambia le persone, anche in ambito familiare.
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