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21 giugno 2010

Glossario Letterario


ALLEGORIA. Dal greco allegoría (= "parlare diversamente"). Figura retorica mediante la quale un termine (denotazione) si riferisce a un significato più profondo e nascosto (connotazione). Ad es., il Veltro dantesco, a livello denotativo, significa "cane da caccia", ma è noto che questo termine allude a un "riformatore spirituale".
Tra le allegorie tradizionali è celeberrima quella della nave che attraversa un mare in tempesta, fra venti e scogli ecc.: rappresenta il destino umano, i pericoli, i contrasti ecc., mentre il porto è la salvezza.
Il problema della comprensione delle allegorie dipende dalla loro maggiore o minore codificazione (ad es., una donna bendata con una spada o una bilancia è ormai un'immagine codificata della Giustizia).
ALLITTERAZIONE. Figura retorica di tipo morfologico, consistente nella ripetizione di uno o più fonemi uguali in più parole consecutive o molto vicine. Come in Petrarca: "di me medesmo meco mi vergogno", o in Foscolo: "quello spirto guerrier ch'entro mi rugge". Casuale nella lingua comune (ad es. "Mia mamma mangia una mela"), l'allitterazione è frequente nei messaggi pubblicitari, dove ha la funzione di favorire la memorizzazione nell'ascoltatore. Ad es.: "Mangia le mele Melinda".
ANADIPLOSI. Dal greco anadíplosis = "raddoppiamento". Figura retorica consistente nella ripresa, all'inizio di un verso o di una frase, di una o più parole di chiusura del verso o della frase precedente. Come in Quasimodo: "Invano cerchi tra la polvere, / povera mano, la città è morta. / È morta...". Oppure in Fenoglio: "In lui tutto era lento, lento era il movimento delle labbra, lento era il roteare degli occhi". In quest'ultimo esempio possiamo notare la combinazione di anadiplosi e anafora.
ANAFORA. Figura retorica consistente nella ripetizione di una o più parole all'inizio di più versi o enunciati successivi. Ad es. in Dante: "Per me si va nella città dolente, / per me si va nell'etterno dolore, / per me si va tra la perduta gente".
Come l'allitterazione, anche l'anafora si presenta con frequenza nel linguaggio pubblicitario, per richiamare l'attenzione dell'ascoltatore. Ad es.: "Selenia, speciale formula Alfa Romeo... Selenia, il motore dei nuovi motori".
ANALOGIA. Rapporto di somiglianza tra immagini o parole, basato su libere associazioni di pensiero o di sensazioni piuttosto che su nessi logici o sintattici codificati. Come l'ungarettiana "balaustrata di brezza".
ANTIFRASI. Dal greco antíphrasis = "espressione contraria". Figura retorica consistente nell'usare un'espressione per significare l'opposto di ciò che in realtà si vuol dire. Si tratta di una figura molto usata anche nel linguaggio comune: ad es. "Bella giornata, oggi!" (per significare invece che c'è brutto tempo); "Hai fatto un bel lavoro!" (per dire invece che il lavoro è stato svolto male). Come si vede, l'antifrasi è per lo più utilizzata in senso ironico.
ANTONOMASIA. Dal greco antonomàzo = "chiamo con nome diverso". Figura retorica consistente nella sostituzione del nome di una persona o di una cosa con un nome più generico o comune, con un epìteto (aggettivo) o con una perifrasi. Alcuni esempi: "il segretario fiorentino" (Machiavelli), "il padre della lingua italiana" (Dante), "la città celeste" (il Paradiso), "il principe delle tenebre" (il diavolo), "l'eroe dei due mondi" (Garibaldi), "il sommo bene" (Dio).
ASSONANZA. Somiglianza di suono fra le ultime sillabe di due o più parole (sia poste in fine di versi successivi, sia al loro interno). Si usa distinguere in assonanza tonica quando sono uguali le vocali ma non le consonanti (es. "climi / mattini") e assonanza atona quando cambia soltanto la vocale tonica (es. "puro / giro"); si ha infine assonanza consonantica, o più semplicemente consonanza, quando vi è uguaglianza di suoni soltanto nelle consonanti (es. "colla / bello").
BALLATA. Componimento poetico d'origine provenzale, che compare in Italia attorno alla metà del XIII secolo. Originariamente non aveva una struttura metrica fissa (salvo un ritornello di due o più versi) e i versi erano vari (dal settenario all'endecasillabo). Con gli stilnovisti la ballata assunse una forma più definita, preferibilmnete con soli endecasillabi o settenari oppure con endecasillabi e settenari.
La ballata classica è generalmente introdotta da una strofetta di tre versi (ballata mezzana), di quattro versi (ballata grande) o di due versi (ballata minore). La strofa introduttiva è detta "ritornello" o "ripresa". Alla ripresa segue generalmente una sola stanza (oppure due o tre: ballata replicata), divisa in due "piedi" e una "volta".
CESURA. Pausa ritmica all'interno del verso, in corrispondenza dell'accento ritmico più importante dopo quello fisso alla fine del verso (cioè sulla penultima posizione). La cesura ha un particolare rilievo nell'endecasillabo, dove il verso risulta diviso in due parti dette emistichi.
DIALEFE. Dal greco dialeìpho (= "separo"). Figura metrica consistente nel tenere distinte, in due diverse posizioni, due vocali contigue ma appartenenti a due parole diverse. Ad es. in Cavalcanti: "Di ciascuna vertù - alta e gentile". Non c'è una regola precisa per l'applicazione della dialefe, ma in genere si tende a rispettarla in casi come quello citato (cioè quando si incontrano due vocali entrambe toniche).
DIERESI. Dal greco diairéo (= "disgiungo, separo"). Figura metrica consistente nel tenere distinte in due diverse posizioni due vocali contigue in corpo di parola. Ad es. in Foscolo: "Forse perché della fatal quï-ete". O in Leopardi: "Un mazzolin di rose e di vï-ole". Non vi sono regole veramente fisse per la sua applicazione; è comunque obbligatoria in due casi: 1) alla fine del verso; 2) quando una vocale aspra (a, e, o) è seguita da una qualunque vocale tonica.
DISTICO. La strofa più piccola, composta da soli due versi.
EMISTICHIO. Ciascuna delle due parti in cui un verso risulta diviso dalla cesura. Ad es. in Leopardi: "Sempre caro mi fu - quest'ermo colle"; o in Dante: "Lo giorno se n'andava - e l'aere bruno", dove peraltro notiamo che fra i due emistichi vi è sinalefe.
ENDECASILLABO. È il verso più armonioso e vario della poesia italiana, composto da undici sillabe metriche o posizioni. A parte l'ultimo (ch'è sempre sulla penultima sillaba), ha gli altri accenti in posizione libera, anche se i più ricorrenti cadono sulla sesta (ad es. in Leopardi: "Sempre caro mi fu' quest'ermo colle") oppure sulla quarta sillaba (ad es. in Dante: "Zefiro do'lce le novelle fronde"). Si distingue in endecasillabo "a maiore", se il primo emistichio è un settenario, e "a minore" se è un quinario. Un endecasillabo a maiore è il leopardiano "Vaghe stelle dell'Orsa, - io non credea", con sinalefe tra i due emistichi; un esempio a minore è ancora il leopardiano "Questa mia vita dolorosa e nuda". Vi sono però numerose varianti.
ENFASI. Figura retorica che consiste nel mettere in particolare rilievo un termine o una frase. Ad es.: "Lui, lui sa quello che voglio dire!". Il Lausberg ha notato come, soprattutto per l'oratore e per l'attore, l'enfasi semantica si identifica con "un aumento di intensità della voce (e dei gesti)" nel momento in cui si vuole sottolineare una parola o un concetto.
ENJAMBEMENT. Separazione metrica, tra la fine di un verso e l'inizio di quello successivo, di due elementi sintatticamente legati (sintagma). Ad es. in Leopardi: "Ma sedendo e mirando, interminati / spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi...". Qualcuno usa il termine "inarcatura" (ad es. Fubini) o "spezzatura" (ad es. Di Girolamo), ma il termine francese è quello più accettato.
FIGURE METRICHE. Fenomeni sillabici, tipici della poesia, che non comportano alterazioni grafiche, ma solo una diversa modalità di lettura, ai fini del computo sillabico del verso. Sono la sineresi, la sinalefe, la dieresi e la dialefe (vedi alle singole voci).
FIGURE RETORICHE. Particolari forme espressive della lingua, fondamentali in letteratura (e soprattutto in poesia), ma frequenti anche nella lingua comune. Vengono usate per dare maggiore incisività e una più profonda carica al senso complessivo del messaggio. Si distinguono tradizionalmente in figure di parola (o del significante) e figure di pensiero (o del significato).
IPALLAGE. Dal greco hypallagé, che significa "scambio, commutazione". Figura retorica consistente nello scambio del normale rapporto sintattico o semantico fra due parole. In pratica si attribuisce a una parola ciò che, nella stessa frase, andrebbe attribuito ad un'altra parola. Ad es.: "Il magro profilo del suo volto". In Montale: "e gli alberi discorrono col trito / mormorio della rena".
IPERBOLE. Dal greco hyperbàllo (= "lancio oltre"). Figura retorica consistente nell'esagerare (amplificandolo o riducendolo) l'espressione di un concetto. Ad es.: "È un secolo che non lo vedo"; "Scendo tra un minuto"; "Sono in un mare di guai"; "Mi piace da morire"; "Non ha un briciolo di cervello". A livello letterario: "Lo scudo in mezzo alla donzella colse: / ma parve urtasse un monte di metallo" (Ariosto). Dalla storia, il detto proverbiale di Carlo V: "Sui miei dominii non tramonta mai il sole".
METAFORA. Dal greco metaphéro, composto da metà (= "oltre, al di là") e phéro (= "porto"). 
Figura retorica consistente nel trasferire una parola dall'oggetto a cui normalmente la si riferisce ad un altro oggetto, mediante un paragone sottinteso. Così, dicendo: "Tizio è un coniglio", intendiamo dire che è pavido come un coniglio. Dicendo: "L'infanzia è l'alba della vita", intendiamo dire che è l'inizio della vita, come l'alba lo è del giorno. Possiamo quindi dire che la metafora è una similitudine abbreviata, cioè sottratta dell'avverbio di paragone.
Occorre sottolineare che nei testi letterari di grande valore la pretesa di trovare un'espressione letterale corrispondente a quella metaforica è illusoria. Ad es., quando Leopardi scrive nel Passero solitario: "Primavera d'intorno / brilla nell'aria...", ci dà un'immagine insostituibile. Il verbo "brillare", che il poeta usa appunto in senso metaforico, non ha nessun possibile sostituto letterale perché la figura non è limitata al predicato, ma si proietta sul suo soggetto. È dunque la primavera ad essere vista metaforicamente. Perciò questa metafora leopardiana si può parafrasare, si può spiegare e commentare, ma non si può assolutamente convertire in un'espressione propria, cioè non figurata.
Oltre che con la metafora, uno spostamento di significato si attua anche con la metonimia e la sinèddoche.
METONIMIA. Dal greco metonymìa = "scambio di nome". Figura retorica consistente, come la metafora, nella possibilità di sostituire una parola con un'altra; ma la sostituzione metonimica avviene tra parole appartenenti allo stesso campo semantico (a differenza della sostituzione metaforica, che è più libera e tiene conto di somiglianze anche vaghe), e si basa fondamentalmente su un rapporto di contiguità logica fra le parole scambiate.
Si hanno vari casi di sostituzioni metonimiche, tra cui le più frequenti sono:
1. il contenente per il contenuto ("Bevo un bicchiere"; cioè il suo contenuto);
2. la causa per l'effetto ("Ha una bella mano"; cioè una bella scrittura);  
3. l'effetto per la causa ("Una valle di lacrime"; cioè "un luogo di sofferenza"):
4. l'astratto per il concreto ("Le prepotenze della nobiltà"; cioè dei nobili);  
5. il concreto per l'astratto ("È un uomo di buon cuore"; cioè di buoni sentimenti);
6. l'autore per l'opera ("Oggi leggiamo Montale"; cioè una sua poesia);
7. la regione o la città per gli abitanti ("La rivolta di Parigi"; cioè dei parigini);
8. la località di produzione per il prodotto ("Ho bevuto un buon Chianti").
METRICA. Termine che indica lo studio dei fenomeni che riguardano la versificazione, cioè le strutture formali specifiche del verso nella poesia (misura dei versi, figure metriche, cesura, ritmo, rime, strofe, ecc.).
ONOMATOPEA. Dal greco onomatopoiìa = "formazione di parole". Riproduzione linguistica di suoni o rumori esistenti in natura. Ad es. in Pascoli: "un breve gre-gre di ranelle"; verso in cui si rileva anche un'allitterazione in r. Fenomeno diffuso anche nella lingua quotidiana: "tic-tac", "din-don".
OSSIMORO. Dal greco oxýmoron, composto da oxýs (= "acuto") e moròs (= "ottuso, stolto"). Figura retorica consistente nell'accostamento di due termini i cui significati sembrano escludersi a vicenda. Ad es. in Giusti: "Sentia nel canto la dolcezza amara". O in Rebora: "Sinistro rumor di silenzio".
OTTONARIO. Verso di otto sillabe metriche o posizioni, molto usato ad esempio nelle canzoni a ballo quattrocentesche e nella canzonetta del Sei-Settecento.
PARONOMASIA. Figura morfologica consistente nell'avvicinare in un breve spazio sintattico due o più parole fonicamente simili ma dal significato diverso. Ad es. in Dante: "ch'i' fui per ritornar più volte volto"; oppure in Montale: "Trema un ricordo nel ricolmo secchio".
PERSONIFICAZIONE. Figura retorica consistente nel rappresentare un concetto o un oggetto come se fosse un essere animato. Ad es. in Leopardi, che si rivolge così alla luna: "Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, / silenziosa luna?". La tendenza alla personificazione, spesso inconscia, è rintracciabile anche nel linguaggio comune. Ad es.: "Quest'inverno il sole non ha proprio voglia di farsi vedere".
POSIZIONE. Espressione equivalente a "sillaba metrica", purché si tenga ben presente che essa non coincide col concetto di sillaba grammaticale. Infatti, per effetto delle figure metriche e delle leggi ritmiche (vedi ritmo), una posizione può essere occupata da più sillabe o da nessuna, e una sillaba grammaticale può dar luogo a due posizioni. Nella metrica italiana l'ultima posizione si identifica con l'ultima sillaba tonica: così l'ultima posizione dell'endecasillabo è costituita dalla decima sillaba (necessariamente tonica). Dopo questa posizione, in qualunque specie di verso, si conta una sillaba atona, anche se questa fisicamente non ci fosse (parola tronca) o ve ne fossero più di una (parola sdrucciola o bisdrucciola).  
QUARTINA. Strofa di quattro versi, fra loro variamente rimanti, che costituisce un'unità di uno schema metrico più complesso, ad esempio il sonetto (formato da due quartine e due terzine).
RIMA. È l'identità di fonemi tra due o più parole, a partire dall'ultima vocale tonica (es.: "fiore / amore"). È detta rima interna o rima al mezzo quando cade tra una parola finale di verso e una parola interna a un altro verso. Per secoli è stata un punto di riferimento fondamentale per la stessa organizzazione delle forme strofiche (vedi strofa), mentre oggi ha un'importanza relativa. In base al tipo di parola finale del verso, si distingue in piana, tronca, sdrucciola, bisdrucciola (quest'ultima però è molto rara).
La rima si presenta in varie forme, tra le quali ricordiamo:
1. la rima baciata, quando unisce due versi consecutivi secondo lo schema AA;
2. la rima alternata, quando appunto le rime si alternano, secondo lo schema ABAB;
3. la rima incrociata, quando si presenta con un ordine speculare, secondo lo schema ABBA;
4. la rima incatenata, tipica della terzina dantesca, secondo lo schema ABA.BCB.CDC.;  
5. la rima invertita, quando le rime di una strofa tornano uguali ma in ordine inverso, secondo lo schema ABC.CBA;
6. la rima replicata, quando le rime di una strofa tornano uguali e nello stesso ordine in una strofa successiva, secondo lo schema ABC.ABC.
RITMO. È il movimento creato dall'andamento degli accenti all'interno del verso. Questo andamento può rendere ritmicamente differenti versi metricamente uguali. Ad esempio un endecasillabo può avere gli accenti sulle sillabe 1-4-6-8-10, oppure 2-4-6-8-10, o ancora 3-6-8-10, ecc.
SETTENARIO. Verso di sette sillabe metriche o posizioni, con accento fisso sulla sesta posizione e uno o due accenti mobili sulle prime quattro. Si alterna spesso all'endecasillabo, come nella canzone leopardiana A Silvia.
SIMILITUDINE. Figura retorica fondamentale, da cui tradizionalmente deriva per abbreviazione la metafora. Consiste nell'esprimere un'idea mediante il suo accostamento a un'altra idea che abbia con la prima un rapporto di somiglianza esplicitamente descritto. Ad es. in Pascoli: "quando partisti, come son rimasta! / come l'aratro in mezzo alla maggese".
SINALEFE. Figura metrica consistente nella fusione in una posizione della vocale finale di una parola con la vocale iniziale della parola successiva, all'interno dello stesso verso. Ad es. in Leopardi: "dolce-e chiara-è la notte-e senza vento".
SINEDDOCHE. Figura retorica affine alla metonimia, dalla quale si distingue perché il rapporto fra il termine impiegato e quello sostituito non è di tipo qualitativo (logico) ma quantitativo. Si ha dunque sinèddoche quando si usa:
il tutto per la parte (ad es.: "scarpe di vitello" per "pelle di vitello"); 2. la parte per il tutto (ad es.: "son rimasti senza tetto" per "senza casa").
SINERESI. Figura metrica consistente nella fusione di due vocali grammaticalmente distinte (cioè in iato) in corpo di parola. Ad es. in Leopardi: "ed erra l'armonia per questa valle", dove -ia di "armonia" è grammaticalmente uno iato e andrebbe pertanto distinto, ma rientra nella stessa posizione. La sinèresi è di solito proibita in due casi: 1) alla fine del verso; 2) quando una vocale aspra (a, e, o) è seguita da una qualunque vocale accentata (vedi dieresi).
SINESTESIA. Dal greco synàisthesis = "percezione simultanea". Figura retorica consistente nell'accostamento di due termini relativi a sfere sensoriali diverse. Ad es. in Dante: "I' venni in luogo d'ogni luce muto" (dove luce riguarda la vista, e muto l'udito); oppure in Quasimodo: "... all'urlo nero / della madre" (dove urlo riguarda l'udito, e nero la vista).
SONETTO. Forma poetica antichissima, e forse la più usata nella poesia italiana tradizionale, a partire dalla "scuola siciliana". Si compone di due quartine (con schema di rime ABAB ABAB oppure ABBA ABBA) e due terzine (con vari schemi di rime: CDE CDE, CDE EDC, CDC CDC, CDE DEC, ecc.).
STROFA. Termine che indica un raggruppamento di versi caratterizzato: 1. dal tipo di versi usati 2. dal numero dei versi 3. dalla disposizione delle rime.
In generale si distinguono strofe monometre (cioè formate da versi di uguale lunghezza) e strofe polimetre (cioè formate da versi di lunghezza disuguale).
Quanto al numero dei versi impiegati e alla disposizione delle rime, le strofe più comuni sono:
1. il distico (schema AA)
2. la terzina (schema ABA.BCB.CDC)  
3. la quartina (schema ABAB oppure ABBA)
4. la sestina (schema ABABCC)
5. l'ottava (schema ABABABCC)  
6. la nona rima (ABABABCCB).
I poeti contemporanei tuttavia, in coincidenza con l'impiego del verso libero, usano solitamente strofe senza alcuno schema fisso di versi o di rime.
TERNARIO. Verso di tre sillabe metriche o posizioni (detto anche "trisillabo"), solitamente combinato con altri versi più lunghi. Da solo e in serie è invece usato raramente.
TERZINA. Strofa di tre versi, costituisce uno degli schemi metrici fondamentali della poesia italiana (vedi sonetto).
VERSI LIBERI. Con questa espressione si indica generalmente una successione di versi non riconducibili a misure tradizionali, com'è per gran parte della poesia contemporanea. Tuttavia la stessa espressione è valida anche per un insieme di versi che metricamente sono tradizionali ma non ubbidiscono a schemi strofici o a concatenazioni di rime tradizionali. Per il primo caso possiamo citare, tra i numerosissimi esempi, I fiumi di Ungaretti; per il secondo, La pioggia nel pineto di D'Annunzio.
VERSI SCIOLTI. Si dicono sciolti i versi non legati da rima, anche se metricamente tradizionali. L'esempio più celebre è costituito dai Sepolcri foscoliani.
VERSO. Sequenza (cioè successione ordinata) di parole, e quindi di sillabe, caratterizzate da un ritmo ben definito. Il computo sillabico è però regolato dalle figure metriche, per cui la lunghezza dei singoli versi può presentare oppure no coincidenza tra sillabe grammaticali e posizioni.
In base al tipo di parola finale del verso si distinguono:
1. versi piani (se terminano con parola accentata sulla penultima sillaba);  
2. versi tronchi (se terminano con parola accentata sull'ultima sillaba);
3. versi sdruccioli (se terminano con parola accentata sulla terz'ultima sillaba);
4. versi bisdruccioli (se terminano con parola accentata sulla quart'ultima sillaba).
In base al numero di posizioni presenti si distinguono invece in: bisillabo, ternario, quaternario, quinario, senario, settenario, ottonario, novenario, decasillabo, endecasillabo; e inoltre versi doppi (solitamente quinari, senari, settenari o ottonari accoppiati).
ZEUGMA. Figura grammaticale consistente nel far dipendere da un solo verbo più termini o espressioni che richiederebbero ciascuno un verbo proprio. Ad es. in Dante: "parlare e lagrimar vedrai insieme" (dove vedrai si adatta in realtà soltanto a lagrimar); oppure in Leopardi: "Porgea gli orecchi al suon della tua voce / ed alla man veloce / che percorrea la faticosa tela" (in cui ovviamente la man veloce non può produrre sulla tela un gran frastuono).
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15 maggio 2010

Cos’è la Filologia?


La filologia è la disciplina relativa alla ricostruzione e alla corretta interpretazione dei documenti letterari di un ambiente culturale ben definito. Abbiamo la filologia latina, quella germanica, quella celtica, quella slava, ecc. Essa è strettamente correlata alla Linguistica Comparativa e alla Letteratura di un popolo. Gli studi filologici più antichi sono quelli classici che riguardano la filologia greca, quella latina e quella sanscrita. L'Indoeuropeistica, cioè la ricostruzione dell'Indoeuropeo, lingua ipotetica come alle lingue indoeuropee, gioca un ruolo primario nello studio delle fonti classiche.
A causa della sua attenzione sullo sviluppo storico (analisi diacronica), il termine filologia è divenuto termine di contrasto con la linguistica. Ciò è dovuto ad uno sviluppo innescato a partire dal XX secolo quando Ferdinand de Saussure insistette sull'importanza dell'analisi sincronica (studio di una lingua nello spazio) delle lingue, e la comparsa successiva dello strutturalismo e della linguistica chomskyana con il suo forte accento sulla sintassi.
Il termine filologia deriva dal greco φιλολογία (Philologia), dai termini φίλος (Philos), che significa "amore, affetto, amato, caro, caro amico" e λόγος (Loghi), che significa "parola, articolazione, discorso" quindi "amore per il discorso e per l'argomentazione". Questo amore per l'apprendimento della letteratura e per il ragionamento, riflette una gamma di attività che rientrano nel concetto di λόγος. Il termine venne cambiato poco dopo con quello latino di Philologia, e più tardi entrò nella lingua inglese nel XVI secolo, dal Medio francese Philologie, nel senso di "amore per la letteratura".
L'aggettivo φιλόλογος (Philologos) significa "appassionato della discussione e dell'argomentazione", loquace, in Ellenistica greca anche come conseguenza per una eccessiva "sofistica" vi era la preferenza dell'argomentazione sopra l'amore della vera sapienza, φιλόσοφος (Philosophos). Infatti presso gli antichi Greci veniva usato, soprattutto all'inizio, con significati talvolta molto diversi: "chi è amante del parlare', 'studioso, erudito, esperto di letteratura" e questo già nel Cratilo di Platone.
In qualità di erudizione letteraria, il termine Philologia appare nella letteratura post-classica del V sec. (Marziano Capella, De nuptiis Mercurii et Philologiae). Un'idea ripresa poi nella tarda letteratura medievale da Chaucer e Lydgate.
Il significato di "amore per l'apprendimento e per la letteratura" fu ridotto a "lo studio dello sviluppo storico delle lingue" (linguistica storica). Nel XIX secolo l'uso del termine, a causa dei rapidi progressi fatti nella comprensione delle leggi del suono e del mutamento linguistico, l'età d'oro della filologia, che durò per tutto il XIX secolo, o da Friedrich Schlegel a Nietzsche. In Inglese britannico e nel mondo accademico britannico, "filologia" rimane in gran parte sinonimo di "linguistica storica", mentre in American English e il mondo accademico americano, il significato è più ampio ed è quello di "studio della grammatica di una lingua, storia e tradizione letteraria".
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07 maggio 2010

Scrivere un saggio critico


Molti studenti si incupiscono quando vengono assegnati loro compiti di scrittura come i saggi critici su un'opera letteraria. La ragione di questa repulsione la si trova nel fatto che per loro è difficile scrivere un lavoro letterario perché non si sentono all'altezza di un tale compito. Sono intimiditi dall'idea di sviluppare loro interpretazioni su un testo scritto da un autore famoso e brillante.
Bisogna ricordare che un testo letterario non è un documento autorevole oggettivo che contiene delle verità scientifiche che non possono essere contraddette, ma un testo soggettivo derivato dalla fantasia dello scrittore, un racconto. Certo è che bisogna avere un minimo di cultura e studiarne almeno il periodo storico della composizione e la biografia dell'autore per poter meglio capire le dinamiche psicologiche che lo hanno portato a scrivere una tale opera. I lettori possono, quindi, interagire con la letteratura in questo modo e possono apportare il loro contributo culturale al lavoro dello scrittore.
 

Che cosa è un saggio critico?

Un saggio critico è un'analisi approfondita di un'opera letteraria insieme all'opinione obiettiva del lettore. Si chiede semplicemente al lettore di esprimere le sue interpretazioni e le sue opinioni su un determinato testo. Un saggio critico è una critica o recensione di un lavoro altrui, di solito un'opera artistica - ad esempio libri, giochi, cinema, pittura. Bisogna considerare comunque che esso non deve contenere solo l'interpretazione personale del lettore, ma anche una sintesi del contenuto del libro e un'opinione obiettiva del suo valore artistico, esaminando i suoi aspetti positivi e negativi.
Il saggio critico è informativo
 

Perché gli insegnanti assegnano i Saggi critici?

Certamente non lo si fa per torturare gli studenti! Scrivere un saggio critico dà allo scrittore (e al lettore) una più profonda comprensione di un testo. Costringe a guardare profondamente nell'opera e a trovarne interpretazioni significative. Questo tipo di analisi approfondita sviluppa l'essenziale capacità di pensiero critico che gli studenti portano con sé per tutta la loro vita.

La scelta di un testo letterario

Solitamente sono gli insegnanti ad assegnare agli studenti un testo da analizzare. Ma se vi è libera scelta bisognerebbe optare sempre per un testo che si ritiene interessante, anche se di difficile interpretazione; non lo si deve escludere solo per la paura di sbagliare qualcosa. È sempre la passione per qualcosa che va ad incidere sul risultato positivo finale. Non bisogna scegliere un'opera famosa e che piace a molti ma a noi no, solo perché si ritiene che possa far guadagnare punti. Per scrivere una dissertazione di successo, alla base dovrebbe esserci sempre l'interesse. Solo in questo modo possiamo sperare di fare del nostro meglio.
 

Analisi di un'opera letteraria

Questa è forse la parte più difficile e più lunga che precede il processo di stesura del saggio. Bisogna ragionare sul testo, dopo averlo letto ovviamente. Bisogna analizzare le principali caratteristiche letterarie, e chiedersi:
  • In che contesto storico e culturale è stata composta l'opera?
  • Qual è l'argomento principale del testo?
  • Chi è il protagonista? Chi sono i personaggi secondari?
  • Qual è la trama?
  • Chi narra la storia? È in prima o terza persona?
  • Quali sono i temi* della storia?
  • Quali sono i motivi**?
  • Quali sono i simboli***?
  • Qual è il climax****?
  • Quali sono i fattori chiave*****?
  • Quali tecniche di narrazione vengono usate?
* I temi: sono le idee fondamentali e universali esplorate in un'opera letteraria (es. l'indipendenza femminile, l'onore, la morte, ecc.)
** I motivi: sono strutture ricorrenti, contrasti letterari e dispositivi che possono aiutare a sviluppare e comunicare i temi principali del testo (fuoco, acqua, aria, ecc.).
*** I simboli: sono oggetti, personaggi, figure e colori utilizzati per rappresentare idee astratte o concetti (possono essere una stanza, una spada, una nave, ecc, a seconda dell'opera).
**** Il climax: è
una figura retorica che consiste nell'usare più termini o locuzioni con intensità crescente; se l'intensità è decrescente si parla di anticlimax.
***** I fattori chiave: tipo di lavoro (poesia o prosa), genere (epica, saggio, romanzo, ecc.), lingua, tempo e luogo, ambientazione, il punto di vista del narratore, il tono (allegro, ironico, pietoso, ecc.), il tempo grammaticale (al passato o al presente), il conflitto.
Chiedersi: perché un personaggio prende una decisione particolare? Perché la storia è ambientata in quel posto e in quel tempo? Perché l'autore sceglie di raccontare la storia da questo o quel punto di vista? Qual è il messaggio complessivo o la lezione di vita che ne deriva?
Una volta trovate le risposte a tutte queste domande, e dopo aver approfondito sul periodo storico e sulla corrente letteraria a cui appartiene l'autore dell'opera, è possibile stilare una prima scaletta sintetica di ogni punto analizzato, che successivamente verrà ampliato. Il grosso del lavoro è fatto.

 
 

La stesura

Usare sempre la terza persona. Sviluppare in ordine la scaletta e decidere quale sarà la nostra conclusione finale, cioè le nostre interpretazioni e le nostre opinioni sull'opera. Focalizzare l'attenzione su un solo aspetto dell'opera e discuterne approfonditamente. È meglio trattare un solo argomento per bene che trattarne tanti in maniera superficiale.
Un suggerimento è quello di usare le informazioni storiche per dimostrare l'importanza del lavoro e il motivo della nostra valutazione.
È bene sviluppare le argomentazioni attraverso l'utilizzo di elementi che spiegano la nostra posizione, confrontandola con le opinioni degli esperti che abbiamo consultato, che vanno sempre citati: autore, nome del libro, numero di pagina, editore e anno di pubblicazione. 
 

Cosa bisogna considerare?

  1. Il saggio critico deve esaminare brevemente altri pareri sulla stessa opera che stiamo analizzando. Li useremo per rafforzare la nostra posizione. Bisogna citare sia il parere di esperti che sono in contrasto con il nostro punto di vista che quelli in accordo con la nostra posizione.
  2. Bisogna usare elementi che giustifichino il fatto che la nostra conclusione sia più corretta rispetto alle opinioni opposte, esaminando la forza del ragionamento e la qualità delle loro conclusioni in contrasto con le nostre.
  3. Includere esempi, statistiche e aneddoti.
  4. Trovare elementi di prova all'interno del lavoro stesso, in altre discussioni di critica e attraverso fonti esterne quali una biografia dell'autore o dell'artista.

Fase finale

Dare un titolo al saggio. Un titolo che rispecchi un solo aspetto che più ci ha colpito e di cui abbiamo parlato più ampliamente nella dissertazione. Scrivere un'introduzione per presentare l'argomento che abbiamo trattato nel saggio. È importante parlare dell'autore dell'opera letteraria. Fare anche un accenno di quelle che sono le nostre considerazioni e opinioni sull'opera, opinioni che poi verranno ampliate alla fine, nel paragrafo conclusivo.
Scrivere una conclusione ribadendo la nostra posizione e riassumendo come le prove riportate sostengano il nostro punto di vista.
Verificare, infine, che l'intero saggio sia ben organizzato ortograficamente e che le informazioni all'interno di ogni paragrafo siano bene ordinate.
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05 maggio 2010

L’Iliade: mito o realtà?


Circa tremila anni dopo essere state composte, l'Iliade e l'Odissea restano due delle più celebri e ampiamente storie mai lette e raccontate, ma quasi nulla si sa circa la loro composizione. L'autore era certamente un vate greco, probabilmente vissuto nel tardo settimo o ottavo secolo a.C. La paternità è tradizionalmente attribuita al poeta cieco di nome Omero, ed è sotto questo nome che i lavori sono ancora pubblicati. Tuttavia i Greci del II e III a.C., si chiedevano già se Omero fosse davvero esistito e persino se i due poemi fossero stati scritti da un singolo individuo.
La maggior parte degli studiosi moderni ritiene che anche se una sola persona avesse scritto i poemi, la sua opera avrebbe subito un'enorme tradizione orale e non scritta. Storie di una gloriosa spedizione in Oriente e dei suoi leader che condussero i viaggi hanno cominciato a circolare in Grecia già centinaia di anni prima che L'Iliade e L'Odissea fossero composte. Cantastorie e menestrelli raccontarono queste storie attraverso le generazioni, e ognuno di essi aggiunse del suo. Stando a questa teoria, un poeta, una moltitudine di poeti, lavorando in collaborazione, o forse persino una serie di poeti che lavorarono in successione finalmente misero per iscritto l'opera con l'aggiunta ognuno del suo tocco personale, aggiungendo o sottraendo alcuni episodi o dettagli per adattarli al loro gusto.
Sebbene le prove storiche, archeologiche e linguistiche suggeriscono che l'epica fu composta tra il 750 e 650 a.C., nell'Età del Ferro, le scene in cui si svolgono i fatti narrati riportano nella Grecia micenea (intorno al XII secolo a.C. durante l'Età del Bronzo). In quest'ultimo periodo menzionato, infatti, i Greci infatti credevano di vivere in un' età più gloriosa e sublime, quando ancora gli dei frequentavano la terra ed eroici e divini mortali con attributi sovrumani popolavano la Grecia. Poiché i due poemi si sforzano di evocare questa età incontaminata e sono scritti in uno stile austero e generalmente dipingono la vita come si credeva che fosse nei grandi regni dell'età del bronzo, questo fa pensare che il periodo esatto non fosse quello miceneo. I greci sono spesso indicati come "Achei", il nome di una tribù di grandi dimensioni che occupava la Grecia durante l'età del Bronzo.
Ma la ricostruzione di Omero spesso riconduce anche alla realtà greca successiva e più sviluppata dell'ottavo e settimo secolo a.C. La struttura sociale feudale evidente sullo sfondo de L'Odissea sembra più simile a quella della Grecia di Omero che a quella di Ulisse, e Omero sostituisce il pantheon delle divinità del suo tempo con gli dèi che i Greci micenei adoravano. Molti altri piccoli ma evidenti anacronismi, come i riferimenti agli strumenti di ferro e a tribù che non aveva ancora migrato in Grecia nell'Età del Bronzo, tradiscono l'età del poema e confermano le sue origini nell'Età del Ferro.
Per secoli molti studiosi hanno ritenuto che la guerra di Troia e i suoi partecipanti fossero interamente creazione della fantasia greca. Ma alla fine del diciannovesimo secolo, un archeologo di nome Heinrich Schliemann dichiarò di aver scoperto i resti di Troia. Le rovine del sito si trovavano a poche decine di chilometri al largo della costa del Mar Egeo, nella Turchia nordoccidentale, un sito che si adatta infatti alle descrizioni geografiche della Troia di Omero. Uno strato del sito, grosso modo corrispondente al punto della storia in cui la caduta di Troia avrebbe avuto luogo, presenta, infatti, segni di fuoco e distruzione. Sebbene la maggior parte degli studiosi accettano la scoperta di Schliemann e riconoscono il sito dell'antica città di Troia, molti rimangono scettici sul fatto che la guerra di Troia narrata da Omero abbia mai realmente avuto luogo. Le prove raccolte in fonti letterarie del Vicino Oriente suggeriscono che episodi simili a quelli descritti ne L'Iliade potrebbe essere accaduti anche prima della distruzione di Troia. Tuttavia, molti studiosi ora ammettere la possibilità che qualcosa di vero possa trovarsi al centro di L'Iliade, anche se nascosto sotto l'abbellimento poetico.
Come L'Odissea, anche L'Iliade è stata composta principalmente in dialetto ionico antico, che veniva parlato sulle isole del Mar Egeo e negli insediamenti costieri dell'Asia Minore, oggi Turchia moderna. Alcuni studiosi dunque concludono che il poeta scriveva da qualche parte nel mondo orientale greco. Più probabilmente, però, il poeta scelse il dialetto ionico perché, avendo grandi aspirazioni di diffusione per la sua opera, pensava che fosse il più appropriato per il suo stile elevato e importante. Poco più tardi la letteratura suggerisce che i poeti greci variavano i dialetti dei loro poemi a seconda dei temi che stavano trattando e potevano scrivere in dialetti che in realtà non parlavano. I poemi epici di Omero sono in panellenico (che comprende tutta la Grecia), in spirito e in forme di utilizzo diversi da altri dialetti. Ciò suggerisce che Omero adattò le sue poesie ai dialetti che avrebbero meglio descritto gli avvenimenti che narrava e i relativi personaggi.

Il seguito de L'IliadeBrad Pitt nei panni di Achille nel film Troy ispirato al poema omerico L'Iliade
La guerra di Troia non si è ancora conclusa alla fine de L'Iliade. Il pubblico di Omero sarebbe stato a conoscenza della conclusione della lotta, e la potenza dell'ironia di Omero e il presentimento dipendono da questa familiarità. Quello che segue è una sintesi di alcuni dei più importanti eventi che accadono quando L'Iliade finisce.
Negli ultimi libri de L'Iliade, Achille fa spesso riferimento alla sua morte imminente, di cui sua madre, Teti, lo aveva avvertito. Dopo la fine del poema e i funerali di Ettore, Achille incontra la bella Polissena, figlia di Priamo, e quindi la principessa di Troia. Preso dal la sua bellezza, Achille si innamora di lei. Sperando di sposarla, lui accetta di usare la sua influenza sull'esercito acheo per porre fine alla guerra. Ma quando si reca al tempio di Apollo a negoziare la pace, Paride lo colpisce all'unica parte vulnerabile del suo corpo, con una freccia avvelenata. In altre versioni della storia, la ferita si è verificata nel bel mezzo della battaglia.

L'armatura di Achille e la morte di Aiace
Dopo la morte di Achille, Aiace e Ulisse vanno a recuperare il suo corpo. Teti dice agli Achei che lascerà loro in eredità la magnifica armatura di Achille, forgiata dal dio Efesto, l'eroe più degno. Sia Aiace che Ulisse bramano per l'armatura, ma quando è assegnata a Ulisse, Aiace commette suicidio per l'umiliazione.

Il Palladium e le frecce di Eracle
Al tempo della morte di Achille e Aiace, le difese di Troia sono rafforzate dall'arrivo di una nuova coalizione di alleati, compresi gli etiopi e le amazzoni. Achille uccise Pentesilea, la regina delle Amazzoni, prima della sua morte, ma i Troiani continuarono a respingere l'assalto degli achei. Gli dei trasmettono agli Achei che essi devono eseguire una serie di compiti, al fine di vincere la guerra: devono recuperare le frecce di Eracle, rubare una statua di Atena chiamata Palladium dal tempio di Troia, e eseguire altre varie sfide. In gran parte grazie alle abilità e il coraggio di Ulisse e Diomede, gli Achei svolgono i loro compiti, e l'arciere acheo Filottete utilizza poi le frecce di Eracle per uccidere Paride. Nonostante questa battuta d'arresto, Troia continua a portare avanti la guerra contro gli Achei.

La caduta di Troia
I comandanti achei sono quasi pronti a rinunciare, nulla può penetrare le massicce mura di Troia. Ma prima di perdersi d'animo, Ulisse escogita un piano che permetterà loro di bypassare le mura della città completamente. Gli Achei costruiscono un massiccio e enorme cavallo di legno, il Cavallo di Troia, grande abbastanza da contenere un contingente di guerrieri al suo interno. Ulisse e un gruppo di soldati si nascondono nel cavallo, mentre il resto degli Achei bruciano i loro accampamenti e navigano lontano da Troia, in attesa sulle loro navi dietro un'isola vicina.
La mattina dopo i Troiani, scesi dai loro muri, scoprono il gigantesco, misterioso cavallo. Trovano anche un soldato acheo solitario di nome Sinon, che prendono come prigioniero. Come da istruzioni di Ulisse, Sinon racconta ai Troiani che gli Achei hanno subito l'ira di Atena per il furto del Palladio e che hanno lasciato lui in sacrificio alle divinità e costruito il cavallo come dono per calmare l'ira della dea. Sinon spiega che gli Achei lasciarono il cavallo davanti alle porte di Troia, nella speranza che i Troiani lo distruggessero e, come conseguenza, l'ira di Atena sarebbe ricaduta su di loro.
Credendo alla storia di Sinon, i Troiani portano il cavallo massiccio all'interno delle mura della città come tributo ad Athena. Quella notte, Ulisse e i suoi uomini scivolano fuori dal cavallo, uccidono le guardie di Troia, e spalancano le porte di Troia all'esercito acheo, che nel frattempo si era avvicinato di nuovo alla città. Dopo aver finalmente penetrato il muro gli Achei massacrano i cittadini di Troia, saccheggiano le ricchezze della città e bruciare gli edifici al suolo. Tutti gli uomini di Troia vengono uccisi, tranne un piccolo gruppo guidato da Enea, che fugge. Elena ritorna da Menelao e gli Achei salpano per tornare a casa.

Dopo la guerra
I destini di molti degli eroi de L'Iliade dopo la guerra occupano uno spazio importante nella mitologia greca. Ulisse, come preannunciato, trascorre ancora dieci anni via prima di tornare ad Itaca, e le sue avventure sono al centro dell'altro grande poema di Omero: L'Odissea. Elena e Menelao fanno un lungo e pericoloso viaggio prima di tornare a casa loro a Sparta, con un lungo soggiorno in Egitto. Ne L'Odissea, Telemaco viaggia fino a Sparta alla ricerca di suo padre, Ulisse, e trova Elena e Menelao che celebrano il matrimonio della loro figlia, Ermione. Agamennone, che ha preso Cassandra, la figlia di Priamo, come schiava, torna a casa da sua moglie Clitennestra, e al suo regno, Micene. Dopo la morte di Ifigenia, la loro figlia, offerta in sacrificio da Agamennone presso l'altare di Atena, Clitennestra ha maturato un vasto risentimento nei confronti del il marito, così ha preso un uomo di nome Egisto come suo amante, e al ritorno di Agamennone, la coppia di amanti lo uccidono nella sua vasca da bagno insieme a Cassandra. Questa storia è oggetto della rappresentazione teatrale del drammaturgo greco Eschilo, l'Agamennone. Nel frattempo, Enea, l'unico grande guerriero troiano sopravvissuto al massacro, girovaga per molti anni alla ricerca di una nuova casa per la sua sopravvivenza e per quella dei suoi concittadini. Le sue avventure sono raccontate nel poema epico di Virgilio: L'Eneide.
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03 maggio 2010

Tipologie Letterarie


La letteratura si divide in due tipologie principali: letteratura scritta e letteratura orale. La letteratura orale comprende le ballate, mito, barzellette, racconti popolari e fiabe, fonte considerando che ha scritto il dramma, romanzo, poesia e letteratura non-fictional.
"Quando lessi la grande letteratura, il grande teatro, discorsi o sermoni, capii che la mente umana non ha realizzato nulla di superiore alla capacità di condividere sentimenti e pensieri attraverso il linguaggio." - James Earl Jones
I principali tipi di letteratura di tutto il mondo sono in greco, latino, inglese, francese, spagnolo, cinese, italiano, giapponese e russo. La letteratura è una forma ben ponderata di un linguaggio che influenza le menti dei lettori di ogni età. Il Rinascimento italiano è l'età di Michelangelo e Leonardo da Vinci, mentre in quella greca comprende per lo più la letteratura degli Dei greci e mitologica.
Il Romanticismo di Wordsworth è la letteratura che è orientata verso la natura e può essere considerato l'inverso del classicismo. In epoca odierna il Modernismo e Post modernismo usa un linguaggio artificiale basato su ambiguità, satira e parodia. Alcuni autori scelgono metodi di composizione lunga per intrecciare più di un racconto. Inoltre, la letteratura è una parte del linguaggio scientifico che viene utilizzato anche per analizzare la grammatica, l'uso, il lessico e la semantica.
 
 
 

Generi Letterari

Letteratura immaginaria:
  • Dramma: è il dialogo teatrale drammatico eseguito sul palco e si compone di cinque atti. La tragedia, commedia e melodramma sono i tipi di sub-dramma, es. William Shakespeare, un drammaturgo elisabettiano che compose opere teatrali come l'Amleto, Romeo e Giulietta, Re Lear, che sono famosi per la combinazione di tragedia e commedia insieme. Gioco, farsa, fantasy, monologo e commedia di costume sono alcuni dei generi del dramma.
  • Tragedia: è una storia del personaggio principale che affronta la sfortuna. La tragedia ha elementi di orrori e di lotta e si conclude di solito con la morte di una persona. L'Iliade e l'Odissea di Omero sono i due famose tragedie greche.
  • Commedia: il personaggio principale supera i conflitti ed è a lieto fine. L' aspetto generale della commedia è ironico e divertente, è piena di risate e le questioni sono trattate molto alla leggera. Gli elementi utilizzati nella commedia sono: il romanticismo, l'esagerazione, le sorprese e una visione comica della vita.
  • Melodramma: Il melodramma è una miscela di due sostantivi: 'melodia' e 'dramma'. Si tratta di un gioco musicale più popolare nel 1840. La Capanna dello zio Tom è uno dei più popolari melodrammi che descrive la crudeltà della vita e del lavoro. È a lieto fine come la commedia.
  • Tragicommedia: la rappresentazione che inizia con la modalità grave, ma ha un lieto fine.
     

Prosa Letteraria

La storia, il giornalismo, la filosofia, la narrativa e gli scritti di fantasia, scritti scientifici, letteratura per l'infanzia sono inclusi in Prosa Letteraria.
 
Fantasy:
Sono le fiabe e favole che narrano di avventure e magia dove manca la logica il supporto scientifico delle azioni. Personaggi sono solitamente cavalieri, orchi, draghi, principi, principesse, nani e folletti. Le filastrocche, i canti e le ninne nanne sono altre forme di questo genere che colpiscono gli interessi dei bambini. Creative natura e mito sono storie di stelle e luna. Racconti di magia come il famoso Harry Potter e il Signore degli Anelli.
 
Racconto breve:
I racconti brevi sono più corti rispetto ai romanzi e hanno una sola storia di un solo personaggio, a differenza del romanzo dove si intrecciano svariati avvenimenti e più storie, anche se collegate l'un l'altra. I racconti brevi sono ben raggruppati e di facile lettura, tema concreto, alcune finestre di dialogo e si concludono con la risoluzione.
 
Romanzo:
Il Romanzo può essere basato sull'amore, la criminalità, l'avventura o politica e la storia è divisa in molte parti.
I principali tipi di romanzi sono:
  • Allegoria: La storia simbolica ruota attorno a due significati. Quel che dice lo scrittore direttamente è completamente diverso da quello del significato trasmesso alla fine. L'allegoria politica e quella storica sono due esempi di questo genere.
  • Commedia: La satira è molto comune nei romanzi a forma di commedia e cerca di concentrarsi sui fatti della società e sui loro desideri lasciando perdere i fatti drammatici.
  • Epistolare: Una raccolta di lettere compone il romanzo epistolare. La Pamela di Samuel Richardson e Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis di Foscolo sono solo due esempi del romanzo epistolare.
  • Femminista: Questi tipi di romanzi sono scritti da donne di tutto il mondo per far emergere il ruolo delle donne in una società prevalentemente maschilista. Massimi esempi furono Virginia Woolf, Karen Blixen per la letteratura inglese e Oriana Fallaci per la letteratura italiana.
  • Gotico: La fiction gotica è la combinazione di entrambi orrore e romanticismo. Il melodramma e la parodia sono stati raggruppati nella letteratura gotica nelle sue fasi iniziali.
  • Ironico: I romanzi ironici sono noti per l'uso eccessivo dell'ironia della tecnica narrativa. Sono satire sulla società contemporanea su tematiche culturali, sociali e politiche.
  • Realismo: I romanzi realistici si basano sulle verità della società ordinarie e dei loro problemi. Essi si concentrano sulla trama, i personaggi e la struttura del romanzo.
  • Romanticismo: L'amore e ottimismo sono al centro dei romanzi romantici, le storie d'amore. La loro origine si ha nei paesi occidentali. In sostanza la storia ruota attorno a storie d'amore dei personaggi principali. Alcune sub categorie dei romanzi d'amore sono il paranormale, l'erotismo e la suspense.
  • Narrazione: Lo stile narrativo dove lo scrittore diventa la terza persona che racconta tutta la storia intorno a dei personaggi vista dal di fuori.
  • Naturalismo: Il naturalismo si basa sul teoria di Darwin ed è questa la base dei romanzi naturalistici.
  • Picaresco: Sono i romanzi rosa che trattano di ideali, temi e principi che rifiutano i pregiudizi cosiddetta della società.
  • Psicologico: La prospettiva psicologica della mente di un personaggio con una risoluzione.
  • Storico: l'azione si svolge in un determinato periodo storico e vengono narrati i fatti storici uniti alla fantasia dell'intreccio.
  • Satira: Nei romanzi satirici si critica la società contemporanea. Due romanzi famosi sono I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift e Animal Farm (La fattoria degli animali) di George Orwell.
  • Stream of Consciousness: è la tecnica del "flusso di coscienza" e si centra sullo stato interiore dei personaggi. Un romanzo lunghissimo può descrivere anche i pensieri di una sola giornata del protagonista. Massimo esempio è l'Ulysses di James Joyce e La coscienza di Zeno di Italo Svevo per la letteratura italiana.
Un romanzo parla anche di aspetti sociali, politici e storici e può essere un romanzo di protesta, materialista, romanzo allegorico, romanzo di impegno, romanzo naturalistico, il romanzo marxista, romanzo radicale, romanzo rivoluzionario, romanzo contro la guerra, romanzo utopistico, romanzo futuristico, il romanzo anarchico, romanzo di filosofia sociale, romanzo di idee, ecc.

 
Racconto Folkloristico:
Sono racconti popolari secondo la tradizione che hanno suscitato interesse fin dai tempi antichi. Sono quelli che raccontano le persone anziane ai bambini. Sono storie religiose, di magia e superstizioe, favole e fiabe, detti e proverbi.

 
Tipi di poesia:
La poesia è il traboccare spontaneo di sentimenti potenti raccolti in uno stato di tranquillità. La poesia greca è in versi liberi e nella poesia persiana troviamo le rime. Ecco alcune forme di poesia:
  • Sonetto: inventato da Jacopo da Lentini nel Duecento e poi utilizzato da Shakespeare, è il poema breve di 14 versi raggruppati in due quartine e due terzine. Il tema è l'amore.
  • Ballata: sono poesie d'amore che vengono cantate dal poeta o di un gruppo di cantanti.
  • Elegia: Questo tipo di poesia è il lamento per la morte di una persona. Thomas Gray era un famosissimo poeta per questo genere triste.
  • Ode: È la poesia formale e lunga di natura grave.
  • Allegoria: L'allegoria è la forma famoso della poesia ed è amato dai lettori, perché dei suoi due significati simbolici. Uno è il significato letterale e l'altro è il significato profondo.
  • Epica: i poemi epici sono i poemi narrativi che trasmettono senso morale e cultura di quel periodo. Sono leggendari e non per forza basarti sui fatti storici. Esempi massimo sono l'Odissea e l' Iliade di Omero.
  • Lirica: Ha origine greca. È l'appello diretto di un poeta ai lettori in merito a qualsiasi incidente o evento storico. I testi sono il più delle volte simili ai sonetti o alle odi .
 
Saggistica Letteraria:
La Saggistica Letteraria è opposta alla finzione ed è informativa e analizza le opere letteraria, valutando il contesto storico del'autore e analizzando i personaggi e gli intrecci di una determinata opera, nonché facendo parallelismi tra due o più opere letterarie.

 
Principali tipi di letteratura non-fiction:
  • Autobiografia e Biografia: L'autobiografia è la storia della vita dell'autore e viene scritto dall'autore stesso. La biografia è sempre la vita di un autore ma può essere scritto anche da un terzo autore.
  • Saggio: In generale esprimono il punto di vista degli autori su qualsiasi argomento particolare in modo dettagliato. Il saggio è un semplice modo di narrare l'argomento principale, quindi sono descrittivi, lunghi con riserva orientata e comparativa. Ci sono diversi tipi di saggio: saggio personale, saggio espositivo, risposta ad un saggio, saggio di processo, saggio convincente, saggio argomentativo, saggio critico, il saggio intervista, saggio di tipo riflessivo, saggio valutativo, saggio di osservazione, saggio di applicazione, ecc.
  • Critica letteraria: è lo studio critico di un'opera letteraria, dove i critici applicano diverse teorie, criteri di valutazione e spiegazione del testo o un saggio per dare giudizi globali. Platone, Aristotele, TS Eliot, Saussure e Frye furono solo alcuni famosi critici.
  • Letteratura di viaggio: narrano di viaggio all'estero con la descrizione degli eventi, date, luoghi, monumenti e punti di vista dell'autore.
  • Diario: i diari sono gli eventi registrati dall'autore che non hanno scopo di pubblicazione. È il lavoro di massima della propria routine quotidiana, avvenimenti, i giorni o avvenimenti memorabili nella loro vita. Ad esempio Il diario di Anne Frank è stato pubblicata dal padre nel 1940. I diari riguardano anche lettere di business, newsletter, tempo e annunci. Nel mondo odierno di Internet, gli scrittori scrivono in blog, forum e siti di social networking, per trasmettere i loro pensieri. Anche questa è una forma di scrittura di diario.
  • Giornale: Si tratta di una raccolta di notizie giornaliere o settimanali di politica, sport, tempo libero, moda, cinema e degli affari.
  • Rivista: Le riviste possono essere di argomenti specifici; moda, affari, scienza, animali, ecc. e trattano un solo argomento.
  • Journal: il Journal è uno dei tipi di diari che registra informazioni infinite. Ci sono i seguenti tipi:
    • Personale: Serve all'analisi personale di chi lo tiene. Ci si possono scrivere obiettivi, pensieri quotidiani, eventi e situazioni.
    • Accademico: è per gli studenti che fanno ricerca o dissertazioni su argomenti specifici.
    • Creativo: Sono le riviste di scrittura creativa fantasia di un racconto, poesia o narrativa.
    • Commercio: le Riviste commerciali sono utilizzate a scopi industriali e vi si dettano le informazioni pratiche.
    • Dialettico: Questa rivista è l'uso da parte degli studenti di scrivere sul taccuino a doppia colonna. Possono scrivere fatti, esperimenti, e osservazioni sul lato sinistro e su lato destro una serie di pensieri e di risposte.
Forma moderne di divulgazione letteraria:
Oggi troviamo, oltre ai vecchi libri cartacei, filmati audio e video, CD e cassette che ci presentano la letteratura o i grandi classici in maniera più semplice e comoda. Le poesie digitali sono di tendenza. Troviamo ebooks (libri da visualizzare sullo schermo del pc) testi interattivi (ipertesti) su cd rom con moderni metodi di apprendimento per i bambini, che possono riguardare lingue, scienza, storia, ecc. Troviamo magazine online, siti internet dove possiamo consultare le notizie del giorno senza comprare il giornale, e troviamo persino gli audio books, libri digitali che vengono letti da software potenti e che si possono racchiudere in un piccolo telefono cellulare. Offrono il vantaggio dell'ascolto del libro e della riflessione senza far stancare gli occhi.
Concludendo possiamo affermare che la letteratura è un grandissimo patrimonio per l'umanità. Essa abbraccia tutti i secoli, ci parla della storia e della natura umana, delle culture e delle persone vissute in passato.
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01 maggio 2010

L’importanza della Letteratura


Cosa rende così importante la letteratura nella nostra vita? In che modo influenza la società?
"La letteratura aggiunge alla realtà, non si limita a descrivere. Arricchisce le competenze necessarie che la vita quotidiana richiede, e in questo senso, irriga i deserti delle nostre vite." - C.S Lewis, studioso e romanziere britannico.
Questa massima è forse la descrizione più appropriata sull'importanza della letteratura nella nostra vita. La letteratura ci ricorda di racconti, epopee, sacre scritture e le opere classiche dei tempi antichi e moderni. La letteratura è definita come l'insieme delle opere scritte di una lingua, periodo o della cultura, prodotto da studiosi e ricercatori, specializzati in un determinato settore.
Perché è importante la letteratura?
Come indicato da CS Lewis, la letteratura non solo descrive la realtà, ma aggiunge anche ad essa, la amplia. Sì, la letteratura non è soltanto una rappresentazione della realtà, è piuttosto un valore aggiunto. Le opere letterarie sono rappresentazioni dei modelli di pensiero e di norme sociali prevalenti nella società. Si tratta di una rappresentazione tra i vari aspetti della vita dell'uomo comune. Le opere letterarie classiche servono come spunto di riflessione e danno un tocco di fantasia e creatività. Esporre di un individuo a buone opere letterarie, è equivalente a fornirgli la più bella delle opportunità formative. D'altra parte, la mancanza di esposizione alle opere classiche è pari a privare una persona della possibilità di crescere come individuo.
La prosa, la poesia, il dramma, i saggi, le Fiction, le opere letterarie basate su filosofia, arte, storia, religione e cultura e anche scritti scientifici e giuridici sono raggruppati sotto la categoria della letteratura. S Saggistica creativa dei tempi antichi e il giornalismo rientrano anch'essi nella letteratura. Alcuni scritti estremamente tecnici, come quelli in materia di logistica e di matematica sono anche elencati in una parte della letteratura.
Alcune delle grandi opere letterarie e storiche come la Bibbia e i poemi epici indiani apportano alla società, se non proprio la fede, i principi ispiratori della vita. Nessuno potrà mai screditare l'alto valore morale e letterario della Bibbia, nemmeno chi non crede alla sua ispirazione divina. Antiche opere poetiche di poeti come Omero, Platone, Saffo, Orazio e Virgilio, i sonetti Shakespeare, la poesia notevole da W.B. Yeats, John Keats, Wordsworth, Tennyson e William Blake sono senza tempo. Il Signore degli Anelli, Il Padrino, A Tale of Two Cities, sono alcuni dei i libri più venduti di tutti i tempi. Le avventure di Pinocchio, Alice nel Paese delle Meraviglie, Winnie-the-Pooh sono state alcune delle più grandi opere della letteratura per bambini. Il recente Harry Potter ha effettuato vendite record in tutto il mondo. Tuttavia, una discussione sugli autori dei bambini sarebbe incompleta senza la menzione di autori popolari di tutti i tempi come Esopo, Enid Blyton, Roald Dahl e Mark Twain.

 

 
È attraverso la lettura di tali grandi opere letterarie e poetiche, che si comprende la vita. Essi aiutano una persona a dare un'occhiata più da vicino ai vari aspetti della vita. Per molti aspetti, può cambiare la propria prospettiva verso la vita. Le vite di giovani brillanti e persone che hanno dato un valido contributo alla società, sono delineati nelle loro biografie. Questi lavori danno ai lettori una panoramica della vita di queste persone eminenti, ma fungono anche come "Bibbia di ideali".
La letteratura costituisce una enorme base di informazioni. I lavori di ricerca di inventori famosi e opere letterarie di scienziati di rilievo spesso raccontano storie delle loro scoperte rivoluzionarie e deduzioni. In corso gli sviluppi nei settori della scienza e tecnologia sono documentati in modo che il mondo possa sapere tutto su di loro. Diverse antiche scritture relative a storie di evoluzione umana e racconti della vita umana in quei tempi, sono stati di grande aiuto per l'umanità. Così, la letteratura è sempre servita come autentica fonte di informazioni da tutto il mondo.
È vero, le lingue sono i mattoni della letteratura. Ma lo studio della letteratura non può essere limitato solo allo studio delle lingue. Una laurea in lingue e letterature straniere è utilissima e completa a livello culturale internazionale, è il primo passo per la comprensione dei testi in lingua, ma non può fermarsi al fattore esteriore del testo (cioè la struttura linguistica), deve approfondire anche il contenuto e il contesto storico dell'opera, studiarne la letteratura contemporanea tramite autori contemporanei, i fattori storici e la filosofia di vita di quell'autore e degli altri. Ed è appunto quello che si fa durante i corsi di Lingue e Letterature Straniere, diversi senz'altro dai corsi di Traduttori e Interpreti che mirano essenzialmente allo studio della lingua emarginando al minimo la letteratura e la cultura.
La letteratura è sicuramente molto di più di quel che esprime il suo significante. Essa, infatti, getta le basi per una vita arricchita e aggiunge vita al vivere.
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07 marzo 2009

Il silenzio dei vivi, all’ombra di Auschwitz


Un racconto di morte e resurrezione

Ieri sera in poche ore ho letto tutto d'un fiato il libro autobiografico di Elisa Springer, ebrea di cittadinanza italiana sopravvissuta ad Auschwitz durante la Seconda Guerra Mondiale.

Sintesi

Elisa Springer nasce a Vienna nel 1918 da una famiglia di commercianti ebrei. Con le persecuzioni ebraiche in Austria, Elisa decide di rifugiarsi in Italia, dove si trasferisce nel 1940. Denunciata alle SS da una donna italiana, viene arrestata e deportata ad Auschwitz, "deserto di morte senza speranza". All'età di ventisei anni, Elisa vive le atrocità del regime nazista, cominciando un raccapricciante cammino verso la spersonalizzazione, vittima di un mondo che "stava perdendo il suo io, il suo Dio". Tuttavia la forza fisica e spirituale della donna ne rivelano una capacità di resistenza straordinaria, un bisogno incontenibile di credere ancora nella vita, nonostante il supplizio di quei giorni. Elisa sopravvive e costruisce una nuova vita in Italia. Come molti altri reduci dai campi di sterminio, vive, decide di soffocare il suo dolore nel silenzio: per paura di non essere accettata nasconde sotto un cerotto il marchio tatuato nel campo di Auschwitz sull'avambraccio sinistro. La paura di sentirsi diversa, osservata da chi, non potendo comprendere a pieno il significato di quell'esperienza, rispondeva con scherno e indifferenza, la portano a tacere fino a che Silvio, il figlio di vent'anni, volendo capire il passato della madre, la interroga cercando verità fino ad allora represse. Elisa decide così, all'età di settantotto anni, di parlare "per non dimenticare a quali aberrazioni può condurre l'odio razziale e l'intolleranza, non il rito del ricordo, ma la cultura della memoria". Il racconto dei giorni trascorsi nei lager, redatto in italiano, non solo rende giustizia ai martiri che ne fecero esperienza, non solo permette a Elisa di riacquistare un'identità celata ormai da cinquant'anni, ma parla anche alla coscienza di ogni suo lettore. Inno alla forza della vita, le parole di questa donna non lasciano spazio all'incredulità e all'indifferenza; lucido ricordo di una vita dominata dal silenzio, il libro di Elisa Springer diventa testimonianza di un passato, anche italiano, da non rimuovere.

Considerazioni

Assolutamente bellissimo, da leggere. Ho cominciato a piangere dalle prime righe, fino all'ultima pagina. I momenti più commoventi sono, oltre all'inizio e alla perdita dei cari, verso la fine, quando Elisa deve ricominciare a vivere, quando è libera, quando è sola e ha perso tutti i cari. Il suo stato d'animo, che viene descritto alla perfezione, i suoi sentimenti, e l'umiliazione che l'accompagnerà per tutta la vita, il numero tatuato sul braccio. E l'indifferenza che ha incontrato nel corso della sua vita quando cercava di parlare di quello che le era accaduto da giovane. Il suo messaggio è chiaro: vuole dare testimonianza e far conoscere ai giovani quello che è stato, per non dimenticare. Avrei tanto voluto conoscere di persona questa donna così forte! E pensare che al giorno d'oggi ci sono ancora quelli che sostengono che la Shoah è solo una menzogna, il web ne è pieno di questi siti! Navigando in cerca di foto, ho trovato questo sito a dir poco vomitevole http://www.thule-toscana.com/ e sono rimasta allibita. Non so di chi sia, se tedesco o meno, dovrebbe essere di un toscano razzista. Cerca di giustificare i tedeschi arrampicandosi sugli specchi, praticamente l'olocausto non ci sarebbe mai stato e sarebbe invenzione degli ebrei, il numero di morti sterminati sarebbe di molto inferiore a quello dichiarato (e quindi? È giustificabile?). I documenti storici? Secondo loro molte delle dichiarazioni firmate dagli ufficiali tedeschi appena arrestati, sarebbero state fatte sotto tortura e non attendibili! Bene? Non credo, ma anche se fosse hanno fatto bene a torturarli (gli inglesi) dopo quello che avevano trovato nei campi di sterminio. Non sia mai che un giorno avessero detto di non aver fatto nulla! Ma poi figuriamoci, ci sono i documenti scritti proprio da loro, documeti che hanno cercato invano di eliminare appena dopo la liberazione, le contabilità che portavano, i registi, i denti d'oro cavati agli ebrei, i loro averi, i vestiti, le fotografie, i risultati del perfido, cinico e disumano Dr. Mengele che faceva esperimenti su di loro come animali da laboratoro, ecc, ecc, ecc. Secondo questo sito poi (che mette in prima pagina come un idolo Irma Greese, la nazionalsocialista tedesca arruolatasi volontaria nelle SS, che andava diffondendo terrore tra i prigionieri dei lager con il suo cane lupo feroce e decideva chi far morire, in base al suo stato d'animo!) le camere a gas non si sarebbero mai usate, i bambini non venivano ammazzati e nemmeno i nani (certo che no, venivano usati da Mengele nei suoi esperimenti atroci), i prigionieri avevano hobby, sale recitazioni, teatro, per passatempo (incredibile!!!! Ci sarebbero andati pelle e ossa quando? Se non venivano nemmeno nutriti, lavoravano tutto il giorno in mezzo alle intemperie e frustati, se non ammazzati, e la notte riposavano gli uni sugli altri su lastre di legno piccolissime!). E sempre in questo sito, la cosa che più mi ha lasciata sbigottita è stata l'esaltazione della razza bianca e bionda, che è così perfetta che non dovrebbe mai mischiarsi con le altre razze. Recita "Ama e rispetta il tuo SIMILE!" cioè invita ad amare e rispettare solo i bianchi, popolo perfetto voluto. Mah, non ci sono parole! Che dire? Mi metto nei panni di chi ha vissuto i campi di concentramento, immagino il dolore che provano i figli solo a guardare siti del genere. Deve far male! Non capisco come si possa permettere ad un sito del genere di essere online, è un sito razzista, e va contro la nostra costituzione italiana! Qua non si tratta di libertà di opinione, qui si incita al razzismo!!!

Tutte queste foto sarebbero allora dei falsi dell'epoca?



Baracca dormitorio maschile ad Auschwitz-Birkenau



Auschwitz dormitorio femminile




Entrata del campo di Auschwitz con la scritta "Il lavoro rende liberi"



Irma Greese e Josep Mengele





Bambini vittime del Dr Mengele nei suoi esperimenti sui gemelli


Tutto falso, certo.


Dalle ultime pagine de Il silenzio dei vivi Elisa Springer scrive:

Oggi, dopo cinquant'anni, quelle miserie riaffiorano, alimentate dal farneticante ideologismo di chi foraggia, sostiene, istruisce, strumentalizza e… gabella, i gruppuscoli nazi-fascisti. Aggregandoli politicamente e educandoli all'intolleranza e al razzismo. Dietro questo squallido e camuffato atteggiamento ideologico, si nascondono le insoddisfazioni e le illusioni di chi, suo malgrado, è condizionato a vivere ghettizzato ai margini della società. Della sua irragionevole vita, del suo irreversibile fallimento sociale, non ha colto il senso: è finito, perché non ha capito nulla. I fatti da noi vissuti e i nostri morti sono la sua condanna. Si continua a mettere in dubbio, a negare, che l'uomo comune abbia potuto generare i lager e in essi, cancellati milioni di esser indifesi. Se tutto così tristemente fosse, allora la mia stessa vita, la mia sofferenza e il mio dolore, non sarebbero mai esistiti.
Ma io, Elisa Springer, figlia di Richard e Sidonie, ho conosciuto il tormento della mente e dell'anima, la solitudine della miseria umana, la negazione del sentimento della pietà, il dolore della morte degli affetti più intimi e delle persone più care, la disperazione di essere sola in questo mondo.
Io, Elisa Springer, ho visto Dio. Nel fumo di Birkenau, che alzava al cielo il dolore del mondo, e spargeva sulla terra l'odore acre della sofferenza. Ho visto Dio. […]
Io ho vissuto per non dimenticare quella parte di me, rimasta nei lager, con i miei vent'anni.
Ho vissuto per difendere e raccontare l'odore dei morti che bruciavano nei crematori per difendere la memoria di tutti i miei cari e di tanti innocenti, memoria che oggi si tenta ancora di infrangere.
Ho vissuto per raccontare che le ferite del corpo si rimarginano col tempo, ma quelle dello spirito mai. Le mie sanguinano ancora.

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