La letteratura italiana nasce solo nel XIII sec., in ritardo rispetto ad altre letterature europee, ma con caratteristiche di compiutezza. Il ritardo è dovuto alla forza di conservazione del latino come lingua dotta che ostacola, in Italia, l'affermarsi del volgare come lingua di cultura.
Le origini e il Medioevo
Cavalcanti e Dante Alighieri, i quali imposero il sistema simbolico stilnovista quale modello fondamentale della lirica italiana. Il percorso culturale di Dante si ampliò mirabilmente: dagli esordi stilnovisti della Vita nuova e delle Rime, attraverso il Convivio, il De Vulgari Eloquentia e la Monarchia, egli giunse alla pienezza creativa della Commedia, opera che costituisce una "summa" culturale del Medioevo e il cui alto valore poetico trasformò di fatto il volgare fiorentino nella lingua letteraria italiana. Dopo Dante due altri grandi scrittori resero illustre il sec. XIV: F. Petrarca e G. Boccaccio. Il primo, che aspirava a ottenere la gloria con le opere in latino (specialmente con il poema Africa), conseguì gli esiti poetici più alti nel Canzoniere, in cui rappresentò con raffinata armonia la propria dimensione psicologica rielaborando i simboli dello stilnovo. Il secondo, traendo spunto dalla tradizione novellistica toscana, rappresentata dal Novellino, la esaltò con la propria efficacia narrativa: nacque il Decameron, primo capolavoro della prosa italiana, al cui centro sta la vita intensa e polimorfa del mondo mercantile.
L 'umanesimo e il Rinascimento
volgar lingua sancì la nascita ufficiale della lingua italiana, assumendo come tale quella di Petrarca e di Boccaccio. Oltre a questi autori ebbero rilevanza anche B. Castiglione, noto per Il cortigiano, F. Guicciardini, autore della lucida Storia d'Italia, il commediografo P. Aretino e F. Berni, poeta satirico. A. Beolco scrive commedie in pavano sulla figura del contadino Ruzante, mentre T. Folengo compone in latino maccheronico il fantasioso poema Baldus. Il '500 inoltre si caratterizzò per una crescente tendenza alla definizione normativa dei generi letterari, accogliendo modelli proposti dalla Poetica di Aristotele, soprattutto per il teatro, e rifacendosi a Petrarca nella lirica, In questo quadro emersero anche le poetesse V. Colonna e G. Stampa.
L'età della Contro riforma e il Seicento
Il Settecento
A costoro e alla elaborazione linguistica della prosa scientifica fece riferimento l'esigenza di razionalità che si affermò alla fine del '600; a essa attinse l'Arcadia, fondata nel 1690 da V. Gravina, caratterizzata da uno stile lezioso, ma anche da una certa capacità di indagine psicologica. La figura più rappresentativa fu P. Metastasio, la cui opera teatrale pose il fondamento perla produzione melodrammatica del primo '700. Nella ricerca storica e filosofica invece svolsero una funzione importante A. Muratori e G. B. Vico. Il primo fu il fondatore della moderna storiografia su basi documentarie; il secondo espose nella Scienza nuova (1744) una filosofia della storia destinata ad aver grande peso nella cultura italiana del sec. XIX. Verso la metà del '700 anche in Italia si diffusero le nuove idee illuministiche, a Napoli per opera di A. Genovesi e M. Pagano, a Milano soprattutto attraverso la rivista "Il Caffè", curata dai fratelli Verri, sulle cui pagine C. Beccaria pubblicò il saggio Dei delitti e delle pene. La cultura illuminista trovò un valido esponente in G. Panni, autore del poemetto Il Giorno, satira della nobiltà ottusamente attaccata ai suoi secolari privilegi. Anche il teatro venne investito da un rinnovamento: Goldoni a Venezia riformò la commedia in senso borghese; Alfieri rinvigorì la tragedia portando sulla scena la passione, l'odio per ogni forma di tirannide, il senso della solitudine dell'individuo.
L'Ottocento
Il decadentismo e il Novecento
Intanto in Europa si formò una nuova sensibilità poetica sulle orme di Baudelaire e di Rimbaud, che trovò in Italia interpreti significativi in due poeti che per vie diverse diedero inizio alla poesia del '900: G. Pascoli, che trasformò in pregnante simbolismo le angosce profonde del proprio animo, e G. D'Annunzio, esteta portato all'esibizione, ma anche creatore e interprete del gusto di un vasto pubblico. Nello stesso arco di tempo acquistarono grande importanza la filosofia di B. Croce e la sua concezione estetica della letteratura come valore autonomo, destinata ad avere una grande influenza. All' inizio del nuovo secolo si affermarono anche interessanti movimenti letterari: tale è la poesia crepuscolare, il cui esponente più significativo fu G. Gozzano, e tale è il futurismo, espressione più vistosa di una diffusa esigenza di ripensare la funzione e gli strumenti dell'arte in una società industriale. Questa problematica ricevette una terribile conferma dallo scoppio della prima guerra mondiale: lo comprese subito R. Serra (Esame di coscienza di un letterato, 1915) e ne trassero le conseguenze più coerenti G. Ungaretti, che in Allegria di naufragi (1919) creò un nuovo spazio poetico retto da sottili fili analogici lontani dalla struttura logico-sintattica tradizionale, L. Pirandello, che nei Sei personaggi in cerca d'autore (1921) nega la stessa funzione comunicativa della parola, e Svevo, che nel romanzo La coscienza di Zeno (1923) spezza la continuità del tempo narrativo dando voce sulla pagina alle esigenze dell'inconscio. Notevoli anche gli apporti di narratori come F. Tozzi, G. Borgese e R. Bacchelli e di poeti come D. Campana, C. Rebora, C. Sbarbaro, V. Cardarelli e soprattutto U. Saba, la cui poesia, fatta di parole comuni, seppe scandagliare in profondità l'inquietudine dell'uomo del '900. Lo scontro politico che infiammò gli anni del dopoguerra, cui parteciparono come protagonisti P. Gobetti e A. Gramsci, si concluse con I' instaurarsi del regime fascista. La mancanza di libertà e il prevalere di un nazionalismo autarchico resero difficili i contatti con l'Europa e l'America proprio in annidi intenso rinnovamento culturale. Ma non mancarono interessanti elaborazioni di gruppi o di scrittori singoli: E. Montale pubblicò due raccolte, Ossi di seppia (1925) e Le occasioni (1939), che segnarono la poesia italiana e favorirono la nascita della poetica dell'ermetismo, fondata sulla ricerca della parola pura, cui aderiscono S. Quasimodo, M. Luzi, L. Sinisgalli.
Nell'ambito della prosa i nomi più importanti furono quelli di A. Moravia (Gli indifferenti, 1929) e di C. E. Gadda (La cognizione del dolore, 1941). La tragedia della guerra e la riconquista della libertà ebbero un ampio riscontro nella produzione letteraria: hanno rappresentato 1' epoca del neorealismo E. Vittorini, C. Pavese, C. Levi, V. Pratolini, Elsa Morante. Nella poesia continuò a essere attiva l'influenza di Montale, mentre autori come G. Caproni, S. Penna, V. Sereni, A. Bertolucci, F. Fortini hanno cercato un linguaggio più disteso e adeguato a rappresentare nuove complessità individuali e sociali. Scrittori attenti alle trasformazioni della società e della cultura sono stati il narratore Italo Calvino, lucido sperimentatore di linguaggi e temi, e P. P. Pasolini, poeta dalla vena intensa e problematica. Nel trentennio 1960- 1990 si è assistito a una frantumazione dei modelli letterari: accanto a sperimentalismi estremi, come quello della neoavanguardia, si sono affermati autori volti a un recupero di forme espressive tradizionali, come D. Buzzati, L. Sciascia, Lalla Romano, C. Cassola e G. Bassani e scrittori che hanno ripercorso la via dialettale. La concorrenza con altre forme di comunicazione ha condizionato ampiamente le scelte del pubblico e degli autori; accanto a molti libri di breve respiro si sono imposti al grande pubblico taluni testi di grande successo e con una struttura complessa, come Il nome della rosa (1980) di Umberto Eco. Destano grande interesse le opere di poeti come M. Luzi, O. Raboni, A. Zanzotto, G. Giudici, e di prosatori come G. Manganelli e A. Tabucchi.
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